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	<title>Forme e generi della testualità digitale</title>
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	<description>Weblog del corso "Forme e generi della testualità digitale", a.a. 2008-09, Laurea magistrale in "Informazione, Editoria, Giornalismo", Università Roma Tre</description>
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		<title>Elaborati finali del corso 2008-09</title>
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		<pubDate>Sat, 03 Oct 2009 00:59:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Domenico Fiormonte</dc:creator>
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		<category><![CDATA[giornalismo partecipativo]]></category>
		<category><![CDATA[letteratura digitale]]></category>
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		<category><![CDATA[Walter Ong]]></category>
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		<description><![CDATA[Il corso &#8220;Forme e generi&#8221; riparte il 5 ottobre 2009 con i seguenti orari: lunedì dalle 13 alle 16, mercoledì dalle 10 alle 13, sempre nell&#8217;aula informatica dell&#8217;edificio B. Quale inizio migliore che rivedere insieme il lavoro conclusivo degli studenti? In alternativa all&#8217;esame tradizionale, infatti, il corso prevedeva che studenti e studentesse realizzassero un elaborato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il corso &#8220;Forme e generi&#8221; riparte il 5 ottobre 2009 con i seguenti orari: lunedì dalle 13 alle 16, mercoledì dalle 10 alle 13, sempre nell&#8217;aula informatica dell&#8217;edificio B. Quale inizio migliore che rivedere insieme il lavoro conclusivo degli studenti? In alternativa all&#8217;esame tradizionale, infatti, il corso prevedeva che studenti e studentesse realizzassero un elaborato finale in formato digitale. Gli elaborati sono stati di tre tipi: un Wiki su uno degli argomenti del programma (a scelta dello studente); un Blog (idem); la codifica XML di testi collegati alla <a href="http://nexos.cisi.unito.it/joomla/cooperare/">ricerca PRIN</a> da me coordinata. A parte un gruppetto di spericolati codificatori e una <a href="http://tada.mcmaster.ca/Main/TATutorialItalian" target="_blank">traduttrice</a>, la maggioranza si è concentrata sul Wiki (un solo blog!). I temi scelti spaziano dal rapporto parola-immagine alla la scrittura collaborativa, dal giornalismo partecipativo all&#8217;usabilità dei siti web, senza dimenticare le applicazioni emergenti del Web 2.0 e le sperimentazioni della letteratura digitale. Ma non sono mancate riflessioni teoriche sulla prima parte del corso, quella dedicata alla lettura dei &#8220;classici&#8221; della comunicazione, come Walter Ong, McLuhan, Goody, Innis, ecc.</p>
<p>Invito tutti a esplorare il lavoro svolto dagli studenti: quasi sempre s&#8217;impara qualcosa di nuovo. Ma l&#8217;aspetto più interessante probabilmente è il modo in cui la forma ipertestuale ha fatto riflettere autori e autrici sull&#8217;organizzazione dell&#8217;informazione, cioè sul ruolo &#8220;cognitivo&#8221; e <em>knowledge-shaping</em> che nell&#8217;economia della scrittura svolge l&#8217;architettura dei contenuti.</p>
<p>Questo l&#8217;elenco (spero completo!) degli elaborati:</p>
<p><a href="http://claudiaiaboni.pbworks.com" target="_blank">claudiaiaboni.pbworks.com</a><br />
<a href="http://laletteraturadopoilworldwideweb.pbworks.com/" target="_blank">laletteraturadopoilworldwideweb.pbworks.com</a><br />
<a href="http://flaminiatommasi.pbworks.com" target="_blank">flaminiatommasi.pbworks.com</a><br />
<a href="http://humanspirit.pbworks.com" target="_blank">humanspirit.pbworks.com</a><br />
<a href="http://immaginitestuali.pbworks.com" target="_blank">immaginitestuali.pbworks.com</a><br />
<a href="http://interfacceculturali.pbworks.com" target="_blank">interfacceculturali.pbworks.com</a><br />
<a href="http://lindamuzi84.pbworks.com" target="_blank">lindamuzi84.pbworks.com</a><br />
<a href="http://metamorfosidellascrittura.pbworks.com" target="_blank">metamorfosidellascrittura.pbworks.com</a><br />
<a href="http://mutamenti.pbworks.com" target="_blank">mutamenti.pbworks.com</a><br />
<a href="http://paroleimmagini.pbworks.com" target="_blank">paroleimmagini.pbworks.com</a><br />
<a href="http://spatu84.pbworks.com" target="_blank">spatu84.pbworks.com</a><br />
<a href="http://usabilita.pbworks.com" target="_blank">usabilita.pbworks.com</a><br />
<a href="http://walterongwork.pbworks.com" target="_blank">walterongwork.pbworks.com</a><br />
<a href="http://comunicazionetestuale.wordpress.com/intro/" target="_blank">http://comunicazionetestuale.wordpress.com/intro/</a></p>
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		<title>Basi cognitive del berlusconismo</title>
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		<pubDate>Fri, 19 Jun 2009 22:24:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Domenico Fiormonte</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>

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		<description><![CDATA[Finalmente è uscito!
C. Castelfranchi / D. Parisi (a cura di)
Basi cognitive del berlusconismo
Il Mulino, 2009, pagg. 156 + ill.
Che cosa c’è alla base del berlusconismo? Si tratta di un comportamento sociale o di eredità bio-culturale? Siamo alle soglie di un stato autoritario o, piuttosto, mentale?
In questo agile pamphlet di politica cognitiva, a metà fra provocazione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h2><strong>Finalmente è uscito!</strong></h2>
<h3>C. Castelfranchi / D. Parisi (a cura di)<br />
<em>Basi cognitive del berlusconismo</em><br />
Il Mulino, 2009, pagg. 156 + ill.</h3>
<p><em>Che cosa c’è alla base del berlusconismo? Si tratta di un comportamento sociale o di eredità bio-culturale? Siamo alle soglie di un stato autoritario o, piuttosto, mentale?<br />
In questo agile pamphlet di politica cognitiva, a metà fra provocazione intellettuale e rigorosa analisi scientifica, i massimi esperti italiani di Scienze Cognitive, Filosofia della Scienza e Intelligenza Artificiale indagano in profondità il più sfuggente fenomeno socio-politico dei nostri tempi. Fornendo tutte le risposte che il centrosinistra non è riuscito a dare.</em></p>
<h3><a href="http://testodigitale.infolet.it/files/2009/06/coverberlusk8.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-252" src="http://testodigitale.infolet.it/files/2009/06/coverberlusk8-205x300.jpg" alt="coverberlusk8" width="205" height="300" /></a></h3>
<h3>Dall&#8217;introduzione</h3>
<p><em>Berlusconi, lo scimpanzé e la teoria delle mente</em></p>
<p>[...] “C’è poi un’altra componente presente nel cervello dello scimpanzé, che può essere considerata ancora più significativa di una forma di comunicazione o della capacità di usare oggetti materiali. Mi riferisco a quel fenomeno che gli psicologi chiamano ‘presenza di una teoria della mente’, e che consiste nel sapere che un altro individuo ha credenze e desideri decisamente diversi dai propri. Tale fenomeno si traduce spesso in un comportamento mirato a cambiare le credenze di un altro individuo o ad assicurarsi che le sue credenze rimangano scorrette rispetto allo stato delle cose. [...] Ricordiamo il caso di uno scimpanzé maschio giovane che riesce a ingannare il maschio dominante del gruppo facendogli credere di essere semplicemente seduto dietro a un masso, mentre in realtà sta copulando con una femmina. Questo comportamento dimostra che il maschio giovane è consapevole del fatto che il maschio dominante ha un’ ‘idea di mondo’ diversa dalla propria, e vuole assicurarsi che quello non la cambi.” L’opinione pubblica italiana si trova oggi nella stessa situazione del povero scimpanzé ingannato? Il popolo ‘sovrano’ beffato dall’abile simulatore? Di una cosa sola siamo abbastanza certi: sappiamo chi sia la signora dietro il masso. [...]</p>
<h3>Indice dei contributi</h3>
<p>A. Clark, “Meccanismi di controllo del Sistema Onnisciente Isolato” <em>(Guest paper)</em></p>
<p>R. Cordeschi / G. Tamburrini, “Il parlamento come macchina per eseguire compiti”</p>
<p>O. Stock, “Possono gli Schifani pensare?”</p>
<p>C. Castelfranchi, “Performatività di Agenti Intelligenti in Reti Neurali Antiglobali”</p>
<p>D. Marconi, “Il linguaggio privato di Mediaset”</p>
<p>E. Boncinelli, “Lo sviluppo del cervello nei centristi: evidenze sperimentali”</p>
<p>Giuseppe O. Longo, “Teoria dell’Informazione Unica”</p>
<p>S. Tagliagambe, “Specificità biologica, immunità giudiziaria: sfida all’eliminativismo”</p>
<p>M. Frixione, “Il connessionismo siciliano”</p>
<p>S. Gozzano, “Dominio fisico e dominio mentale. Il caso Noemi-gate”</p>
<p>E. Pessa, “Ingegneria Incostituzionale e <em>P2 Programming</em>”</p>
<p>L. Pagliarini, “Algoritmi Tremontiani per funzioni olistiche”</p>
<h3>Dalla postfazione di Paolo Rossi</h3>
<p><em>B&amp;B o il ‘primato del fare’</em></p>
<p style="padding-left: 30px">[...] Da più parti si concorda nel dire che Aristotele e i Greci sarebbero all’origine della scissione fra una conoscenza volta alla pratica e all’uso, immersa negli oggetti materiali e sensibili, e una conoscenza razionale volta alla ricerca della verità. Alla demolizione di questa visione del mondo contribuirono gli scienziati e filosofi del XV-XVII secolo, ed innanzitutto Francesco Bacone. Suo è l’ideale di una scienza come potenza e come opera volta a modificare l’ambiente naturale e la vita dell’uomo, la definizione dell’uomo come “ministro e interprete della natura” che viene sostituita alla veneranda definizione dell’uomo “animale ragionevole”. [...] Può questo ideale essere applicato o addirittura ispirare, come vorrebbe lo pseudo-liberismo corrente, l’ideologia berlusconiana? Dobbiamo accettare che il “primato delle opere” venga contrabbandato con le “Grandi Opere”? E’ questa la rivincita dei <em>vili mechanici</em>, lo spicciolo “ghé pensi mì” meneghino? Purtroppo per noi, non è nemmeno così.<br />
Bacone, nel difendere il lavoro manuale, gli strumenti e le invenzioni (insomma criticando la vita contemplativa ed esaltando quella attiva) si scagliava contro i poteri dell’epoca. La sua insistenza sugli aspetti organizzativi e istituzionali della scienza, i suoi progetti diretti alla creazione di biblioteche, giardini botanici, laboratori, alla riforma delle università, la sua convinzione della necessità di un interessamento del potere politico alla riforma della cultura nascevano dalla convinzione che la scienza – per usare il suo immaginoso linguaggio di elisabettiano – non si identificava “né con un letto per riposare, né con un portico per passeggiare, né con una torre d’avorio, né con un mercato”. Il messaggio non potrebbe essere più chiaro.</p>
<p style="padding-left: 30px">Il berlusconismo sostituisce al disprezzo per il lavoro manuale il disprezzo per il lavoro intellettuale. Non crediamo che il Verulamio avrebbe gradito l’assalto regio alle istituzioni della formazione e della ricerca, che egli voleva assolutamente indipendente dal potere politico. La realtà è che dietro la rivincita della vita attiva, dietro l’esaltazione del “fare”, scorgiamo più il vitalismo-nichilismo futurista che la razionalità del fondatore del pensiero scientifico moderno. Ora, quali conseguenze e quali frutti portò quell’esperienza (che pure fu un movimento culturale) lo sappiamo bene. Il progetto berlusconiano – se esiste – è un progetto profondamente antimoderno [...]</p>
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		<title>Materiali &#8220;Editoria, comunicazione, giornalismo&#8221;</title>
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		<pubDate>Wed, 17 Jun 2009 18:56:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Domenico Fiormonte</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>

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		<description><![CDATA[Questa settimana (16 e 18 giugno) farò due lezioni sull&#8217;edizione digitale nel Corso di perfezionamento in Editoria, comunicazione, giornalismo diretto da Antonella Stefinlongo a Roma Tre. Il modulo sull&#8217;edizione digitale è orientato alla pratica e suddiviso in due parti, la prima svolta dal sottoscritto e la seconda dal collega di Tor Vergata Daniele Silvi. Ecco [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Questa settimana (16 e 18 giugno) farò due lezioni sull&#8217;edizione digitale nel Corso di perfezionamento in <a href="http://www.uniroma3.it/schedaPostLauream08.php?pl=69&amp;facolta=107">Editoria, comunicazione, giornalismo</a> diretto da Antonella Stefinlongo a Roma Tre. Il modulo sull&#8217;edizione digitale è orientato alla pratica e suddiviso in due parti, la prima svolta dal sottoscritto e la seconda dal collega di Tor Vergata Daniele Silvi. Ecco le diapositive PPT della prima parte: <a href="http://testodigitale.infolet.it/files/2009/06/intro_ediz_digitale_master_09.pdf">I</a> e <a href='http://testodigitale.infolet.it/files/2009/06/xml_corso_09_a.pdf'>II</a>. I materiali per l&#8217;esercitazione verranno distribuiti a lezione. </p>
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		<title>Underground semiotics</title>
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		<pubDate>Fri, 05 Jun 2009 00:51:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Domenico Fiormonte</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Una delle prime rappresentazioni dell&#8217;oltretomba greco, l&#8217;Ade, &#8220;ci viene dall&#8217;Odissea, in cui Omero descrive il regno dei morti buio e vuoto, popolato da anime che si aggirano tristi fra i grigi campi e i pallidi asfodeli, rimpiangendo la vita e la luce del sole.&#8221; Qualche settimana fa, aggirandomi per la nostra Ade contemporanea, la metropolitana [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Una delle prime rappresentazioni dell&#8217;oltretomba greco, l&#8217;Ade, &#8220;ci viene dall&#8217;Odissea, in cui Omero descrive il regno dei morti buio e vuoto, popolato da anime che si aggirano tristi fra i grigi campi e i pallidi asfodeli, rimpiangendo la vita e la luce del sole.&#8221; Qualche settimana fa, aggirandomi per la nostra Ade contemporanea, la metropolitana romana, notavo sconsolato i simboli che appaiono sulle porte dei vagoni. Si tratta di icone, a volte accompagnate da brevi didascalie di testo, che dovrebbero fornire allo sventurato passeggero informazioni e istruzioni di sicurezza  (esempio: &#8220;attenti allo scalino&#8221;, ecc.).</p>
<div id="attachment_217" class="wp-caption alignleft" style="width: 260px"><a href="http://testodigitale.infolet.it/files/2009/06/suppli_cade_scalino.jpg"><img class="size-medium wp-image-217" src="http://testodigitale.infolet.it/files/2009/06/suppli_cade_scalino-250x300.jpg" alt="Il supplì nero cade o è sbattuto fuori a calci?" width="250" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Fig. 1. Il supplì nero cade o è sbattuto fuori a calci?</p></div>
<p>Per quanto tema affascinante, eviterò di entrare nei dettagli delle origini dell&#8217;iconicità metropolitana, evidentemente ricalcata sulle figure dell&#8217;Ade greco. Accontentiamoci di osservare la storia narrata da queste immagini. Una storia attualissima. Nella prima (Fig. 1) un supplì nero con le gambe è espulso fra due frecce che pretendono rappresentare il movimento delle porte, ma che in realtà suggeriscono l&#8217;angoscia della mancanza di meta del migrante (destra o sinistra purché fuori dalle b.). L&#8217;inclinazione del corpo è inequivocabile: il supplì (certo clandestino) dovrebbe inciampare nel &#8216;gap&#8217; antistante. Invece no. Una misteriosa forza lo spinge a cadere all&#8217;indietro. O trattasi forse dell&#8217;intervento del Bravo e Patriottico Cittadino Indignato? Si dirà: ma queste sono letture di parte, calunnie orchestrate dai comunisti. Può darsi. Tuttavia nella Figura 2 abbiamo la seconda ipotesi prevista dal decreto Maroni: quando non espulso a furor di popolo, il supplì esce a gambe levate dal treno e trova ad aspettarlo dei minacciosi uomini in grigio o in bianco: Marinai per l&#8217;espatrio? la Finanza? E perché loro sono longilinei e il nero è grasso e goffo? Ovvio: il nero è l&#8217;utente-tipo della metropolitana (notare come gli uomini bianchi si tengono a distanza di sicurezza), è irregolare, mangia schifezze caloriche e d&#8217;altra parte i vagoni della metro B sono peggio delle carrette del mare.</p>
<div id="attachment_221" class="wp-caption alignleft" style="width: 259px"><a href="http://testodigitale.infolet.it/files/2009/06/suppli_scende_metro.jpg"><img class="size-medium wp-image-221" src="http://testodigitale.infolet.it/files/2009/06/suppli_scende_metro-249x300.jpg" alt="Fig. 2. Il nero e i grigi" width="249" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Fig. 2. Il nero e i grigi</p></div>
<p>Procediamo ora a un rapido confronto con gli adesivi della metro di Madrid.  I simboli spagnoli sono il doppio, quattro anziché due, tre iconici e uno testuale (Fig. 3). Qui la narrazione è completamente diversa. In Spagna le persone sono immacolate,  di sesso misto e con prole al seguito. La successione delle figure, sempre affiancate, suggerisce solidità, serenità, fiducia (notare la mano della bambina protesa verso l&#8217;esterno, sebbene prudentemente cerchiata di rosso). Rispetto ai supplì romani gli spagnoli sono longilinei e quando inciampano non rinunciano a un classico  <em>paso chaflán</em>, com&#8217;è evidente dalla terza figura del ballerino.  Insomma dove noi siamo in fuga, cadiamo, ingrassiamo o espelliamo loro procedono fiduciosi dando la mano al futuro e danzando.</p>
<p>E poi dicono che la semiotica non serve a niente.</p>
<div id="attachment_226" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://testodigitale.infolet.it/files/2009/06/metro_madrid.jpg"><img class="size-medium wp-image-226" src="http://testodigitale.infolet.it/files/2009/06/metro_madrid-300x246.jpg" alt="Semiotica Zapateriana" width="300" height="246" /></a><p class="wp-caption-text">Fig. 3. Semiotica Zapateriana</p></div>
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		<title>Cultura &amp; tecnologia</title>
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		<pubDate>Sat, 30 May 2009 15:20:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Domenico Fiormonte</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Qualcuno forse (spero) ricorderà che a lezione avevo citato le ricerche di Jennifer Slack, nonché mostrato il suo Culture and technology. Ricorderete anche il discorso che avevo tentato di abbozzare sulla storia dei communication studies, una cui costola si riversò (o si convertì?) alla fine degli anni Ottanta nei (ai) cultural studies. Una delle domande [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Qualcuno forse (spero) ricorderà che a lezione avevo citato le ricerche di <a href="http://www.hu.mtu.edu/~jdslack/" target="_blank">Jennifer Slack</a>, nonché mostrato il suo <a href="http://www.amazon.com/Culture-Technology-Jennifer-Daryl-Slack/dp/0820450073" target="_blank"><em>Culture and technology</em></a>. Ricorderete anche il discorso che avevo tentato di abbozzare sulla storia dei <em>communication studies</em>, una cui costola si riversò (o si convertì?) alla fine degli anni Ottanta nei (ai) <em>cultural studies</em>. Una delle domande di fondo era: che cosa sta accadendo nell&#8217;assetto teorico delle discipline cosiddette &#8216;umanistiche&#8217;? Ebbene pare che questo movimento &#8211; o spostamento &#8211; verso la problematica culturale delle tecnologie non stia passando inosservato nei paraggi dell&#8217;informatica umanistica (o <em>digital humanities</em>). Ovvero non solo archivi e biblioteche, pane e codifica, ma anche <a href="http://mediatedcultures.net" target="_blank">etnografia digitale</a> e <a href="http://infolet.it/2009/04/06/verso-linformatica-culturale/" target="_blank"><em>cultural informatics</em></a>. A essere pignoli, già Steven Johnson, nel suo bel libro <a href="http://www.awdsgn.com/HTML/ResInterCltr.html" target="_blank"><em>Interface Culture</em></a> (1997), aveva tentato di porre il problema dei rapporti fra tecnologie informatiche e cultura non nei termini di uno scontro o di una annessione, ma di una dialettica che finiva per annullarne i confini: &#8220;This book is an attempt to think about the object-world of technology as though it belonged to the world of culture, as though the two worlds were united. For the truth is, they have been united all along&#8221; (p. 1).</p>
<p>Tutto ciò non è sfuggito a una studiosa attenta come Elisabeth Burr, che organizza quest&#8217;anno a Lipsia la prima <a href="http://www.culingtec.uni-leipzig.de/ESU/ESU_1/en/home_en.htm" target="_blank">scuola estiva europea</a> &#8220;Culture &amp; Technology&#8221;. Complimenti al fiuto di Elisabeth e speriamo che questo serva a dare fiducia e idee a tutti coloro che si occupano di informatica e tecnologie &#8211; teorici, smanettoni o entrambi &#8211; ma da un punto di vista culturale.</p>
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		<title>Noi (u)siamo la macchina?</title>
		<link>http://testodigitale.infolet.it/2009/05/18/noi-usiamo-la-macchina/</link>
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		<pubDate>Mon, 18 May 2009 11:55:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Domenico Fiormonte</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Martedì 26 maggio sarà ospite del corso il collega di Tor Vergata Paolo Sordi che terra&#8217; una lezione dal titolo:
Noi (u)siamo la macchina: dal web design all&#8217;etnografia digitale
La lezione si terrà dalle 17 alle 19 nel laboratorio informatico dell&#8217;edificio B della Facoltà, in via Valco di San Paolo.
Credo che la formazione e le esperienze professionali [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Martedì 26 maggio sarà ospite del corso il collega di Tor Vergata Paolo Sordi che terra&#8217; una lezione dal titolo:<br />
<a href="http://www.slideshare.net/psordi/noi-usiamo-la-macchina" target="_blank"><em>Noi (u)siamo la macchina: dal web design all&#8217;etnografia digitale</em></a></p>
<p>La lezione si terrà dalle 17 alle 19 nel laboratorio informatico dell&#8217;edificio B della Facoltà, in via Valco di San Paolo.</p>
<p>Credo che la formazione e le esperienze professionali di Paolo Sordi rappresentino un modello per i nostri studenti di comunicazione perché a una solida formazione umanistica affianca le competenze tecniche di un<br />
professionista della comunicazione digitale.  Anche lui allievo della proficua &#8220;scuola romana&#8221; di informatica umanistica<br />
guidata dal compianto Giuseppe Gigliozzi, Paolo Sordi è webmaster dell&#8217;Università LUISS Guido Carli e professore a contratto di &#8220;Progettazione e realizzazione di siti web&#8221; nel corso di Laurea magistrale in Informazione e sistemi editoriali di Tor Vergata (http://webdesign.infolet.it/).</p>
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		<title>Lezione DAMS</title>
		<link>http://testodigitale.infolet.it/2009/05/13/lezione-dams/</link>
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		<pubDate>Wed, 13 May 2009 10:58:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Domenico Fiormonte</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>

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		<description><![CDATA[Oggi sono stato invitato dal Professor Michele Abrusci a tenere una lezione sull&#8217;edizione digitale nel suo corso di informatica per il DAMS. Qui trovate i materiali da utilizzare durante la lezione (slide e file per l&#8217;esercizio):
http://testodigitale.infolet.it/files/2009/05/dams09.zip
Buon lavoro!
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Oggi sono stato invitato dal Professor Michele Abrusci a tenere una lezione sull&#8217;edizione digitale nel suo corso di informatica per il DAMS. Qui trovate i materiali da utilizzare durante la lezione (slide e file per l&#8217;esercizio):<br />
<a href="../files/2009/05/dams09.zip" target="_blank">http://testodigitale.infolet.it/files/2009/05/dams09.zip</a></p>
<p>Buon lavoro!</p>
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		<title>Un genere minimalista: la newsletter</title>
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		<pubDate>Sat, 02 May 2009 17:42:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Domenico Fiormonte</dc:creator>
				<category><![CDATA[Rete e retorica]]></category>
		<category><![CDATA[email]]></category>
		<category><![CDATA[Feed RSS]]></category>
		<category><![CDATA[Luisa Carrada]]></category>
		<category><![CDATA[Netiquette]]></category>
		<category><![CDATA[newsletter]]></category>
		<category><![CDATA[posta elettronica]]></category>

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		<description><![CDATA[La posta elettronica è stata una delle prime e più fortunate applicazioni  di Internet. Oggi è diventata per tutti (o quasi) un&#8217;abitudine quotidiana, ma purtroppo le nuove leve di  navigatori e navigatrici ignorano che oltre a essere forse il più antico fra i generi di scrittura della rete è anche il più codificato.  La Netiquette, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La posta elettronica è stata una delle prime e più fortunate applicazioni  di Internet. Oggi è diventata per tutti (o quasi) un&#8217;abitudine quotidiana, ma purtroppo le nuove leve di  navigatori e navigatrici ignorano che oltre a essere forse il più antico fra i generi di scrittura della rete è anche il più codificato.  La <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Netiquette" target="_blank">Netiquette</a>, il galateo delle &#8220;buone maniere&#8221; per scrivere online, nasce infatti dall&#8217;esigenza di rendere più efficaci e corretti gli scambi che avvenivano soprattutto attraverso messaggi di posta elettronica (e poi successivamente  chat, forum, ecc.).  L&#8217;oblio della netiquette ha avuto e tuttora ha delle conseguenze nefaste sulla qualità delle mail che riceviamo. Mentre infatti si parla molto o abbastanza di accessibilità e usabilità dei siti, <a href="http://www.mestierediscrivere.com/testi/pubonline.htm" target="_blank">pochissimi</a> si occupano di rendere più leggibili e tecnicamente accessibili i messaggi che ci scambiamo ogni giorno.</p>
<p>Per rimediare a questa lacuna questa settimana ho proposto un&#8217;esercizio di analisi e riscrittura di alcune mail informative, di tipo istituzionale o commerciale. Si tratta di una tipologia di testo che a tutti sarà capitato di leggere e a moltissimi anche di scrivere. Nel gergo ormai invalso si chiamano <em>newsletter</em> &#8211; anche se esiste un termine italiano abbastanza trasparente, ormai in disuso: <em>lettera novità</em>. In sintesi è una e-mail in cui vengono presentate novità e notizie di vario genere riguardante un prodotto o un servizio. Solitamente, per riceverla, ci si iscrive direttamente sul sito dell&#8217;azienda o dell&#8217;istituzione o se ne fa richiesta via posta elettronica. Tale meccanismo di sottoscrizione con la comparsa dei <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Really_simple_syndication" target="_blank">Feed RSS</a> probabilmente è destinato a scomparire, ma questo non diminuisce le responsabilità dell’editor, che dovrà assumersi anche l’onere della progettazione di adeguati feed.</p>
<div id="attachment_173" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://testodigitale.infolet.it/files/2009/05/newsletter_hermes_studio.jpg"><img class="size-medium wp-image-173" src="http://testodigitale.infolet.it/files/2009/05/newsletter_hermes_studio-300x187.jpg" alt="Il caos semiotico di una newsletter di tipo commerciale. Agli studenti è stato proposto di riorganizzarne il contenuto in formato testo, tagliando ove necessario, ma anche segnalando eventuali lacune informative " width="300" height="187" /></a><p class="wp-caption-text">Il caos semiotico di una newsletter di tipo commerciale. Agli studenti è stato proposto di riorganizzarne il contenuto in formato testo, tagliando ove necessario, ma anche segnalando eventuali lacune informative </p></div>
<p>Le newsletter da analizzare e riscrivere sono state inviate al nostro <a href="http://it.groups.yahoo.com/group/formetestodigitale/" target="_blank">Gruppo</a>. Poiché incollerete il risultato del vostro lavoro in un commento a questo post, consiglio di contestualizzare il lavoro, premettendo al testo riformulato alcune righe che riassumano i problemi incontrati e motivino le scelte di riscrittura.</p>
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		<title>Usabilità o la retorica del web</title>
		<link>http://testodigitale.infolet.it/2009/04/19/usabilita-o-la-retorica-del-web/</link>
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		<pubDate>Sun, 19 Apr 2009 11:47:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Domenico Fiormonte</dc:creator>
				<category><![CDATA[Rete e retorica]]></category>
		<category><![CDATA[architettura dell'informazione]]></category>
		<category><![CDATA[Bruno Munari]]></category>
		<category><![CDATA[comunicazione pubblica]]></category>
		<category><![CDATA[industrial design]]></category>
		<category><![CDATA[linguistica testuale]]></category>
		<category><![CDATA[nuovi media]]></category>
		<category><![CDATA[pragmatica]]></category>
		<category><![CDATA[retorica]]></category>
		<category><![CDATA[usabilità]]></category>

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		<description><![CDATA[Il titolo di questa sezione prende spunto da un libro dedicato alle intersezioni fra retorica e architetture dell&#8217;informazione. Scrive Luca Rosati:  &#8220;l’idea è stata quella di rinvenire quanto nella modernità possa essere ricondotto all’antico, nella convinzione che un sapere sedimentato come quello della Retorica possa ridimensionare o forse anche solo dare una dimensione chiara al [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il titolo di questa sezione prende spunto da un <a href="http://lucarosati.it/blog/rete-retorica">libro</a> dedicato alle intersezioni fra retorica e <a href="http://webdesign.html.it/guide/leggi/44/guida-architettura-dellinformazione/">architetture dell&#8217;informazione</a>. Scrive Luca Rosati:  &#8220;l’idea è stata quella di rinvenire quanto nella modernità possa essere ricondotto all’antico, nella convinzione che un sapere sedimentato come quello della Retorica possa ridimensionare o forse anche solo dare una dimensione chiara al nuovo&#8221;. In <a href="http://www.bollatiboringhieri.it/scheda.php?codice=9788833957135">Scrittura e filologia nell&#8217;era digitale</a> (2003) avevo tentato proprio questo: rintracciare le radici dell&#8217;odierna &#8217;stilistica&#8217; della rete e contaminare usabilità e retorica, <em>human computer interaction</em> e  disegno industriale (Bruno Munari), ecc.</p>
<p>Da quel progetto nasce la collaborazione con Veronica  Giannini, docente di <a href="http://w3.uniroma1.it/sfll/dsfll/didattica/progr_0809/giannini.html"><em>Retorica e scrittura per i nuovi media</em></a> alla Sapienza ed esperta di architettura dell&#8217;informazione. Insieme abbiamo realizzato vari moduli per <a href="http://www.baicr.it/site/it-IT/Le_Attivit%C3%A0/Formazione_continua/Master_per_le_professioni/Comunicazione_Istituzionale/">corsi di formazione</a> e ultimamente scritto a quattro mani un articolo sull&#8217;analisi dei siti web della pubblica amministrazione (vedi immagine sotto).</p>
<div id="attachment_150" class="wp-caption alignleft" style="width: 210px"><a href="http://testodigitale.infolet.it/files/2009/04/copertina_lovari_masini.jpeg"><img class="size-full wp-image-150" src="http://testodigitale.infolet.it/files/2009/04/copertina_lovari_masini.jpeg" alt="In questo volume vedi &quot;La scrittura istituzionale nel web: formazione o improvvisazione?&quot;, pp. 117-132" width="200" height="295" /></a><p class="wp-caption-text">In questo volume vedi &quot;La scrittura istituzionale nel web: formazione o improvvisazione?&quot;, pp. 117-132</p></div>
<p>Nell&#8217;analisi, concentrata soprattutto sugli aspetti della comunicazione, non abbiamo scelto un modello specifico ma seguendo la nostra esperienza abbiamo unito le riflessioni della linguistica testuale e della pragmatica ai contributi sull&#8217;usabilità e accessibilità dei contenuti sul web.<br />
Questa è la cornice pratico-teorica che fa da sfondo all&#8217;esercitazione di questa settimana: analizzare, commentare ed eventualmente riprogettare un sito istituzionale o comunque che offra servizi rivolti al pubblico, come può essere una associazione o un ente, sia pubblico che privato.</p>
<p>Buon lavoro!</p>
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		<title>Computational journalism?</title>
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		<pubDate>Wed, 08 Apr 2009 14:44:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Domenico Fiormonte</dc:creator>
				<category><![CDATA[Dalla carta al web]]></category>
		<category><![CDATA[giornalismo computazionale]]></category>
		<category><![CDATA[social network]]></category>
		<category><![CDATA[web]]></category>

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		<description><![CDATA[Ecco un altro termine che sembra fatto apposta per metterci in crisi: giornalismo computazionale. Il link al convegno omonimo mi è stato segnalato dall&#8217;amico e collega Roberto Maieli (grazie Rob!). Ma che roba è? L&#8217;espressione è pomposa, ma in realtà riassume qualcosa di intuitivo: tutte quelle tecniche e quelle metodologie informatiche attraverso le quali oggi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ecco un altro termine che sembra fatto apposta per metterci in crisi: <em>giornalismo computazionale</em>. Il link al<a href="http://www.computational-journalism.com/symposium/index.php" target="_blank"> </a><a href="http://www.computational-journalism.com/">convegno omonimo</a> mi è stato segnalato dall&#8217;amico e collega <a href="http://" target="_blank">Roberto Maieli</a> (grazie Rob!). Ma che roba è? L&#8217;espressione è pomposa, ma in realtà riassume qualcosa di intuitivo: tutte quelle tecniche e quelle metodologie informatiche attraverso le quali oggi si scrivono, producono e pubblicano notizie e informazioni. Con qualsiasi medium, sotto qualsiasi forma. Dunque non più o non solo <em>web journalism</em>, giornalismo partecipativo, social network, informazione alternativa, ecc., ma l&#8217;insieme di tutte queste cose e probabilmente di più. Scopritelo nel <a href="http://cj.crowdvine.com/" target="_blank">blog del convegno</a>, ricchissimo di interessanti link.</p>
]]></content:encoded>
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