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	<title>Forme e generi della testualità digitale &#187; McLuhan</title>
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	<description>Weblog del corso "Forme e generi della testualità digitale", a.a. 2008-09, Laurea magistrale in "Informazione, Editoria, Giornalismo", Università Roma Tre</description>
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		<title>Elaborati finali del corso 2008-09</title>
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		<pubDate>Sat, 03 Oct 2009 00:59:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Domenico Fiormonte</dc:creator>
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		<category><![CDATA[giornalismo partecipativo]]></category>
		<category><![CDATA[letteratura digitale]]></category>
		<category><![CDATA[McLuhan]]></category>
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		<category><![CDATA[Walter Ong]]></category>
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		<description><![CDATA[Il corso &#8220;Forme e generi&#8221; riparte il 5 ottobre 2009 con i seguenti orari: lunedì dalle 13 alle 16, mercoledì dalle 10 alle 13, sempre nell&#8217;aula informatica dell&#8217;edificio B. Quale inizio migliore che rivedere insieme il lavoro conclusivo degli studenti? In alternativa all&#8217;esame tradizionale, infatti, il corso prevedeva che studenti e studentesse realizzassero un elaborato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il corso &#8220;Forme e generi&#8221; riparte il 5 ottobre 2009 con i seguenti orari: lunedì dalle 13 alle 16, mercoledì dalle 10 alle 13, sempre nell&#8217;aula informatica dell&#8217;edificio B. Quale inizio migliore che rivedere insieme il lavoro conclusivo degli studenti? In alternativa all&#8217;esame tradizionale, infatti, il corso prevedeva che studenti e studentesse realizzassero un elaborato finale in formato digitale. Gli elaborati sono stati di tre tipi: un Wiki su uno degli argomenti del programma (a scelta dello studente); un Blog (idem); la codifica XML di testi collegati alla <a href="http://nexos.cisi.unito.it/joomla/cooperare/">ricerca PRIN</a> da me coordinata. A parte un gruppetto di spericolati codificatori e una <a href="http://tada.mcmaster.ca/Main/TATutorialItalian" target="_blank">traduttrice</a>, la maggioranza si è concentrata sul Wiki (un solo blog!). I temi scelti spaziano dal rapporto parola-immagine alla la scrittura collaborativa, dal giornalismo partecipativo all&#8217;usabilità dei siti web, senza dimenticare le applicazioni emergenti del Web 2.0 e le sperimentazioni della letteratura digitale. Ma non sono mancate riflessioni teoriche sulla prima parte del corso, quella dedicata alla lettura dei &#8220;classici&#8221; della comunicazione, come Walter Ong, McLuhan, Goody, Innis, ecc.</p>
<p>Invito tutti a esplorare il lavoro svolto dagli studenti: quasi sempre s&#8217;impara qualcosa di nuovo. Ma l&#8217;aspetto più interessante probabilmente è il modo in cui la forma ipertestuale ha fatto riflettere autori e autrici sull&#8217;organizzazione dell&#8217;informazione, cioè sul ruolo &#8220;cognitivo&#8221; e <em>knowledge-shaping</em> che nell&#8217;economia della scrittura svolge l&#8217;architettura dei contenuti.</p>
<p>Questo l&#8217;elenco (spero completo!) degli elaborati:</p>
<p><a href="http://claudiaiaboni.pbworks.com" target="_blank">claudiaiaboni.pbworks.com</a><br />
<a href="http://laletteraturadopoilworldwideweb.pbworks.com/" target="_blank">laletteraturadopoilworldwideweb.pbworks.com</a><br />
<a href="http://flaminiatommasi.pbworks.com" target="_blank">flaminiatommasi.pbworks.com</a><br />
<a href="http://humanspirit.pbworks.com" target="_blank">humanspirit.pbworks.com</a><br />
<a href="http://immaginitestuali.pbworks.com" target="_blank">immaginitestuali.pbworks.com</a><br />
<a href="http://interfacceculturali.pbworks.com" target="_blank">interfacceculturali.pbworks.com</a><br />
<a href="http://lindamuzi84.pbworks.com" target="_blank">lindamuzi84.pbworks.com</a><br />
<a href="http://metamorfosidellascrittura.pbworks.com" target="_blank">metamorfosidellascrittura.pbworks.com</a><br />
<a href="http://mutamenti.pbworks.com" target="_blank">mutamenti.pbworks.com</a><br />
<a href="http://paroleimmagini.pbworks.com" target="_blank">paroleimmagini.pbworks.com</a><br />
<a href="http://spatu84.pbworks.com" target="_blank">spatu84.pbworks.com</a><br />
<a href="http://usabilita.pbworks.com" target="_blank">usabilita.pbworks.com</a><br />
<a href="http://walterongwork.pbworks.com" target="_blank">walterongwork.pbworks.com</a><br />
<a href="http://comunicazionetestuale.wordpress.com/intro/" target="_blank">http://comunicazionetestuale.wordpress.com/intro/</a></p>
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		<title>Ultime letture: Innis, McLuhan, Morin, cyberpunk</title>
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		<pubDate>Tue, 24 Mar 2009 16:28:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Domenico Fiormonte</dc:creator>
				<category><![CDATA[Letture]]></category>
		<category><![CDATA[Communication Studies]]></category>
		<category><![CDATA[cultura umanistica]]></category>
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		<description><![CDATA[Con le ultime tre letture entriamo ormai nella fase &#8220;calda&#8221; e conclusiva della nostra breve incursione negli studi fondativi della comunicazione. Alla fine mi sono lasciato corrompere e ho deciso di scandire anche un capitolo di McLuhan tratto da un testo che alcuni di voi conoscono: Understanding Media (trad. it. Gli strumenti del comunicare). Tutte [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Con le ultime tre letture entriamo ormai nella fase &#8220;calda&#8221; e conclusiva della nostra breve incursione negli studi fondativi della comunicazione. Alla fine mi sono lasciato corrompere e ho deciso di scandire anche un capitolo di McLuhan tratto da un testo che alcuni di voi conoscono: <em>Understanding Media</em> (trad. it. <em>Gli strumenti del comunicare</em>). Tutte le letture sono estratte dall&#8217;eccellente antologia curata da Andrea Miconi, <em>Introduzione alle mediologia</em>, Roma, Luca Sossella, 2000.</p>
<p>Visto che presto dovremo dedicarci interamente alla parte pratica, dopo Ong possiamo prenderci una pausa di una settimana (quella dal 23 al 29 marzo) e sintetizzare queste ultime letture (per altro di argomento omogeneo) in un ultimo e &#8220;pirotecnico&#8221; post da pubblicare entro mercoledì 8 aprile.</p>
<p>Di Innis (file <a href="http://testodigitale.infolet.it/files/2009/03/innis1951.pdf"><strong>1</strong></a>, <a href="http://testodigitale.infolet.it/files/2009/03/innis_pagina_mancante.pdf"><strong>1b</strong></a>) e McLuhan (file <a href="http://testodigitale.infolet.it/files/2009/03/mcluhan1964_100-113.pdf"><strong>1</strong></a> e <a href="http://testodigitale.infolet.it/files/2009/03/mcluhan1964_108-9_114-125.pdf"><strong>2</strong></a>) abbiamo parlato e dunque non mi dilungo, mentre Morin (da leggere per ultimo, file <a href="http://testodigitale.infolet.it/files/2009/03/morin_1962.pdf"><strong>3</strong></a>) merita un discorso a parte. Questo poliedrico filosofo e sociologo francese, autore di moltissime ricerche in vari settori, rappresenta un necessario corollario a Innis e McLuhan, portando alle logiche conseguenze alcune delle loro intuizioni. Innanzitutto egli è fra i primi a parlare in termini non apocalittici di una crisi della &#8220;cultura alta&#8221;, cosi&#8217; come aveva fatto McLuhan ipotizzando la &#8220;fine&#8221; della letteratura (vedi lettera a Innis); solo che Morin estende questa crisi a tutta la cultura umanistica e in genere alla figura dell&#8217;intellettuale (qui s&#8217;intravedono echi di Nietzsche, Heidegger e Husserl, ma tralasciamo). Insomma con lui entriamo direttamente nel cuore del dilemma contemporaneo: continuare a celebrare il funerale della cultura &#8220;alta&#8221; e dell&#8217;intellighentsia a essa collegata (nonché della scuola, dell&#8217;università, ecc. ecc.), oppure ricercare una nuova sintesi che non escluda la cultura di massa? Morin ovviamente propende per questa seconda ipotesi, mettendo metaforicamente sul piatto la propria testa: &#8220;In quanto intellettuale alle prese col problema della cultura, è in discussione innanzi tutto il mio concetto di cultura&#8221; (p. 136). Personalmente mi sento di sottoscrivere in pieno questa frase. Ed è cio&#8217; che mi sforzo di fare anche qui e ora, in questo corso.</p>
<p>Insomma, Morin è l&#8217;anticamera francese dei Cultural Studies (= CS), ovvero di uno studio dei processi e dei prodotti culturali considerati nel loro contesto linguistico, sociale, economico, geopolitico. Come vedete a un certo punto della storia si profila un&#8217;ampia convergenza fra linguisti, antropologi, sociologi, filologi, filosofi, ecc. sull&#8217;idea che studiare una cultura vuol dire studiare gli strumenti, materiali o immateriali, astratti e concreti, attraverso i quali essa produce, comunica e rappresenta sé stessa. La nascita dei CS è figlia di quella crisi di cui parla Morin e al tempo stesso è lo sforzo estremo che le più avanzate frange della cultura umanistica tentano per salvarsi e non soccombere alla globalizzazione. E&#8217; troppo presto per dire se questo tentativo avrà successo, ma come vedremo più avanti anche le <em>Digital Humanities</em> rientrano in questo progetto, che è quello non solo di un rilancio, ma di una vera e propria &#8220;rifondazione&#8221; delle discipline umanistiche.</p>
<p>Ho aggiunto a questo <em>golden lot</em>, come promesso, alcune pagine tratte dal migliore (e unico) saggio bibliografico sulla storia dei communication studies scritto in Italia: M. Sanfilippo/ V. Matera / <em>Da Omero ai Cyberpunk</em>, Castelvecchi, Roma, 1995 (file <a href="http://testodigitale.infolet.it/files/2009/03/matera_sanfilippo95_13-29.pdf"><strong>4</strong></a>). Su questo testo non dovete scrivere obbligatoriamente un post, ma leggetelo perché è estremamente utile per orientarvi (sono poche pagine), oltre al fatto che fornisce il profilo di un importante autore di cui non abbiamo fatto in tempo a parlare, Eric Havelock.</p>
<p>[A proposito, pur essendomi dimostrato un pessimo venditore, mi corre l'obbligo di ricordarvi che tutte queste cose le trovate sviscerate nella prima parte di <a href="http://www.bollatiboringhieri.it/scheda.php?codice=9788833957135" target="_blank"><em>Scrittura e filologia nell'era digitale</em></a> . Ci ho messo dieci anni per scriverlo e non sarebbe facile (né sano) riassumerlo in 72 ore…]</p>
<p>p.s. Nelle pagine di <em>Da Omero ai Cyberpunk</em> noterete qualche nota autografa che non ho avuto cuore di cancellare. Perdonate l&#8217;amarcord, ma questo libricino di 130 pagine fu per me fondamentale perché mi fornì, proprio a ridosso della partenza per gli Stati Uniti, una &#8220;mappa&#8221; per orientarmi nella selva interdisciplinare della comunicazione e allo stesso tempo mi confermò di essere sulla strada giusta per la mia tesi. Vi auguro di essere altrettanto fortunati e<br />
di incontrare anche voi un libro-bussola che vi accompagni e orienti lungo le vostre ricerche.</p>
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		<title>Terza lettura: Walter Ong</title>
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		<pubDate>Tue, 24 Mar 2009 16:02:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Domenico Fiormonte</dc:creator>
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		<category><![CDATA[tecnologia della scrittura]]></category>

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		<description><![CDATA[La terza lettura è tratta dal libro di Walter Ong, Oralità e scrittura, Il Mulino, 1986 (ed. or. Orality and Literacy: The Technologizing of the Word, 1982). Walter Ong nasce come docente di letteratura inglese, ma probabilmente è uno dei maggiori storici della cultura di fine Novecento. Fu collega e collaboratore di Marshall McLuhan a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La terza lettura è tratta dal libro di Walter Ong, <em>Oralità e scrittura</em>, Il Mulino, 1986 (ed. or. <em>Orality and Literacy: The Technologizing of the Word</em>, 1982). Walter Ong nasce come docente di letteratura inglese, ma probabilmente è uno dei maggiori storici della cultura di fine Novecento. Fu collega e collaboratore di Marshall McLuhan a Toronto e fra i due ci fu un frequente scambio, tanto che si è spesso parlato di influenze mutue. Insieme al grecista Eric Havelock e ad Harold Adams Innis (che presenterò più avanti) i quattro formano l&#8217;embrione della cosiddetta &#8220;scuola di Toronto&#8221; che è alla base della nascita dei Communication Studies in USA. Tuttavia, rispetto a McLuhan, Ong nei suoi studi appare più rigoroso e più chiaro. Esiste un splendido sito a lui dedicato che contiene numerosi inediti: http://libraries.slu.edu/sc/ong/</p>
<p>Le pagine che vi propongo [file <a href="http://testodigitale.infolet.it/files/2009/03/ong82_119-127.pdf"><strong>1</strong></a> e <a href="http://testodigitale.infolet.it/files/2009/03/ong82_139-155.pdf"><strong>2</strong></a>], rispetto ad Arsuaga e Goody, entrano nel vivo della nostra discussione: il rapporto fra parola e tecnologia, l&#8217;apparire di nuove forme di conoscenza (es. il libro) e di conseguenza di nuovi stili cognitivi. Pur essendo stato scritto nel 1982 il libro pone già alcuni importanti interrogativi sullo scenario informatico.</p>
<p>Alcune schiette affermazioni di Ong negli anni successivi sono diventate, come è accaduto per McLuhan negli anni Sessanta, degli slogan. Per esempio la frase che leggiamo nella prima pagina: &#8220;la scrittura ha trasformato la mente umana&#8221;. Tuttavia Ong è più circostanziato e più cauto dei suoi epigoni e soprattutto analizza e interpreta in modo originale una grande quantità di dati. Lettura sempre affascinante e coinvolgente, <em>Oralità e scrittura</em> rimane ancora<br />
oggi uno dei &#8216;must-read&#8217; di ogni studioso di comunicazione.</p>
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