<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Forme e generi della testualità digitale &#187; Letture</title>
	<atom:link href="http://testodigitale.infolet.it/category/letture/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://testodigitale.infolet.it</link>
	<description>Weblog del corso "Forme e generi della testualità digitale", a.a. 2008-09, Laurea magistrale in "Informazione, Editoria, Giornalismo", Università Roma Tre</description>
	<lastBuildDate>Sat, 24 Oct 2009 01:14:21 +0000</lastBuildDate>
	<language>en</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>http://wordpress.org/?v=3.2.1</generator>
		<item>
		<title>Informazione faziosa e riscrittura della storia</title>
		<link>http://testodigitale.infolet.it/2009/04/08/informazione-faziosa-e-riscrittura-della-storia/</link>
		<comments>http://testodigitale.infolet.it/2009/04/08/informazione-faziosa-e-riscrittura-della-storia/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 08 Apr 2009 00:46:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Domenico Fiormonte</dc:creator>
				<category><![CDATA[L'informazione alternativa]]></category>
		<category><![CDATA[Letture]]></category>
		<category><![CDATA[Antico Testamento]]></category>
		<category><![CDATA[Bibbia]]></category>
		<category><![CDATA[filologia]]></category>
		<category><![CDATA[Israele]]></category>
		<category><![CDATA[Mario Liverani]]></category>
		<category><![CDATA[Palestina]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://testodigitale.infolet.it/?p=111</guid>
		<description><![CDATA[&#8220;Il manifesto&#8221; di mercoledì 1 aprile pubblicava un interessante articolo (p.  11) dell&#8217;israeliano Ury Avnery sul nuovo governo d&#8217;Israele. Non è mia intenzione occuparmi di politica orientale (mi manca solo questo), tuttavia ho fatto alcune ricerche e scoperto un paio di siti di informazione alternativa che voglio segnalarvi. Ovviamente si tratta di siti di parte, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ilmanifesto.it/" target="_blank"> &#8220;Il manifesto&#8221;</a> di mercoledì 1 aprile pubblicava un interessante articolo (p.  11) dell&#8217;israeliano Ury Avnery sul nuovo governo d&#8217;Israele. Non è mia intenzione occuparmi di politica orientale (mi manca solo questo), tuttavia ho fatto alcune ricerche e scoperto un paio di siti di informazione alternativa che voglio segnalarvi. Ovviamente si tratta di siti <em>di parte</em>, ma non per questo meno utili. Al contrario di molti, non penso che il problema dell&#8217;informazione sia la <em>faziosità</em>, ma la <em>manipolazione</em> dei fatti e delle notizie. Voglio dire che dalla faziosità è molto più semplice difendersi che dalla paludata neutralità di molte autorevoli testate. Come ricorderà chi ha studiato la pragmatica, le sabbie mobili iniziano nella dimensione della presupposizione e non dell&#8217;esplicito. Per questo vi invito (se ve la cavate con l&#8217;inglese) a dare un&#8217;occhiata a:<br />
1) <a href="http://angryarab.blogspot.com/" target="_blank">The Angry Arab News Service</a>, blog di As&#8217;ad AbuKhalil, docente alla California State University, che raccoglie notizie politiche e culturali sul mondo arabo;<br />
2) Il blog del citato <a href="http://www.avnery-news.co.il/english/" target="_blank">Ury Avnery</a>, vecchio (anche in senso letterale) pacifista israeliano e il collegato <a href="http://www.alternativenews.org/">http://www.alternativenews.org/</a>. Entrambi i siti offrono punti di vista assai poco comuni sul conflitto israeliano-palestinese.<br />
3) Un&#8217;amica giustamente mi invita a completare il quadro con un sito italiano altrettanto &#8216;alternativo&#8217; ma stavolta decisamente filo-israeliano: <a href="http://www.informazionecorretta.it/">http://www.informazionecorretta.it/</a>. </p>
<p>Infine, per un modo innovativo di fare informazione che sfrutti appieno le possibilità del web, si veda  <em><a href="http://www.csmonitor.com/patchworknation/">patchwork nation</a></em>, un sito del Christian Science Monitor dedicato alla campagna per le elezioni presidenziali USA. </p>
<div id="attachment_129" class="wp-caption alignleft" style="width: 204px"><a href="http://testodigitale.infolet.it/files/2009/04/liverani.jpeg"><img class="size-medium wp-image-129" src="http://testodigitale.infolet.it/files/2009/04/liverani-194x300.jpg" alt="liverani" width="194" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Mario Liverani, Antico Oriente, Laterza, 2005</p></div>
<p>La seconda riflessione scaturita dall&#8217;articolo di Avnery è legata alla dimensione testuale, in particolare alla trasmissione della memoria culturale. La mia riflessione partiva da questa citazione:</p>
<blockquote><p>&#8220;[...] La soluzione è scritta nella Bibbia (Proverbi 24:6): «Ché la guerra si fa con calcoli meditati». (Nella versione di re Giacomo, la parola ebraica Takhbulot è tradotta con «consiglio saggio». In ebraico moderno essa significa inganni, sotterfugi, stratagemmi &#8211; ed è questo il modo in cui la intendono oggi tutti coloro che parlano l&#8217;ebraico).&#8221;</p></blockquote>
<p>Non è certo la prima volta che una parola, nel corso della storia, cambi o si arricchisca di significati nuovi.  Tuttavia il caso dell&#8217;ebraico mi ha fatto venire in mente qualcosa di ben più sostanzioso. Ne abbiamo accennato in aula: come si trasmettono i testi? La filologia si è occupata storicamente di mettere a punto gli strumenti metodologici per una corretta conservazione e trasmissione dei testi. Ma che cosa accade quando un determinato &#8220;interesse&#8221; &#8211; religioso, politico, culturale &#8211; prende il sopravvento sulla normale (?) tramissione del documento storico? Quali sono gli <em>agenti</em> che operano sul testo e in che modo ne condizionano tempi e modalità di riproduzione?</p>
<p>Mario Liverani, nel suo monumentale <em>Antico Oriente. Storia, società, economia</em> (Roma-Bari, Laterza, 2005), sintetizza la nota (si fa per dire) questione della &#8220;composizione&#8221; dell&#8217;Antico Testamento. Si tratta di una vicenda assai complessa che riassumerò qui per sommi capi (lo stesso Liverani la narra in modo esteso in <a href="http://www.laterza.it/schedalibro.asp?isbn=9788842070603" target="_blank"><em>Oltre la Bibbia</em></a>). In sostanza, in seguito alle invasioni assiro-babilonesi del Regno di Israele (VIII-VI sec. A. C.), avvengono successive ondate di deportazioni delle <em>élites</em> giudee nei territori dei conquistatori:</p>
<blockquote><p>&#8220;Nabucodonosor espugna Gerusalemme una prima volta, riducendola alla condizione di regno vassallo (597), e poi una seconda volta ponendo fino all&#8217;autonomia locale (586). [...] E mentre i deportati in altre zone assire venivano fusi (anche forzosamente) alle popolazioni locali, gli esuli giudei in Babilonia mantennero maggiore coesione e individualità.&#8221; (Liverani, <em>cit</em>., pp. 680-681)</p></blockquote>
<p>Dunque assistiamo a un doppio movimento di popolazioni, deportati in arrivo, che &#8220;portarono le loro divinità e le loro costumanze&#8221; in Palestina (p. 682) ed élites palatine o templari che cercano di perpetuare nell&#8217;esilio babilonese &#8220;la purezza della loro lingua, delle loro costumanze, della loro religione, per difendersi dall&#8217;assimilazione&#8221; (p. 682). Ivi compresi i testi sacri. A questo punto però avviene qualcosa di singolare, ovvero gli esiliati tornando nella loro terra notano che le antiche tradizioni sono scomparse o si sono corrotte, insomma non la  &#8220;riconoscono&#8221; e cominciano a considerarsi, in quanto scampati al disastro nazionale, gli unici eredi legittimi. Essi &#8220;restaurano tempio e legge, vietano matrimoni misti e sincretismo religioso, considerano illegittima la presenza sul territorio di coloro che non fanno parte della comunità religiosa yahwistica [...]&#8221; (p. 687). E&#8217; a partire da questo momento che inizia quella che Liverani chiama la &#8220;rifondazione storiogafica&#8221;, ovvero l&#8217;operazione di riscrittura della storia di Israele in chiave nazional-religiosa:</p>
<blockquote><p>&#8220;Ricollocando alle epoche di redazione i singoli interventi testuali che assommati insieme costituiscono l&#8217;Antico Testamento, ci si accorge che la maggior parte di essi si colloca [...] in epoca post-esilica (dunque in età achemenide ed ellenistica) &#8211; e in misura minore proprio ai limiti estremi di essa, in età esilica. Certamente il complesso dell&#8217;Antico Testamento è da valutarsi e da apprezzarsi più nella prospettiva del secondo tempio che non del primo, più nel quadro del ritorno dall&#8217;esilio che non della formazione e dello sviluppo del regno di Israele, e costituisce un caso colossale di ripensamento della storia passata, e di una sua riscrittura, in funzione del presente (un presente assai posteriore alla storia narrata).&#8221;  (Liverani, <em>cit</em>., p. 690).</p></blockquote>
<p>Siamo insomma di fronte a un altro caso in cui l&#8217;identità del testo è funzione del suo contesto culturale (religioso in questo caso). Solo la teologia potrà giustificare e sostenere per secoli la stabilità di un testo che praticamente non è mai esistito nella forma in cui lo abbiamo letto fino a oggi. Più di due millenni prima di Google assistiamo a un episodio di manipolazione retroattiva delle forme di (auto)rappresentazione della realtà &#8211; i testi &#8211; che avrà conseguenze profonde nella storia dell&#8217;Occidente.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://testodigitale.infolet.it/2009/04/08/informazione-faziosa-e-riscrittura-della-storia/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Ultime letture: Innis, McLuhan, Morin, cyberpunk</title>
		<link>http://testodigitale.infolet.it/2009/03/24/ultime-letture-innis-mcluhan-morin-e-i-cyberpunk/</link>
		<comments>http://testodigitale.infolet.it/2009/03/24/ultime-letture-innis-mcluhan-morin-e-i-cyberpunk/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 24 Mar 2009 16:28:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Domenico Fiormonte</dc:creator>
				<category><![CDATA[Letture]]></category>
		<category><![CDATA[Communication Studies]]></category>
		<category><![CDATA[cultura umanistica]]></category>
		<category><![CDATA[Digital Humanities]]></category>
		<category><![CDATA[Havelock]]></category>
		<category><![CDATA[Innis]]></category>
		<category><![CDATA[McLuhan]]></category>
		<category><![CDATA[Morin]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://testodigitale.infolet.it/?p=38</guid>
		<description><![CDATA[Con le ultime tre letture entriamo ormai nella fase &#8220;calda&#8221; e conclusiva della nostra breve incursione negli studi fondativi della comunicazione. Alla fine mi sono lasciato corrompere e ho deciso di scandire anche un capitolo di McLuhan tratto da un testo che alcuni di voi conoscono: Understanding Media (trad. it. Gli strumenti del comunicare). Tutte [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Con le ultime tre letture entriamo ormai nella fase &#8220;calda&#8221; e conclusiva della nostra breve incursione negli studi fondativi della comunicazione. Alla fine mi sono lasciato corrompere e ho deciso di scandire anche un capitolo di McLuhan tratto da un testo che alcuni di voi conoscono: <em>Understanding Media</em> (trad. it. <em>Gli strumenti del comunicare</em>). Tutte le letture sono estratte dall&#8217;eccellente antologia curata da Andrea Miconi, <em>Introduzione alle mediologia</em>, Roma, Luca Sossella, 2000.</p>
<p>Visto che presto dovremo dedicarci interamente alla parte pratica, dopo Ong possiamo prenderci una pausa di una settimana (quella dal 23 al 29 marzo) e sintetizzare queste ultime letture (per altro di argomento omogeneo) in un ultimo e &#8220;pirotecnico&#8221; post da pubblicare entro mercoledì 8 aprile.</p>
<p>Di Innis (file <a href="http://testodigitale.infolet.it/files/2009/03/innis1951.pdf"><strong>1</strong></a>, <a href="http://testodigitale.infolet.it/files/2009/03/innis_pagina_mancante.pdf"><strong>1b</strong></a>) e McLuhan (file <a href="http://testodigitale.infolet.it/files/2009/03/mcluhan1964_100-113.pdf"><strong>1</strong></a> e <a href="http://testodigitale.infolet.it/files/2009/03/mcluhan1964_108-9_114-125.pdf"><strong>2</strong></a>) abbiamo parlato e dunque non mi dilungo, mentre Morin (da leggere per ultimo, file <a href="http://testodigitale.infolet.it/files/2009/03/morin_1962.pdf"><strong>3</strong></a>) merita un discorso a parte. Questo poliedrico filosofo e sociologo francese, autore di moltissime ricerche in vari settori, rappresenta un necessario corollario a Innis e McLuhan, portando alle logiche conseguenze alcune delle loro intuizioni. Innanzitutto egli è fra i primi a parlare in termini non apocalittici di una crisi della &#8220;cultura alta&#8221;, cosi&#8217; come aveva fatto McLuhan ipotizzando la &#8220;fine&#8221; della letteratura (vedi lettera a Innis); solo che Morin estende questa crisi a tutta la cultura umanistica e in genere alla figura dell&#8217;intellettuale (qui s&#8217;intravedono echi di Nietzsche, Heidegger e Husserl, ma tralasciamo). Insomma con lui entriamo direttamente nel cuore del dilemma contemporaneo: continuare a celebrare il funerale della cultura &#8220;alta&#8221; e dell&#8217;intellighentsia a essa collegata (nonché della scuola, dell&#8217;università, ecc. ecc.), oppure ricercare una nuova sintesi che non escluda la cultura di massa? Morin ovviamente propende per questa seconda ipotesi, mettendo metaforicamente sul piatto la propria testa: &#8220;In quanto intellettuale alle prese col problema della cultura, è in discussione innanzi tutto il mio concetto di cultura&#8221; (p. 136). Personalmente mi sento di sottoscrivere in pieno questa frase. Ed è cio&#8217; che mi sforzo di fare anche qui e ora, in questo corso.</p>
<p>Insomma, Morin è l&#8217;anticamera francese dei Cultural Studies (= CS), ovvero di uno studio dei processi e dei prodotti culturali considerati nel loro contesto linguistico, sociale, economico, geopolitico. Come vedete a un certo punto della storia si profila un&#8217;ampia convergenza fra linguisti, antropologi, sociologi, filologi, filosofi, ecc. sull&#8217;idea che studiare una cultura vuol dire studiare gli strumenti, materiali o immateriali, astratti e concreti, attraverso i quali essa produce, comunica e rappresenta sé stessa. La nascita dei CS è figlia di quella crisi di cui parla Morin e al tempo stesso è lo sforzo estremo che le più avanzate frange della cultura umanistica tentano per salvarsi e non soccombere alla globalizzazione. E&#8217; troppo presto per dire se questo tentativo avrà successo, ma come vedremo più avanti anche le <em>Digital Humanities</em> rientrano in questo progetto, che è quello non solo di un rilancio, ma di una vera e propria &#8220;rifondazione&#8221; delle discipline umanistiche.</p>
<p>Ho aggiunto a questo <em>golden lot</em>, come promesso, alcune pagine tratte dal migliore (e unico) saggio bibliografico sulla storia dei communication studies scritto in Italia: M. Sanfilippo/ V. Matera / <em>Da Omero ai Cyberpunk</em>, Castelvecchi, Roma, 1995 (file <a href="http://testodigitale.infolet.it/files/2009/03/matera_sanfilippo95_13-29.pdf"><strong>4</strong></a>). Su questo testo non dovete scrivere obbligatoriamente un post, ma leggetelo perché è estremamente utile per orientarvi (sono poche pagine), oltre al fatto che fornisce il profilo di un importante autore di cui non abbiamo fatto in tempo a parlare, Eric Havelock.</p>
<p>[A proposito, pur essendomi dimostrato un pessimo venditore, mi corre l'obbligo di ricordarvi che tutte queste cose le trovate sviscerate nella prima parte di <a href="http://www.bollatiboringhieri.it/scheda.php?codice=9788833957135" target="_blank"><em>Scrittura e filologia nell'era digitale</em></a> . Ci ho messo dieci anni per scriverlo e non sarebbe facile (né sano) riassumerlo in 72 ore…]</p>
<p>p.s. Nelle pagine di <em>Da Omero ai Cyberpunk</em> noterete qualche nota autografa che non ho avuto cuore di cancellare. Perdonate l&#8217;amarcord, ma questo libricino di 130 pagine fu per me fondamentale perché mi fornì, proprio a ridosso della partenza per gli Stati Uniti, una &#8220;mappa&#8221; per orientarmi nella selva interdisciplinare della comunicazione e allo stesso tempo mi confermò di essere sulla strada giusta per la mia tesi. Vi auguro di essere altrettanto fortunati e<br />
di incontrare anche voi un libro-bussola che vi accompagni e orienti lungo le vostre ricerche.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://testodigitale.infolet.it/2009/03/24/ultime-letture-innis-mcluhan-morin-e-i-cyberpunk/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>23</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Terza lettura: Walter Ong</title>
		<link>http://testodigitale.infolet.it/2009/03/24/terza-lettura-walter-ong/</link>
		<comments>http://testodigitale.infolet.it/2009/03/24/terza-lettura-walter-ong/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 24 Mar 2009 16:02:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Domenico Fiormonte</dc:creator>
				<category><![CDATA[Letture]]></category>
		<category><![CDATA[literacy]]></category>
		<category><![CDATA[McLuhan]]></category>
		<category><![CDATA[Ong]]></category>
		<category><![CDATA[oralità]]></category>
		<category><![CDATA[scrittura]]></category>
		<category><![CDATA[tecnologia della scrittura]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://testodigitale.infolet.it/?p=31</guid>
		<description><![CDATA[La terza lettura è tratta dal libro di Walter Ong, Oralità e scrittura, Il Mulino, 1986 (ed. or. Orality and Literacy: The Technologizing of the Word, 1982). Walter Ong nasce come docente di letteratura inglese, ma probabilmente è uno dei maggiori storici della cultura di fine Novecento. Fu collega e collaboratore di Marshall McLuhan a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La terza lettura è tratta dal libro di Walter Ong, <em>Oralità e scrittura</em>, Il Mulino, 1986 (ed. or. <em>Orality and Literacy: The Technologizing of the Word</em>, 1982). Walter Ong nasce come docente di letteratura inglese, ma probabilmente è uno dei maggiori storici della cultura di fine Novecento. Fu collega e collaboratore di Marshall McLuhan a Toronto e fra i due ci fu un frequente scambio, tanto che si è spesso parlato di influenze mutue. Insieme al grecista Eric Havelock e ad Harold Adams Innis (che presenterò più avanti) i quattro formano l&#8217;embrione della cosiddetta &#8220;scuola di Toronto&#8221; che è alla base della nascita dei Communication Studies in USA. Tuttavia, rispetto a McLuhan, Ong nei suoi studi appare più rigoroso e più chiaro. Esiste un splendido sito a lui dedicato che contiene numerosi inediti: http://libraries.slu.edu/sc/ong/</p>
<p>Le pagine che vi propongo [file <a href="http://testodigitale.infolet.it/files/2009/03/ong82_119-127.pdf"><strong>1</strong></a> e <a href="http://testodigitale.infolet.it/files/2009/03/ong82_139-155.pdf"><strong>2</strong></a>], rispetto ad Arsuaga e Goody, entrano nel vivo della nostra discussione: il rapporto fra parola e tecnologia, l&#8217;apparire di nuove forme di conoscenza (es. il libro) e di conseguenza di nuovi stili cognitivi. Pur essendo stato scritto nel 1982 il libro pone già alcuni importanti interrogativi sullo scenario informatico.</p>
<p>Alcune schiette affermazioni di Ong negli anni successivi sono diventate, come è accaduto per McLuhan negli anni Sessanta, degli slogan. Per esempio la frase che leggiamo nella prima pagina: &#8220;la scrittura ha trasformato la mente umana&#8221;. Tuttavia Ong è più circostanziato e più cauto dei suoi epigoni e soprattutto analizza e interpreta in modo originale una grande quantità di dati. Lettura sempre affascinante e coinvolgente, <em>Oralità e scrittura</em> rimane ancora<br />
oggi uno dei &#8216;must-read&#8217; di ogni studioso di comunicazione.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://testodigitale.infolet.it/2009/03/24/terza-lettura-walter-ong/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>20</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Seconda lettura: Jack Goody</title>
		<link>http://testodigitale.infolet.it/2009/03/24/seconda-lettura-jack-goody/</link>
		<comments>http://testodigitale.infolet.it/2009/03/24/seconda-lettura-jack-goody/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 24 Mar 2009 15:51:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Domenico Fiormonte</dc:creator>
				<category><![CDATA[Letture]]></category>
		<category><![CDATA[antropologia]]></category>
		<category><![CDATA[Goody]]></category>
		<category><![CDATA[interfaccia]]></category>
		<category><![CDATA[logica della scrittura]]></category>
		<category><![CDATA[nuovi media]]></category>
		<category><![CDATA[Omero]]></category>
		<category><![CDATA[oralità]]></category>
		<category><![CDATA[poesia orale]]></category>
		<category><![CDATA[scrittura]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://testodigitale.infolet.it/?p=24</guid>
		<description><![CDATA[Jack Goody è uno dei più grandi antropologi viventi. Insieme agli studi di Eric Havelock e Walter Ong, il lavoro di Goody costituisce il terzo pilastro fondamentale degli studi sul ruolo della scrittura nella società. Esistono naturalmente molti altri autori importanti che hanno studiato la storia e l&#8217;evoluzione della scrittura e della sua influenza, ma [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Jack_Goody" target="_blank">Jack Goody</a> è uno dei più grandi antropologi viventi. Insieme agli studi di Eric<br />
Havelock e Walter Ong, il lavoro di Goody costituisce il terzo pilastro<br />
fondamentale degli studi sul ruolo della scrittura nella società. Esistono<br />
naturalmente molti altri autori importanti che hanno studiato la storia e<br />
l&#8217;evoluzione della scrittura e della sua influenza, ma è dagli autori citati<br />
(oltre al solito McLuhan) che, consapevolmente o meno, originano molti degli<br />
approcci teorici che imperversano nello scenario sociologico dei nuovi media. Io<br />
stesso ho scelto l&#8217;argomento della mia tesi di laurea sulla scrittura<br />
elettronica, nel 1992, grazie all&#8217;incontro con Goody &amp; c., ma noto che gran<br />
parte della letteratura sociologica odierna tende a dimenticarli.</p>
<p>Tra la fine degli anni &#8217;70 e la metà degli anni &#8217;80 Goody pubblicò alcuni dei<br />
lavori più importanti sul ruolo della scrittura nelle società, operando<br />
importanti e decisivi confronti fra società orali e semi-alfabetizzate in Africa<br />
e in altri paesi non-occidentali. Ne cito tre fra quelli tradotti in Italia:<br />
<em>L&#8217;addomesticamento del pensiero selvaggio</em> (ed. or. 1977); <em>La logica della<br />
scrittura e l&#8217;organizzazione della società</em> (ed. or. 1986); <em>Il suono e i<br />
segni</em>, Milano, Il Saggiatore, 1989 (ed. or. <em>The interface between the oral and<br />
the written</em>, 1987). Ed è da quest&#8217;ultimo, uno di quelli meno noti in Italia, che<br />
ho deciso di attingere per la terza lettura.</p>
<p>Nel capitolo che vi propongo (file <a href="http://testodigitale.infolet.it/files/2009/03/goody87_89-107.pdf">1</a> e <a href="http://testodigitale.infolet.it/files/2009/03/goody87_108-119.pdf">2</a>) Goody affronta lo spinoso tema della poesia orale,<br />
analizzando la tradizione africana e mettendola a confronto con le ipotesi<br />
sull&#8217;oralità dei poemi omerici. Pur non nascondendo tutti i limiti e i pericoli<br />
della ricerca sul campo, Goody riesce a fare piazza pulita di una serie di<br />
luoghi comuni su come storicamente noi occidentali ci siamo rappresentati e<br />
raffigurati l&#8217;oralità e il suo rapporto con le altre forme di comunicazione. Una<br />
lettura non facile, ma salutare, che ci spinge anche a riflettere su come venga<br />
spesso percepito in modo superficiale il rapporto fra oralità e scrittura nei<br />
nuovi media. Molte delle sue riflessioni inoltre ci torneranno utili quando<br />
affronteremo la pratica e la teoria del documento digitale, sia nei suoi aspetti<br />
tecnici &#8220;interni&#8221; sia negli aspetti linguistico-testuali &#8220;esterni&#8221;.</p>
<p>Di questo volume (se riuscite a trovarlo) vi consiglio anche la lettura<br />
dell&#8217;ultimo capitolo, &#8220;Linguaggio e scrittura&#8221;. All&#8217;inizio pensavo di proporvi<br />
questo capitolo conclusivo, ma poi ho pensato che più che di conclusioni in<br />
questa fase del corso (e della vostra formazione) era più utile provocarvi con<br />
qualcosa di più dichiaratamente &#8220;antropologico&#8221; che sociologico.</p>
<p>Buona lettura</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://testodigitale.infolet.it/2009/03/24/seconda-lettura-jack-goody/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>19</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Prima lettura: Juan L. Arsuaga</title>
		<link>http://testodigitale.infolet.it/2009/03/23/prima-lettura-juan-l-arsuaga/</link>
		<comments>http://testodigitale.infolet.it/2009/03/23/prima-lettura-juan-l-arsuaga/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 23 Mar 2009 18:03:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Domenico Fiormonte</dc:creator>
				<category><![CDATA[Letture]]></category>
		<category><![CDATA[Arsuaga]]></category>
		<category><![CDATA[capacità cognitive]]></category>
		<category><![CDATA[Homo Sapiens]]></category>
		<category><![CDATA[interazione sociale]]></category>
		<category><![CDATA[linguaggio e pensiero]]></category>
		<category><![CDATA[Neandertal]]></category>
		<category><![CDATA[paleoantropologia]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://testodigitale.infolet.it/?p=5</guid>
		<description><![CDATA[Le prime pagine che vi propongo sono tratte dal bel libro del paleoantropologo spagnolo Juan Luis Arsuaga, &#8220;I primi pensatori&#8221;, Milano, Feltrinelli, 1999. Il volume riporta e discute dati e scoperte recenti sull&#8217;evoluzione dell&#8217;uomo, in particolare il rapporto fra la diffusione dell&#8217;homo sapiens e la scomparsa dei neandertaliani. Vi domanderete che cosa c&#8217;entra con il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Le prime pagine che vi propongo sono tratte dal bel libro del paleoantropologo spagnolo Juan Luis<br />
Arsuaga, &#8220;I primi pensatori&#8221;, Milano, Feltrinelli, 1999. Il volume riporta e discute dati e scoperte recenti sull&#8217;evoluzione dell&#8217;uomo, in particolare il rapporto fra la diffusione dell&#8217;homo sapiens e la scomparsa dei neandertaliani. Vi domanderete che cosa c&#8217;entra con il testo digitale la paleoantropologia&#8230;</p>
<p>Bè questo lo scoprirete (spero) leggendo! Arsuaga concentra la sua attenzione sull&#8217;emergere della coscienza e sulla creazione-nascita dei linguaggi simbolici. Ciò che è più interessante per uno studioso di comunicazione sono le affascinanti ipotesi dell&#8217;autore su come le capacità cognitive degli ominidi e dei loro successori si leghino alla comparsa di strumenti &#8216;tecnici&#8217; e soprattutto all&#8217;interazione sociale.</p>
<p>I file (PDF) di Arsuaga sono tre (<a href="http://testodigitale.infolet.it/files/2009/03/arsuaga99_40-45_194-95.pdf">1</a>, <a href="http://testodigitale.infolet.it/files/2009/03/arsuaga99_196-204.pdf">2</a>, <a href="http://testodigitale.infolet.it/files/2009/03/arsuaga99_241-247.pdf">3</a>) ma le pagine non sono molte, tranquill*. Ho dovuto spezzarli per non caricare documenti troppo pesanti. Ogni settimana inserirò una nuova lettura <em>[ora archiviate nel blog sotto diverse categorie, n.d.a.]</em>, fornendo, come in questo caso, una breve presentazione e alcuni spunti per iniziare la riflessione. Appena sarà ultimato il nostro blog &#8216;ufficiale&#8217; ciascun* di voi dovrà pubblicare un commento sulla lettura settimanale. Per ora potete farlo qui. In aula poi, durante la prima ora della lezione successiva, cercheremo di tirare le somme della discussione, analizzando insieme il testo e fornendo ulteriori indicazioni di approfondimento.</p>
<p>Buon lavoro!</p>
<p>Domenico Fiormonte<br />
p.s. Arsuaga potrebbe essere messo a confronto con due interventi: 1)<br />
un&#8217;intervista a Gino Roncaglia (vedi link sotto). Che cosa vi viene in mente leggendo i due testi?<br />
<a href="http://www.facebook.com/photo.php?pid=339201&amp;view=album&amp;id=1250898168&amp;ref=nf#/note.php?note_id=67618030751">http://www.facebook.com/photo.php?pid=339201&amp;view=album&amp;id=1250898168&amp;ref=nf#/no<br />
te.php?note_id=67618030751</a><br />
2) Il &#8220;prologo amaro&#8221; riportato da un vostro collega:<br />
<a href="http://andreapergola.pbwiki.com/Prologo+Amaro">http://andreapergola.pbwiki.com/Prologo+Amaro</a></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://testodigitale.infolet.it/2009/03/23/prima-lettura-juan-l-arsuaga/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>21</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>

