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	<title>Forme e generi della testualità digitale</title>
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	<description>Weblog del corso "Forme e generi della testualità digitale", a.a. 2008-09, Laurea magistrale in "Informazione, Editoria, Giornalismo", Università Roma Tre</description>
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		<title>Elaborati finali del corso 2008-09</title>
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		<pubDate>Sat, 03 Oct 2009 00:59:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Domenico Fiormonte</dc:creator>
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		<category><![CDATA[giornalismo partecipativo]]></category>
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		<description><![CDATA[Il corso &#8220;Forme e generi&#8221; riparte il 5 ottobre 2009 con i seguenti orari: lunedì dalle 13 alle 16, mercoledì dalle 10 alle 13, sempre nell&#8217;aula informatica dell&#8217;edificio B. Quale inizio migliore che rivedere insieme il lavoro conclusivo degli studenti? In alternativa all&#8217;esame tradizionale, infatti, il corso prevedeva che studenti e studentesse realizzassero un elaborato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il corso &#8220;Forme e generi&#8221; riparte il 5 ottobre 2009 con i seguenti orari: lunedì dalle 13 alle 16, mercoledì dalle 10 alle 13, sempre nell&#8217;aula informatica dell&#8217;edificio B. Quale inizio migliore che rivedere insieme il lavoro conclusivo degli studenti? In alternativa all&#8217;esame tradizionale, infatti, il corso prevedeva che studenti e studentesse realizzassero un elaborato finale in formato digitale. Gli elaborati sono stati di tre tipi: un Wiki su uno degli argomenti del programma (a scelta dello studente); un Blog (idem); la codifica XML di testi collegati alla <a href="http://nexos.cisi.unito.it/joomla/cooperare/">ricerca PRIN</a> da me coordinata. A parte un gruppetto di spericolati codificatori e una <a href="http://tada.mcmaster.ca/Main/TATutorialItalian" target="_blank">traduttrice</a>, la maggioranza si è concentrata sul Wiki (un solo blog!). I temi scelti spaziano dal rapporto parola-immagine alla la scrittura collaborativa, dal giornalismo partecipativo all&#8217;usabilità dei siti web, senza dimenticare le applicazioni emergenti del Web 2.0 e le sperimentazioni della letteratura digitale. Ma non sono mancate riflessioni teoriche sulla prima parte del corso, quella dedicata alla lettura dei &#8220;classici&#8221; della comunicazione, come Walter Ong, McLuhan, Goody, Innis, ecc.</p>
<p>Invito tutti a esplorare il lavoro svolto dagli studenti: quasi sempre s&#8217;impara qualcosa di nuovo. Ma l&#8217;aspetto più interessante probabilmente è il modo in cui la forma ipertestuale ha fatto riflettere autori e autrici sull&#8217;organizzazione dell&#8217;informazione, cioè sul ruolo &#8220;cognitivo&#8221; e <em>knowledge-shaping</em> che nell&#8217;economia della scrittura svolge l&#8217;architettura dei contenuti.</p>
<p>Questo l&#8217;elenco (spero completo!) degli elaborati:</p>
<p><a href="http://claudiaiaboni.pbworks.com" target="_blank">claudiaiaboni.pbworks.com</a><br />
<a href="http://laletteraturadopoilworldwideweb.pbworks.com/" target="_blank">laletteraturadopoilworldwideweb.pbworks.com</a><br />
<a href="http://flaminiatommasi.pbworks.com" target="_blank">flaminiatommasi.pbworks.com</a><br />
<a href="http://humanspirit.pbworks.com" target="_blank">humanspirit.pbworks.com</a><br />
<a href="http://immaginitestuali.pbworks.com" target="_blank">immaginitestuali.pbworks.com</a><br />
<a href="http://interfacceculturali.pbworks.com" target="_blank">interfacceculturali.pbworks.com</a><br />
<a href="http://lindamuzi84.pbworks.com" target="_blank">lindamuzi84.pbworks.com</a><br />
<a href="http://metamorfosidellascrittura.pbworks.com" target="_blank">metamorfosidellascrittura.pbworks.com</a><br />
<a href="http://mutamenti.pbworks.com" target="_blank">mutamenti.pbworks.com</a><br />
<a href="http://paroleimmagini.pbworks.com" target="_blank">paroleimmagini.pbworks.com</a><br />
<a href="http://spatu84.pbworks.com" target="_blank">spatu84.pbworks.com</a><br />
<a href="http://usabilita.pbworks.com" target="_blank">usabilita.pbworks.com</a><br />
<a href="http://walterongwork.pbworks.com" target="_blank">walterongwork.pbworks.com</a><br />
<a href="http://comunicazionetestuale.wordpress.com/intro/" target="_blank">http://comunicazionetestuale.wordpress.com/intro/</a></p>
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		<title>Materiali &#8220;Editoria, comunicazione, giornalismo&#8221;</title>
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		<pubDate>Wed, 17 Jun 2009 18:56:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Domenico Fiormonte</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>

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		<description><![CDATA[Questa settimana (16 e 18 giugno) farò due lezioni sull&#8217;edizione digitale nel Corso di perfezionamento in Editoria, comunicazione, giornalismo diretto da Antonella Stefinlongo a Roma Tre. Il modulo sull&#8217;edizione digitale è orientato alla pratica e suddiviso in due parti, la prima svolta dal sottoscritto e la seconda dal collega di Tor Vergata Daniele Silvi. Ecco [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Questa settimana (16 e 18 giugno) farò due lezioni sull&#8217;edizione digitale nel Corso di perfezionamento in <a href="http://www.uniroma3.it/schedaPostLauream08.php?pl=69&amp;facolta=107">Editoria, comunicazione, giornalismo</a> diretto da Antonella Stefinlongo a Roma Tre. Il modulo sull&#8217;edizione digitale è orientato alla pratica e suddiviso in due parti, la prima svolta dal sottoscritto e la seconda dal collega di Tor Vergata Daniele Silvi. Ecco le diapositive PPT della prima parte: <a href="http://testodigitale.infolet.it/files/2009/06/intro_ediz_digitale_master_09.pdf">I</a> e <a href='http://testodigitale.infolet.it/files/2009/06/xml_corso_09_a.pdf'>II</a>. I materiali per l&#8217;esercitazione verranno distribuiti a lezione. </p>
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		<title>Underground semiotics</title>
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		<pubDate>Fri, 05 Jun 2009 00:51:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Domenico Fiormonte</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Rete e retorica]]></category>
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		<description><![CDATA[Una delle prime rappresentazioni dell&#8217;oltretomba greco, l&#8217;Ade, &#8220;ci viene dall&#8217;Odissea, in cui Omero descrive il regno dei morti buio e vuoto, popolato da anime che si aggirano tristi fra i grigi campi e i pallidi asfodeli, rimpiangendo la vita e la luce del sole.&#8221; Qualche settimana fa, aggirandomi per la nostra Ade contemporanea, la metropolitana [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Una delle prime rappresentazioni dell&#8217;oltretomba greco, l&#8217;Ade, &#8220;ci viene dall&#8217;Odissea, in cui Omero descrive il regno dei morti buio e vuoto, popolato da anime che si aggirano tristi fra i grigi campi e i pallidi asfodeli, rimpiangendo la vita e la luce del sole.&#8221; Qualche settimana fa, aggirandomi per la nostra Ade contemporanea, la metropolitana romana, notavo sconsolato i simboli che appaiono sulle porte dei vagoni. Si tratta di icone, a volte accompagnate da brevi didascalie di testo, che dovrebbero fornire allo sventurato passeggero informazioni e istruzioni di sicurezza  (esempio: &#8220;attenti allo scalino&#8221;, ecc.).</p>
<div id="attachment_217" class="wp-caption alignleft" style="width: 260px"><a href="http://testodigitale.infolet.it/files/2009/06/suppli_cade_scalino.jpg"><img class="size-medium wp-image-217" src="http://testodigitale.infolet.it/files/2009/06/suppli_cade_scalino-250x300.jpg" alt="Il supplì nero cade o è sbattuto fuori a calci?" width="250" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Fig. 1. Il supplì nero cade o è sbattuto fuori a calci?</p></div>
<p>Per quanto tema affascinante, eviterò di entrare nei dettagli delle origini dell&#8217;iconicità metropolitana, evidentemente ricalcata sulle figure dell&#8217;Ade greco. Accontentiamoci di osservare la storia narrata da queste immagini. Una storia attualissima. Nella prima (Fig. 1) un supplì nero con le gambe è espulso fra due frecce che pretendono rappresentare il movimento delle porte, ma che in realtà suggeriscono l&#8217;angoscia della mancanza di meta del migrante (destra o sinistra purché fuori dalle b.). L&#8217;inclinazione del corpo è inequivocabile: il supplì (certo clandestino) dovrebbe inciampare nel &#8216;gap&#8217; antistante. Invece no. Una misteriosa forza lo spinge a cadere all&#8217;indietro. O trattasi forse dell&#8217;intervento del Bravo e Patriottico Cittadino Indignato? Si dirà: ma queste sono letture di parte, calunnie orchestrate dai comunisti. Può darsi. Tuttavia nella Figura 2 abbiamo la seconda ipotesi prevista dal decreto Maroni: quando non espulso a furor di popolo, il supplì esce a gambe levate dal treno e trova ad aspettarlo dei minacciosi uomini in grigio o in bianco: Marinai per l&#8217;espatrio? la Finanza? E perché loro sono longilinei e il nero è grasso e goffo? Ovvio: il nero è l&#8217;utente-tipo della metropolitana (notare come gli uomini bianchi si tengono a distanza di sicurezza), è irregolare, mangia schifezze caloriche e d&#8217;altra parte i vagoni della metro B sono peggio delle carrette del mare.</p>
<div id="attachment_221" class="wp-caption alignleft" style="width: 259px"><a href="http://testodigitale.infolet.it/files/2009/06/suppli_scende_metro.jpg"><img class="size-medium wp-image-221" src="http://testodigitale.infolet.it/files/2009/06/suppli_scende_metro-249x300.jpg" alt="Fig. 2. Il nero e i grigi" width="249" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Fig. 2. Il nero e i grigi</p></div>
<p>Procediamo ora a un rapido confronto con gli adesivi della metro di Madrid.  I simboli spagnoli sono il doppio, quattro anziché due, tre iconici e uno testuale (Fig. 3). Qui la narrazione è completamente diversa. In Spagna le persone sono immacolate,  di sesso misto e con prole al seguito. La successione delle figure, sempre affiancate, suggerisce solidità, serenità, fiducia (notare la mano della bambina protesa verso l&#8217;esterno, sebbene prudentemente cerchiata di rosso). Rispetto ai supplì romani gli spagnoli sono longilinei e quando inciampano non rinunciano a un classico  <em>paso chaflán</em>, com&#8217;è evidente dalla terza figura del ballerino.  Insomma dove noi siamo in fuga, cadiamo, ingrassiamo o espelliamo loro procedono fiduciosi dando la mano al futuro e danzando.</p>
<p>E poi dicono che la semiotica non serve a niente.</p>
<div id="attachment_226" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://testodigitale.infolet.it/files/2009/06/metro_madrid.jpg"><img class="size-medium wp-image-226" src="http://testodigitale.infolet.it/files/2009/06/metro_madrid-300x246.jpg" alt="Semiotica Zapateriana" width="300" height="246" /></a><p class="wp-caption-text">Fig. 3. Semiotica Zapateriana</p></div>
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		<title>Cultura &amp; tecnologia</title>
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		<pubDate>Sat, 30 May 2009 15:20:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Domenico Fiormonte</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Qualcuno forse (spero) ricorderà che a lezione avevo citato le ricerche di Jennifer Slack, nonché mostrato il suo Culture and technology. Ricorderete anche il discorso che avevo tentato di abbozzare sulla storia dei communication studies, una cui costola si riversò (o si convertì?) alla fine degli anni Ottanta nei (ai) cultural studies. Una delle domande [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Qualcuno forse (spero) ricorderà che a lezione avevo citato le ricerche di <a href="http://www.hu.mtu.edu/~jdslack/" target="_blank">Jennifer Slack</a>, nonché mostrato il suo <a href="http://www.amazon.com/Culture-Technology-Jennifer-Daryl-Slack/dp/0820450073" target="_blank"><em>Culture and technology</em></a>. Ricorderete anche il discorso che avevo tentato di abbozzare sulla storia dei <em>communication studies</em>, una cui costola si riversò (o si convertì?) alla fine degli anni Ottanta nei (ai) <em>cultural studies</em>. Una delle domande di fondo era: che cosa sta accadendo nell&#8217;assetto teorico delle discipline cosiddette &#8216;umanistiche&#8217;? Ebbene pare che questo movimento &#8211; o spostamento &#8211; verso la problematica culturale delle tecnologie non stia passando inosservato nei paraggi dell&#8217;informatica umanistica (o <em>digital humanities</em>). Ovvero non solo archivi e biblioteche, pane e codifica, ma anche <a href="http://mediatedcultures.net" target="_blank">etnografia digitale</a> e <a href="http://infolet.it/2009/04/06/verso-linformatica-culturale/" target="_blank"><em>cultural informatics</em></a>. A essere pignoli, già Steven Johnson, nel suo bel libro <a href="http://www.awdsgn.com/HTML/ResInterCltr.html" target="_blank"><em>Interface Culture</em></a> (1997), aveva tentato di porre il problema dei rapporti fra tecnologie informatiche e cultura non nei termini di uno scontro o di una annessione, ma di una dialettica che finiva per annullarne i confini: &#8220;This book is an attempt to think about the object-world of technology as though it belonged to the world of culture, as though the two worlds were united. For the truth is, they have been united all along&#8221; (p. 1).</p>
<p>Tutto ciò non è sfuggito a una studiosa attenta come Elisabeth Burr, che organizza quest&#8217;anno a Lipsia la prima <a href="http://www.culingtec.uni-leipzig.de/ESU/ESU_1/en/home_en.htm" target="_blank">scuola estiva europea</a> &#8220;Culture &amp; Technology&#8221;. Complimenti al fiuto di Elisabeth e speriamo che questo serva a dare fiducia e idee a tutti coloro che si occupano di informatica e tecnologie &#8211; teorici, smanettoni o entrambi &#8211; ma da un punto di vista culturale.</p>
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		<title>Noi (u)siamo la macchina?</title>
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		<pubDate>Mon, 18 May 2009 11:55:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Domenico Fiormonte</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Martedì 26 maggio sarà ospite del corso il collega di Tor Vergata Paolo Sordi che terra&#8217; una lezione dal titolo: Noi (u)siamo la macchina: dal web design all&#8217;etnografia digitale La lezione si terrà dalle 17 alle 19 nel laboratorio informatico dell&#8217;edificio B della Facoltà, in via Valco di San Paolo. Credo che la formazione e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Martedì 26 maggio sarà ospite del corso il collega di Tor Vergata Paolo Sordi che terra&#8217; una lezione dal titolo:<br />
<a href="http://www.slideshare.net/psordi/noi-usiamo-la-macchina" target="_blank"><em>Noi (u)siamo la macchina: dal web design all&#8217;etnografia digitale</em></a></p>
<p>La lezione si terrà dalle 17 alle 19 nel laboratorio informatico dell&#8217;edificio B della Facoltà, in via Valco di San Paolo.</p>
<p>Credo che la formazione e le esperienze professionali di Paolo Sordi rappresentino un modello per i nostri studenti di comunicazione perché a una solida formazione umanistica affianca le competenze tecniche di un<br />
professionista della comunicazione digitale.  Anche lui allievo della proficua &#8220;scuola romana&#8221; di informatica umanistica<br />
guidata dal compianto Giuseppe Gigliozzi, Paolo Sordi è webmaster dell&#8217;Università LUISS Guido Carli e professore a contratto di &#8220;Progettazione e realizzazione di siti web&#8221; nel corso di Laurea magistrale in Informazione e sistemi editoriali di Tor Vergata (http://webdesign.infolet.it/).</p>
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		<title>Lezione DAMS</title>
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		<pubDate>Wed, 13 May 2009 10:58:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Domenico Fiormonte</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>

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		<description><![CDATA[Oggi sono stato invitato dal Professor Michele Abrusci a tenere una lezione sull&#8217;edizione digitale nel suo corso di informatica per il DAMS. Qui trovate i materiali da utilizzare durante la lezione (slide e file per l&#8217;esercizio): http://testodigitale.infolet.it/files/2009/05/dams09.zip Buon lavoro!]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Oggi sono stato invitato dal Professor Michele Abrusci a tenere una lezione sull&#8217;edizione digitale nel suo corso di informatica per il DAMS. Qui trovate i materiali da utilizzare durante la lezione (slide e file per l&#8217;esercizio):<br />
<a href="../files/2009/05/dams09.zip" target="_blank">http://testodigitale.infolet.it/files/2009/05/dams09.zip</a></p>
<p>Buon lavoro!</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Un genere minimalista: la newsletter</title>
		<link>http://testodigitale.infolet.it/2009/05/02/un-genere-minimalista-la-newsletter/</link>
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		<pubDate>Sat, 02 May 2009 17:42:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Domenico Fiormonte</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La posta elettronica è stata una delle prime e più fortunate applicazioni  di Internet. Oggi è diventata per tutti (o quasi) un&#8217;abitudine quotidiana, ma purtroppo le nuove leve di  navigatori e navigatrici ignorano che oltre a essere forse il più antico fra i generi di scrittura della rete è anche il più codificato.  La Netiquette, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La posta elettronica è stata una delle prime e più fortunate applicazioni  di Internet. Oggi è diventata per tutti (o quasi) un&#8217;abitudine quotidiana, ma purtroppo le nuove leve di  navigatori e navigatrici ignorano che oltre a essere forse il più antico fra i generi di scrittura della rete è anche il più codificato.  La <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Netiquette" target="_blank">Netiquette</a>, il galateo delle &#8220;buone maniere&#8221; per scrivere online, nasce infatti dall&#8217;esigenza di rendere più efficaci e corretti gli scambi che avvenivano soprattutto attraverso messaggi di posta elettronica (e poi successivamente  chat, forum, ecc.).  L&#8217;oblio della netiquette ha avuto e tuttora ha delle conseguenze nefaste sulla qualità delle mail che riceviamo. Mentre infatti si parla molto o abbastanza di accessibilità e usabilità dei siti, <a href="http://www.mestierediscrivere.com/testi/pubonline.htm" target="_blank">pochissimi</a> si occupano di rendere più leggibili e tecnicamente accessibili i messaggi che ci scambiamo ogni giorno.</p>
<p>Per rimediare a questa lacuna questa settimana ho proposto un&#8217;esercizio di analisi e riscrittura di alcune mail informative, di tipo istituzionale o commerciale. Si tratta di una tipologia di testo che a tutti sarà capitato di leggere e a moltissimi anche di scrivere. Nel gergo ormai invalso si chiamano <em>newsletter</em> &#8211; anche se esiste un termine italiano abbastanza trasparente, ormai in disuso: <em>lettera novità</em>. In sintesi è una e-mail in cui vengono presentate novità e notizie di vario genere riguardante un prodotto o un servizio. Solitamente, per riceverla, ci si iscrive direttamente sul sito dell&#8217;azienda o dell&#8217;istituzione o se ne fa richiesta via posta elettronica. Tale meccanismo di sottoscrizione con la comparsa dei <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Really_simple_syndication" target="_blank">Feed RSS</a> probabilmente è destinato a scomparire, ma questo non diminuisce le responsabilità dell’editor, che dovrà assumersi anche l’onere della progettazione di adeguati feed.</p>
<div id="attachment_173" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://testodigitale.infolet.it/files/2009/05/newsletter_hermes_studio.jpg"><img class="size-medium wp-image-173" src="http://testodigitale.infolet.it/files/2009/05/newsletter_hermes_studio-300x187.jpg" alt="Il caos semiotico di una newsletter di tipo commerciale. Agli studenti è stato proposto di riorganizzarne il contenuto in formato testo, tagliando ove necessario, ma anche segnalando eventuali lacune informative " width="300" height="187" /></a><p class="wp-caption-text">Il caos semiotico di una newsletter di tipo commerciale. Agli studenti è stato proposto di riorganizzarne il contenuto in formato testo, tagliando ove necessario, ma anche segnalando eventuali lacune informative </p></div>
<p>Le newsletter da analizzare e riscrivere sono state inviate al nostro <a href="http://it.groups.yahoo.com/group/formetestodigitale/" target="_blank">Gruppo</a>. Poiché incollerete il risultato del vostro lavoro in un commento a questo post, consiglio di contestualizzare il lavoro, premettendo al testo riformulato alcune righe che riassumano i problemi incontrati e motivino le scelte di riscrittura.</p>
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		<title>Usabilità o la retorica del web</title>
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		<pubDate>Sun, 19 Apr 2009 11:47:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Domenico Fiormonte</dc:creator>
				<category><![CDATA[Rete e retorica]]></category>
		<category><![CDATA[architettura dell'informazione]]></category>
		<category><![CDATA[Bruno Munari]]></category>
		<category><![CDATA[comunicazione pubblica]]></category>
		<category><![CDATA[industrial design]]></category>
		<category><![CDATA[linguistica testuale]]></category>
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		<category><![CDATA[retorica]]></category>
		<category><![CDATA[usabilità]]></category>

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		<description><![CDATA[Il titolo di questa sezione prende spunto da un libro dedicato alle intersezioni fra retorica e architetture dell&#8217;informazione. Scrive Luca Rosati:  &#8220;l’idea è stata quella di rinvenire quanto nella modernità possa essere ricondotto all’antico, nella convinzione che un sapere sedimentato come quello della Retorica possa ridimensionare o forse anche solo dare una dimensione chiara al [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il titolo di questa sezione prende spunto da un <a href="http://lucarosati.it/blog/rete-retorica">libro</a> dedicato alle intersezioni fra retorica e <a href="http://webdesign.html.it/guide/leggi/44/guida-architettura-dellinformazione/">architetture dell&#8217;informazione</a>. Scrive Luca Rosati:  &#8220;l’idea è stata quella di rinvenire quanto nella modernità possa essere ricondotto all’antico, nella convinzione che un sapere sedimentato come quello della Retorica possa ridimensionare o forse anche solo dare una dimensione chiara al nuovo&#8221;. In <a href="http://www.bollatiboringhieri.it/scheda.php?codice=9788833957135">Scrittura e filologia nell&#8217;era digitale</a> (2003) avevo tentato proprio questo: rintracciare le radici dell&#8217;odierna &#8216;stilistica&#8217; della rete e contaminare usabilità e retorica, <em>human computer interaction</em> e  disegno industriale (Bruno Munari), ecc.</p>
<p>Da quel progetto nasce la collaborazione con Veronica  Giannini, docente di <a href="http://w3.uniroma1.it/sfll/dsfll/didattica/progr_0809/giannini.html"><em>Retorica e scrittura per i nuovi media</em></a> alla Sapienza ed esperta di architettura dell&#8217;informazione. Insieme abbiamo realizzato vari moduli per <a href="http://www.baicr.it/site/it-IT/Le_Attivit%C3%A0/Formazione_continua/Master_per_le_professioni/Comunicazione_Istituzionale/">corsi di formazione</a> e ultimamente scritto a quattro mani un articolo sull&#8217;analisi dei siti web della pubblica amministrazione (vedi immagine sotto).</p>
<div id="attachment_150" class="wp-caption alignleft" style="width: 210px"><a href="http://testodigitale.infolet.it/files/2009/04/copertina_lovari_masini.jpeg"><img class="size-full wp-image-150" src="http://testodigitale.infolet.it/files/2009/04/copertina_lovari_masini.jpeg" alt="In questo volume vedi &quot;La scrittura istituzionale nel web: formazione o improvvisazione?&quot;, pp. 117-132" width="200" height="295" /></a><p class="wp-caption-text">In questo volume vedi &quot;La scrittura istituzionale nel web: formazione o improvvisazione?&quot;, pp. 117-132</p></div>
<p>Nell&#8217;analisi, concentrata soprattutto sugli aspetti della comunicazione, non abbiamo scelto un modello specifico ma seguendo la nostra esperienza abbiamo unito le riflessioni della linguistica testuale e della pragmatica ai contributi sull&#8217;usabilità e accessibilità dei contenuti sul web.<br />
Questa è la cornice pratico-teorica che fa da sfondo all&#8217;esercitazione di questa settimana: analizzare, commentare ed eventualmente riprogettare un sito istituzionale o comunque che offra servizi rivolti al pubblico, come può essere una associazione o un ente, sia pubblico che privato.</p>
<p>Buon lavoro!</p>
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		<title>Computational journalism?</title>
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		<pubDate>Wed, 08 Apr 2009 14:44:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Domenico Fiormonte</dc:creator>
				<category><![CDATA[Dalla carta al web]]></category>
		<category><![CDATA[giornalismo computazionale]]></category>
		<category><![CDATA[social network]]></category>
		<category><![CDATA[web]]></category>

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		<description><![CDATA[Ecco un altro termine che sembra fatto apposta per metterci in crisi: giornalismo computazionale. Il link al convegno omonimo mi è stato segnalato dall&#8217;amico e collega Roberto Maieli (grazie Rob!). Ma che roba è? L&#8217;espressione è pomposa, ma in realtà riassume qualcosa di intuitivo: tutte quelle tecniche e quelle metodologie informatiche attraverso le quali oggi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ecco un altro termine che sembra fatto apposta per metterci in crisi: <em>giornalismo computazionale</em>. Il link al<a href="http://www.computational-journalism.com/symposium/index.php" target="_blank"> </a><a href="http://www.computational-journalism.com/">convegno omonimo</a> mi è stato segnalato dall&#8217;amico e collega <a href="http://" target="_blank">Roberto Maieli</a> (grazie Rob!). Ma che roba è? L&#8217;espressione è pomposa, ma in realtà riassume qualcosa di intuitivo: tutte quelle tecniche e quelle metodologie informatiche attraverso le quali oggi si scrivono, producono e pubblicano notizie e informazioni. Con qualsiasi medium, sotto qualsiasi forma. Dunque non più o non solo <em>web journalism</em>, giornalismo partecipativo, social network, informazione alternativa, ecc., ma l&#8217;insieme di tutte queste cose e probabilmente di più. Scopritelo nel <a href="http://cj.crowdvine.com/" target="_blank">blog del convegno</a>, ricchissimo di interessanti link.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Informazione faziosa e riscrittura della storia</title>
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		<pubDate>Wed, 08 Apr 2009 00:46:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Domenico Fiormonte</dc:creator>
				<category><![CDATA[L'informazione alternativa]]></category>
		<category><![CDATA[Letture]]></category>
		<category><![CDATA[Antico Testamento]]></category>
		<category><![CDATA[Bibbia]]></category>
		<category><![CDATA[filologia]]></category>
		<category><![CDATA[Israele]]></category>
		<category><![CDATA[Mario Liverani]]></category>
		<category><![CDATA[Palestina]]></category>

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		<description><![CDATA[&#8220;Il manifesto&#8221; di mercoledì 1 aprile pubblicava un interessante articolo (p.  11) dell&#8217;israeliano Ury Avnery sul nuovo governo d&#8217;Israele. Non è mia intenzione occuparmi di politica orientale (mi manca solo questo), tuttavia ho fatto alcune ricerche e scoperto un paio di siti di informazione alternativa che voglio segnalarvi. Ovviamente si tratta di siti di parte, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ilmanifesto.it/" target="_blank"> &#8220;Il manifesto&#8221;</a> di mercoledì 1 aprile pubblicava un interessante articolo (p.  11) dell&#8217;israeliano Ury Avnery sul nuovo governo d&#8217;Israele. Non è mia intenzione occuparmi di politica orientale (mi manca solo questo), tuttavia ho fatto alcune ricerche e scoperto un paio di siti di informazione alternativa che voglio segnalarvi. Ovviamente si tratta di siti <em>di parte</em>, ma non per questo meno utili. Al contrario di molti, non penso che il problema dell&#8217;informazione sia la <em>faziosità</em>, ma la <em>manipolazione</em> dei fatti e delle notizie. Voglio dire che dalla faziosità è molto più semplice difendersi che dalla paludata neutralità di molte autorevoli testate. Come ricorderà chi ha studiato la pragmatica, le sabbie mobili iniziano nella dimensione della presupposizione e non dell&#8217;esplicito. Per questo vi invito (se ve la cavate con l&#8217;inglese) a dare un&#8217;occhiata a:<br />
1) <a href="http://angryarab.blogspot.com/" target="_blank">The Angry Arab News Service</a>, blog di As&#8217;ad AbuKhalil, docente alla California State University, che raccoglie notizie politiche e culturali sul mondo arabo;<br />
2) Il blog del citato <a href="http://www.avnery-news.co.il/english/" target="_blank">Ury Avnery</a>, vecchio (anche in senso letterale) pacifista israeliano e il collegato <a href="http://www.alternativenews.org/">http://www.alternativenews.org/</a>. Entrambi i siti offrono punti di vista assai poco comuni sul conflitto israeliano-palestinese.<br />
3) Un&#8217;amica giustamente mi invita a completare il quadro con un sito italiano altrettanto &#8216;alternativo&#8217; ma stavolta decisamente filo-israeliano: <a href="http://www.informazionecorretta.it/">http://www.informazionecorretta.it/</a>. </p>
<p>Infine, per un modo innovativo di fare informazione che sfrutti appieno le possibilità del web, si veda  <em><a href="http://www.csmonitor.com/patchworknation/">patchwork nation</a></em>, un sito del Christian Science Monitor dedicato alla campagna per le elezioni presidenziali USA. </p>
<div id="attachment_129" class="wp-caption alignleft" style="width: 204px"><a href="http://testodigitale.infolet.it/files/2009/04/liverani.jpeg"><img class="size-medium wp-image-129" src="http://testodigitale.infolet.it/files/2009/04/liverani-194x300.jpg" alt="liverani" width="194" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Mario Liverani, Antico Oriente, Laterza, 2005</p></div>
<p>La seconda riflessione scaturita dall&#8217;articolo di Avnery è legata alla dimensione testuale, in particolare alla trasmissione della memoria culturale. La mia riflessione partiva da questa citazione:</p>
<blockquote><p>&#8220;[...] La soluzione è scritta nella Bibbia (Proverbi 24:6): «Ché la guerra si fa con calcoli meditati». (Nella versione di re Giacomo, la parola ebraica Takhbulot è tradotta con «consiglio saggio». In ebraico moderno essa significa inganni, sotterfugi, stratagemmi &#8211; ed è questo il modo in cui la intendono oggi tutti coloro che parlano l&#8217;ebraico).&#8221;</p></blockquote>
<p>Non è certo la prima volta che una parola, nel corso della storia, cambi o si arricchisca di significati nuovi.  Tuttavia il caso dell&#8217;ebraico mi ha fatto venire in mente qualcosa di ben più sostanzioso. Ne abbiamo accennato in aula: come si trasmettono i testi? La filologia si è occupata storicamente di mettere a punto gli strumenti metodologici per una corretta conservazione e trasmissione dei testi. Ma che cosa accade quando un determinato &#8220;interesse&#8221; &#8211; religioso, politico, culturale &#8211; prende il sopravvento sulla normale (?) tramissione del documento storico? Quali sono gli <em>agenti</em> che operano sul testo e in che modo ne condizionano tempi e modalità di riproduzione?</p>
<p>Mario Liverani, nel suo monumentale <em>Antico Oriente. Storia, società, economia</em> (Roma-Bari, Laterza, 2005), sintetizza la nota (si fa per dire) questione della &#8220;composizione&#8221; dell&#8217;Antico Testamento. Si tratta di una vicenda assai complessa che riassumerò qui per sommi capi (lo stesso Liverani la narra in modo esteso in <a href="http://www.laterza.it/schedalibro.asp?isbn=9788842070603" target="_blank"><em>Oltre la Bibbia</em></a>). In sostanza, in seguito alle invasioni assiro-babilonesi del Regno di Israele (VIII-VI sec. A. C.), avvengono successive ondate di deportazioni delle <em>élites</em> giudee nei territori dei conquistatori:</p>
<blockquote><p>&#8220;Nabucodonosor espugna Gerusalemme una prima volta, riducendola alla condizione di regno vassallo (597), e poi una seconda volta ponendo fino all&#8217;autonomia locale (586). [...] E mentre i deportati in altre zone assire venivano fusi (anche forzosamente) alle popolazioni locali, gli esuli giudei in Babilonia mantennero maggiore coesione e individualità.&#8221; (Liverani, <em>cit</em>., pp. 680-681)</p></blockquote>
<p>Dunque assistiamo a un doppio movimento di popolazioni, deportati in arrivo, che &#8220;portarono le loro divinità e le loro costumanze&#8221; in Palestina (p. 682) ed élites palatine o templari che cercano di perpetuare nell&#8217;esilio babilonese &#8220;la purezza della loro lingua, delle loro costumanze, della loro religione, per difendersi dall&#8217;assimilazione&#8221; (p. 682). Ivi compresi i testi sacri. A questo punto però avviene qualcosa di singolare, ovvero gli esiliati tornando nella loro terra notano che le antiche tradizioni sono scomparse o si sono corrotte, insomma non la  &#8220;riconoscono&#8221; e cominciano a considerarsi, in quanto scampati al disastro nazionale, gli unici eredi legittimi. Essi &#8220;restaurano tempio e legge, vietano matrimoni misti e sincretismo religioso, considerano illegittima la presenza sul territorio di coloro che non fanno parte della comunità religiosa yahwistica [...]&#8221; (p. 687). E&#8217; a partire da questo momento che inizia quella che Liverani chiama la &#8220;rifondazione storiogafica&#8221;, ovvero l&#8217;operazione di riscrittura della storia di Israele in chiave nazional-religiosa:</p>
<blockquote><p>&#8220;Ricollocando alle epoche di redazione i singoli interventi testuali che assommati insieme costituiscono l&#8217;Antico Testamento, ci si accorge che la maggior parte di essi si colloca [...] in epoca post-esilica (dunque in età achemenide ed ellenistica) &#8211; e in misura minore proprio ai limiti estremi di essa, in età esilica. Certamente il complesso dell&#8217;Antico Testamento è da valutarsi e da apprezzarsi più nella prospettiva del secondo tempio che non del primo, più nel quadro del ritorno dall&#8217;esilio che non della formazione e dello sviluppo del regno di Israele, e costituisce un caso colossale di ripensamento della storia passata, e di una sua riscrittura, in funzione del presente (un presente assai posteriore alla storia narrata).&#8221;  (Liverani, <em>cit</em>., p. 690).</p></blockquote>
<p>Siamo insomma di fronte a un altro caso in cui l&#8217;identità del testo è funzione del suo contesto culturale (religioso in questo caso). Solo la teologia potrà giustificare e sostenere per secoli la stabilità di un testo che praticamente non è mai esistito nella forma in cui lo abbiamo letto fino a oggi. Più di due millenni prima di Google assistiamo a un episodio di manipolazione retroattiva delle forme di (auto)rappresentazione della realtà &#8211; i testi &#8211; che avrà conseguenze profonde nella storia dell&#8217;Occidente.</p>
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