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	<title>Forme e generi della testualità digitale &#187; Digital Humanities</title>
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	<description>Weblog del corso "Forme e generi della testualità digitale", a.a. 2008-09, Laurea magistrale in "Informazione, Editoria, Giornalismo", Università Roma Tre</description>
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		<title>Cultura &amp; tecnologia</title>
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		<pubDate>Sat, 30 May 2009 15:20:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Domenico Fiormonte</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Communication Studies]]></category>
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		<description><![CDATA[Qualcuno forse (spero) ricorderà che a lezione avevo citato le ricerche di Jennifer Slack, nonché mostrato il suo Culture and technology. Ricorderete anche il discorso che avevo tentato di abbozzare sulla storia dei communication studies, una cui costola si riversò (o si convertì?) alla fine degli anni Ottanta nei (ai) cultural studies. Una delle domande [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Qualcuno forse (spero) ricorderà che a lezione avevo citato le ricerche di <a href="http://www.hu.mtu.edu/~jdslack/" target="_blank">Jennifer Slack</a>, nonché mostrato il suo <a href="http://www.amazon.com/Culture-Technology-Jennifer-Daryl-Slack/dp/0820450073" target="_blank"><em>Culture and technology</em></a>. Ricorderete anche il discorso che avevo tentato di abbozzare sulla storia dei <em>communication studies</em>, una cui costola si riversò (o si convertì?) alla fine degli anni Ottanta nei (ai) <em>cultural studies</em>. Una delle domande di fondo era: che cosa sta accadendo nell&#8217;assetto teorico delle discipline cosiddette &#8216;umanistiche&#8217;? Ebbene pare che questo movimento &#8211; o spostamento &#8211; verso la problematica culturale delle tecnologie non stia passando inosservato nei paraggi dell&#8217;informatica umanistica (o <em>digital humanities</em>). Ovvero non solo archivi e biblioteche, pane e codifica, ma anche <a href="http://mediatedcultures.net" target="_blank">etnografia digitale</a> e <a href="http://infolet.it/2009/04/06/verso-linformatica-culturale/" target="_blank"><em>cultural informatics</em></a>. A essere pignoli, già Steven Johnson, nel suo bel libro <a href="http://www.awdsgn.com/HTML/ResInterCltr.html" target="_blank"><em>Interface Culture</em></a> (1997), aveva tentato di porre il problema dei rapporti fra tecnologie informatiche e cultura non nei termini di uno scontro o di una annessione, ma di una dialettica che finiva per annullarne i confini: &#8220;This book is an attempt to think about the object-world of technology as though it belonged to the world of culture, as though the two worlds were united. For the truth is, they have been united all along&#8221; (p. 1).</p>
<p>Tutto ciò non è sfuggito a una studiosa attenta come Elisabeth Burr, che organizza quest&#8217;anno a Lipsia la prima <a href="http://www.culingtec.uni-leipzig.de/ESU/ESU_1/en/home_en.htm" target="_blank">scuola estiva europea</a> &#8220;Culture &amp; Technology&#8221;. Complimenti al fiuto di Elisabeth e speriamo che questo serva a dare fiducia e idee a tutti coloro che si occupano di informatica e tecnologie &#8211; teorici, smanettoni o entrambi &#8211; ma da un punto di vista culturale.</p>
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		<title>Ultime letture: Innis, McLuhan, Morin, cyberpunk</title>
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		<pubDate>Tue, 24 Mar 2009 16:28:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Domenico Fiormonte</dc:creator>
				<category><![CDATA[Letture]]></category>
		<category><![CDATA[Communication Studies]]></category>
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		<description><![CDATA[Con le ultime tre letture entriamo ormai nella fase &#8220;calda&#8221; e conclusiva della nostra breve incursione negli studi fondativi della comunicazione. Alla fine mi sono lasciato corrompere e ho deciso di scandire anche un capitolo di McLuhan tratto da un testo che alcuni di voi conoscono: Understanding Media (trad. it. Gli strumenti del comunicare). Tutte [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Con le ultime tre letture entriamo ormai nella fase &#8220;calda&#8221; e conclusiva della nostra breve incursione negli studi fondativi della comunicazione. Alla fine mi sono lasciato corrompere e ho deciso di scandire anche un capitolo di McLuhan tratto da un testo che alcuni di voi conoscono: <em>Understanding Media</em> (trad. it. <em>Gli strumenti del comunicare</em>). Tutte le letture sono estratte dall&#8217;eccellente antologia curata da Andrea Miconi, <em>Introduzione alle mediologia</em>, Roma, Luca Sossella, 2000.</p>
<p>Visto che presto dovremo dedicarci interamente alla parte pratica, dopo Ong possiamo prenderci una pausa di una settimana (quella dal 23 al 29 marzo) e sintetizzare queste ultime letture (per altro di argomento omogeneo) in un ultimo e &#8220;pirotecnico&#8221; post da pubblicare entro mercoledì 8 aprile.</p>
<p>Di Innis (file <a href="http://testodigitale.infolet.it/files/2009/03/innis1951.pdf"><strong>1</strong></a>, <a href="http://testodigitale.infolet.it/files/2009/03/innis_pagina_mancante.pdf"><strong>1b</strong></a>) e McLuhan (file <a href="http://testodigitale.infolet.it/files/2009/03/mcluhan1964_100-113.pdf"><strong>1</strong></a> e <a href="http://testodigitale.infolet.it/files/2009/03/mcluhan1964_108-9_114-125.pdf"><strong>2</strong></a>) abbiamo parlato e dunque non mi dilungo, mentre Morin (da leggere per ultimo, file <a href="http://testodigitale.infolet.it/files/2009/03/morin_1962.pdf"><strong>3</strong></a>) merita un discorso a parte. Questo poliedrico filosofo e sociologo francese, autore di moltissime ricerche in vari settori, rappresenta un necessario corollario a Innis e McLuhan, portando alle logiche conseguenze alcune delle loro intuizioni. Innanzitutto egli è fra i primi a parlare in termini non apocalittici di una crisi della &#8220;cultura alta&#8221;, cosi&#8217; come aveva fatto McLuhan ipotizzando la &#8220;fine&#8221; della letteratura (vedi lettera a Innis); solo che Morin estende questa crisi a tutta la cultura umanistica e in genere alla figura dell&#8217;intellettuale (qui s&#8217;intravedono echi di Nietzsche, Heidegger e Husserl, ma tralasciamo). Insomma con lui entriamo direttamente nel cuore del dilemma contemporaneo: continuare a celebrare il funerale della cultura &#8220;alta&#8221; e dell&#8217;intellighentsia a essa collegata (nonché della scuola, dell&#8217;università, ecc. ecc.), oppure ricercare una nuova sintesi che non escluda la cultura di massa? Morin ovviamente propende per questa seconda ipotesi, mettendo metaforicamente sul piatto la propria testa: &#8220;In quanto intellettuale alle prese col problema della cultura, è in discussione innanzi tutto il mio concetto di cultura&#8221; (p. 136). Personalmente mi sento di sottoscrivere in pieno questa frase. Ed è cio&#8217; che mi sforzo di fare anche qui e ora, in questo corso.</p>
<p>Insomma, Morin è l&#8217;anticamera francese dei Cultural Studies (= CS), ovvero di uno studio dei processi e dei prodotti culturali considerati nel loro contesto linguistico, sociale, economico, geopolitico. Come vedete a un certo punto della storia si profila un&#8217;ampia convergenza fra linguisti, antropologi, sociologi, filologi, filosofi, ecc. sull&#8217;idea che studiare una cultura vuol dire studiare gli strumenti, materiali o immateriali, astratti e concreti, attraverso i quali essa produce, comunica e rappresenta sé stessa. La nascita dei CS è figlia di quella crisi di cui parla Morin e al tempo stesso è lo sforzo estremo che le più avanzate frange della cultura umanistica tentano per salvarsi e non soccombere alla globalizzazione. E&#8217; troppo presto per dire se questo tentativo avrà successo, ma come vedremo più avanti anche le <em>Digital Humanities</em> rientrano in questo progetto, che è quello non solo di un rilancio, ma di una vera e propria &#8220;rifondazione&#8221; delle discipline umanistiche.</p>
<p>Ho aggiunto a questo <em>golden lot</em>, come promesso, alcune pagine tratte dal migliore (e unico) saggio bibliografico sulla storia dei communication studies scritto in Italia: M. Sanfilippo/ V. Matera / <em>Da Omero ai Cyberpunk</em>, Castelvecchi, Roma, 1995 (file <a href="http://testodigitale.infolet.it/files/2009/03/matera_sanfilippo95_13-29.pdf"><strong>4</strong></a>). Su questo testo non dovete scrivere obbligatoriamente un post, ma leggetelo perché è estremamente utile per orientarvi (sono poche pagine), oltre al fatto che fornisce il profilo di un importante autore di cui non abbiamo fatto in tempo a parlare, Eric Havelock.</p>
<p>[A proposito, pur essendomi dimostrato un pessimo venditore, mi corre l'obbligo di ricordarvi che tutte queste cose le trovate sviscerate nella prima parte di <a href="http://www.bollatiboringhieri.it/scheda.php?codice=9788833957135" target="_blank"><em>Scrittura e filologia nell'era digitale</em></a> . Ci ho messo dieci anni per scriverlo e non sarebbe facile (né sano) riassumerlo in 72 ore…]</p>
<p>p.s. Nelle pagine di <em>Da Omero ai Cyberpunk</em> noterete qualche nota autografa che non ho avuto cuore di cancellare. Perdonate l&#8217;amarcord, ma questo libricino di 130 pagine fu per me fondamentale perché mi fornì, proprio a ridosso della partenza per gli Stati Uniti, una &#8220;mappa&#8221; per orientarmi nella selva interdisciplinare della comunicazione e allo stesso tempo mi confermò di essere sulla strada giusta per la mia tesi. Vi auguro di essere altrettanto fortunati e<br />
di incontrare anche voi un libro-bussola che vi accompagni e orienti lungo le vostre ricerche.</p>
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