Cultura & tecnologia

Qualcuno forse (spero) ricorderà che a lezione avevo citato le ricerche di Jennifer Slack, nonché mostrato il suo Culture and technology. Ricorderete anche il discorso che avevo tentato di abbozzare sulla storia dei communication studies, una cui costola si riversò (o si convertì?) alla fine degli anni Ottanta nei (ai) cultural studies. Una delle domande di fondo era: che cosa sta accadendo nell’assetto teorico delle discipline cosiddette ‘umanistiche’? Ebbene pare che questo movimento – o spostamento – verso la problematica culturale delle tecnologie non stia passando inosservato nei paraggi dell’informatica umanistica (o digital humanities). Ovvero non solo archivi e biblioteche, pane e codifica, ma anche etnografia digitale e cultural informatics. A essere pignoli, già Steven Johnson, nel suo bel libro Interface Culture (1997), aveva tentato di porre il problema dei rapporti fra tecnologie informatiche e cultura non nei termini di uno scontro o di una annessione, ma di una dialettica che finiva per annullarne i confini: “This book is an attempt to think about the object-world of technology as though it belonged to the world of culture, as though the two worlds were united. For the truth is, they have been united all along” (p. 1).

Tutto ciò non è sfuggito a una studiosa attenta come Elisabeth Burr, che organizza quest’anno a Lipsia la prima scuola estiva europea “Culture & Technology”. Complimenti al fiuto di Elisabeth e speriamo che questo serva a dare fiducia e idee a tutti coloro che si occupano di informatica e tecnologie – teorici, smanettoni o entrambi – ma da un punto di vista culturale.