Underground semiotics

Una delle prime rappresentazioni dell'oltretomba greco, l'Ade, "ci viene dall'Odissea, in cui Omero descrive il regno dei morti buio e vuoto, popolato da anime che si aggirano tristi fra i grigi campi e i pallidi asfodeli, rimpiangendo la vita e la luce del sole." Qualche settimana fa, aggirandomi per la nostra Ade contemporanea, la metropolitana romana, notavo sconsolato i simboli che appaiono sulle porte dei vagoni. Si tratta di icone, a volte accompagnate da brevi didascalie di testo, che dovrebbero fornire allo sventurato passeggero informazioni e istruzioni di sicurezza  (esempio: "attenti allo scalino", ecc.).

Il supplì nero cade o è sbattuto fuori a calci?

Fig. 1. Il supplì nero cade o è sbattuto fuori a calci?

Per quanto tema affascinante, eviterò di entrare nei dettagli delle origini dell'iconicità metropolitana, evidentemente ricalcata sulle figure dell'Ade greco. Accontentiamoci di osservare la storia narrata da queste immagini. Una storia attualissima. Nella prima (Fig. 1) un supplì nero con le gambe è espulso fra due frecce che pretendono rappresentare il movimento delle porte, ma che in realtà suggeriscono l'angoscia della mancanza di meta del migrante (destra o sinistra purché fuori dalle b.). L'inclinazione del corpo è inequivocabile: il supplì (certo clandestino) dovrebbe inciampare nel 'gap' antistante. Invece no. Una misteriosa forza lo spinge a cadere all'indietro. O trattasi forse dell'intervento del Bravo e Patriottico Cittadino Indignato? Si dirà: ma queste sono letture di parte, calunnie orchestrate dai comunisti. Può darsi. Tuttavia nella Figura 2 abbiamo la seconda ipotesi prevista dal decreto Maroni: quando non espulso a furor di popolo, il supplì esce a gambe levate dal treno e trova ad aspettarlo dei minacciosi uomini in grigio o in bianco: Marinai per l'espatrio? la Finanza? E perché loro sono longilinei e il nero è grasso e goffo? Ovvio: il nero è l'utente-tipo della metropolitana (notare come gli uomini bianchi si tengono a distanza di sicurezza), è irregolare, mangia schifezze caloriche e d'altra parte i vagoni della metro B sono peggio delle carrette del mare.

Fig. 2. Il nero e i grigi

Fig. 2. Il nero e i grigi

Procediamo ora a un rapido confronto con gli adesivi della metro di Madrid.  I simboli spagnoli sono il doppio, quattro anziché due, tre iconici e uno testuale (Fig. 3). Qui la narrazione è completamente diversa. In Spagna le persone sono immacolate,  di sesso misto e con prole al seguito. La successione delle figure, sempre affiancate, suggerisce solidità, serenità, fiducia (notare la mano della bambina protesa verso l'esterno, sebbene prudentemente cerchiata di rosso). Rispetto ai supplì romani gli spagnoli sono longilinei e quando inciampano non rinunciano a un classico paso chaflán, com'è evidente dalla terza figura del ballerino.  Insomma dove noi siamo in fuga, cadiamo, ingrassiamo o espelliamo loro procedono fiduciosi dando la mano al futuro e danzando.

E poi dicono che la semiotica non serve a niente.

Semiotica Zapateriana

Fig. 3. Semiotica Zapateriana