Basi cognitive del berlusconismo

By Domenico Fiormonte

Finalmente è uscito!

C. Castelfranchi / D. Parisi (a cura di)
Basi cognitive del berlusconismo
Il Mulino, 2009, pagg. 156 + ill.

Che cosa c’è alla base del berlusconismo? Si tratta di un comportamento sociale o di eredità bio-culturale? Siamo alle soglie di un stato autoritario o, piuttosto, mentale?
In questo agile pamphlet di politica cognitiva, a metà fra provocazione intellettuale e rigorosa analisi scientifica, i massimi esperti italiani di Scienze Cognitive, Filosofia della Scienza e Intelligenza Artificiale indagano in profondità il più sfuggente fenomeno socio-politico dei nostri tempi. Fornendo tutte le risposte che il centrosinistra non è riuscito a dare.

coverberlusk8

Dall’introduzione

Berlusconi, lo scimpanzé e la teoria delle mente

[...] “C’è poi un’altra componente presente nel cervello dello scimpanzé, che può essere considerata ancora più significativa di una forma di comunicazione o della capacità di usare oggetti materiali. Mi riferisco a quel fenomeno che gli psicologi chiamano ‘presenza di una teoria della mente’, e che consiste nel sapere che un altro individuo ha credenze e desideri decisamente diversi dai propri. Tale fenomeno si traduce spesso in un comportamento mirato a cambiare le credenze di un altro individuo o ad assicurarsi che le sue credenze rimangano scorrette rispetto allo stato delle cose. [...] Ricordiamo il caso di uno scimpanzé maschio giovane che riesce a ingannare il maschio dominante del gruppo facendogli credere di essere semplicemente seduto dietro a un masso, mentre in realtà sta copulando con una femmina. Questo comportamento dimostra che il maschio giovane è consapevole del fatto che il maschio dominante ha un’ ‘idea di mondo’ diversa dalla propria, e vuole assicurarsi che quello non la cambi.” L’opinione pubblica italiana si trova oggi nella stessa situazione del povero scimpanzé ingannato? Il popolo ‘sovrano’ beffato dall’abile simulatore? Di una cosa sola siamo abbastanza certi: sappiamo chi sia la signora dietro il masso. [...]

Indice dei contributi

A. Clark, “Meccanismi di controllo del Sistema Onnisciente Isolato” (Guest paper)

R. Cordeschi / G. Tamburrini, “Il parlamento come macchina per eseguire compiti”

O. Stock, “Possono gli Schifani pensare?”

C. Castelfranchi, “Performatività di Agenti Intelligenti in Reti Neurali Antiglobali”

D. Marconi, “Il linguaggio privato di Mediaset”

E. Boncinelli, “Lo sviluppo del cervello nei centristi: evidenze sperimentali”

Giuseppe O. Longo, “Teoria dell’Informazione Unica”

S. Tagliagambe, “Specificità biologica, immunità giudiziaria: sfida all’eliminativismo”

M. Frixione, “Il connessionismo siciliano”

S. Gozzano, “Dominio fisico e dominio mentale. Il caso Noemi-gate”

E. Pessa, “Ingegneria Incostituzionale e P2 Programming

L. Pagliarini, “Algoritmi Tremontiani per funzioni olistiche”

Dalla postfazione di Paolo Rossi

B&B o il ‘primato del fare’

[...] Da più parti si concorda nel dire che Aristotele e i Greci sarebbero all’origine della scissione fra una conoscenza volta alla pratica e all’uso, immersa negli oggetti materiali e sensibili, e una conoscenza razionale volta alla ricerca della verità. Alla demolizione di questa visione del mondo contribuirono gli scienziati e filosofi del XV-XVII secolo, ed innanzitutto Francesco Bacone. Suo è l’ideale di una scienza come potenza e come opera volta a modificare l’ambiente naturale e la vita dell’uomo, la definizione dell’uomo come “ministro e interprete della natura” che viene sostituita alla veneranda definizione dell’uomo “animale ragionevole”. [...] Può questo ideale essere applicato o addirittura ispirare, come vorrebbe lo pseudo-liberismo corrente, l’ideologia berlusconiana? Dobbiamo accettare che il “primato delle opere” venga contrabbandato con le “Grandi Opere”? E’ questa la rivincita dei vili mechanici, lo spicciolo “ghé pensi mì” meneghino? Purtroppo per noi, non è nemmeno così.
Bacone, nel difendere il lavoro manuale, gli strumenti e le invenzioni (insomma criticando la vita contemplativa ed esaltando quella attiva) si scagliava contro i poteri dell’epoca. La sua insistenza sugli aspetti organizzativi e istituzionali della scienza, i suoi progetti diretti alla creazione di biblioteche, giardini botanici, laboratori, alla riforma delle università, la sua convinzione della necessità di un interessamento del potere politico alla riforma della cultura nascevano dalla convinzione che la scienza – per usare il suo immaginoso linguaggio di elisabettiano – non si identificava “né con un letto per riposare, né con un portico per passeggiare, né con una torre d’avorio, né con un mercato”. Il messaggio non potrebbe essere più chiaro.

Il berlusconismo sostituisce al disprezzo per il lavoro manuale il disprezzo per il lavoro intellettuale. Non crediamo che il Verulamio avrebbe gradito l’assalto regio alle istituzioni della formazione e della ricerca, che egli voleva assolutamente indipendente dal potere politico. La realtà è che dietro la rivincita della vita attiva, dietro l’esaltazione del “fare”, scorgiamo più il vitalismo-nichilismo futurista che la razionalità del fondatore del pensiero scientifico moderno. Ora, quali conseguenze e quali frutti portò quell’esperienza (che pure fu un movimento culturale) lo sappiamo bene. Il progetto berlusconiano – se esiste – è un progetto profondamente antimoderno [...]

One Response to “Basi cognitive del berlusconismo”

  1. Paolo

    Da comprare SUBITO, ma sul sito del Mulino o IBS ancora non lo promuovono: sarà censura che dal Tg1 e dal Tg5 si estende al web? E poi serve un immediato aggiornamento con un saggio tipo: “La scopa del sistema: una mappa da Palazzo Grazioli a Villa Certosa”.

    #183

Leave a Reply

You must be logged in to post a comment.