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	<title>Forme e generi della testualità digitale &#187; nuovi media</title>
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	<description>Weblog del corso "Forme e generi della testualità digitale", a.a. 2008-09, Laurea magistrale in "Informazione, Editoria, Giornalismo", Università Roma Tre</description>
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		<title>Usabilità o la retorica del web</title>
		<link>http://testodigitale.infolet.it/2009/04/19/usabilita-o-la-retorica-del-web/</link>
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		<pubDate>Sun, 19 Apr 2009 11:47:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Domenico Fiormonte</dc:creator>
				<category><![CDATA[Rete e retorica]]></category>
		<category><![CDATA[architettura dell'informazione]]></category>
		<category><![CDATA[Bruno Munari]]></category>
		<category><![CDATA[comunicazione pubblica]]></category>
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		<description><![CDATA[Il titolo di questa sezione prende spunto da un libro dedicato alle intersezioni fra retorica e architetture dell&#8217;informazione. Scrive Luca Rosati:  &#8220;l’idea è stata quella di rinvenire quanto nella modernità possa essere ricondotto all’antico, nella convinzione che un sapere sedimentato come quello della Retorica possa ridimensionare o forse anche solo dare una dimensione chiara al [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il titolo di questa sezione prende spunto da un <a href="http://lucarosati.it/blog/rete-retorica">libro</a> dedicato alle intersezioni fra retorica e <a href="http://webdesign.html.it/guide/leggi/44/guida-architettura-dellinformazione/">architetture dell&#8217;informazione</a>. Scrive Luca Rosati:  &#8220;l’idea è stata quella di rinvenire quanto nella modernità possa essere ricondotto all’antico, nella convinzione che un sapere sedimentato come quello della Retorica possa ridimensionare o forse anche solo dare una dimensione chiara al nuovo&#8221;. In <a href="http://www.bollatiboringhieri.it/scheda.php?codice=9788833957135">Scrittura e filologia nell&#8217;era digitale</a> (2003) avevo tentato proprio questo: rintracciare le radici dell&#8217;odierna &#8216;stilistica&#8217; della rete e contaminare usabilità e retorica, <em>human computer interaction</em> e  disegno industriale (Bruno Munari), ecc.</p>
<p>Da quel progetto nasce la collaborazione con Veronica  Giannini, docente di <a href="http://w3.uniroma1.it/sfll/dsfll/didattica/progr_0809/giannini.html"><em>Retorica e scrittura per i nuovi media</em></a> alla Sapienza ed esperta di architettura dell&#8217;informazione. Insieme abbiamo realizzato vari moduli per <a href="http://www.baicr.it/site/it-IT/Le_Attivit%C3%A0/Formazione_continua/Master_per_le_professioni/Comunicazione_Istituzionale/">corsi di formazione</a> e ultimamente scritto a quattro mani un articolo sull&#8217;analisi dei siti web della pubblica amministrazione (vedi immagine sotto).</p>
<div id="attachment_150" class="wp-caption alignleft" style="width: 210px"><a href="http://testodigitale.infolet.it/files/2009/04/copertina_lovari_masini.jpeg"><img class="size-full wp-image-150" src="http://testodigitale.infolet.it/files/2009/04/copertina_lovari_masini.jpeg" alt="In questo volume vedi &quot;La scrittura istituzionale nel web: formazione o improvvisazione?&quot;, pp. 117-132" width="200" height="295" /></a><p class="wp-caption-text">In questo volume vedi &quot;La scrittura istituzionale nel web: formazione o improvvisazione?&quot;, pp. 117-132</p></div>
<p>Nell&#8217;analisi, concentrata soprattutto sugli aspetti della comunicazione, non abbiamo scelto un modello specifico ma seguendo la nostra esperienza abbiamo unito le riflessioni della linguistica testuale e della pragmatica ai contributi sull&#8217;usabilità e accessibilità dei contenuti sul web.<br />
Questa è la cornice pratico-teorica che fa da sfondo all&#8217;esercitazione di questa settimana: analizzare, commentare ed eventualmente riprogettare un sito istituzionale o comunque che offra servizi rivolti al pubblico, come può essere una associazione o un ente, sia pubblico che privato.</p>
<p>Buon lavoro!</p>
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		<title>Seconda lettura: Jack Goody</title>
		<link>http://testodigitale.infolet.it/2009/03/24/seconda-lettura-jack-goody/</link>
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		<pubDate>Tue, 24 Mar 2009 15:51:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Domenico Fiormonte</dc:creator>
				<category><![CDATA[Letture]]></category>
		<category><![CDATA[antropologia]]></category>
		<category><![CDATA[Goody]]></category>
		<category><![CDATA[interfaccia]]></category>
		<category><![CDATA[logica della scrittura]]></category>
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		<category><![CDATA[oralità]]></category>
		<category><![CDATA[poesia orale]]></category>
		<category><![CDATA[scrittura]]></category>

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		<description><![CDATA[Jack Goody è uno dei più grandi antropologi viventi. Insieme agli studi di Eric Havelock e Walter Ong, il lavoro di Goody costituisce il terzo pilastro fondamentale degli studi sul ruolo della scrittura nella società. Esistono naturalmente molti altri autori importanti che hanno studiato la storia e l&#8217;evoluzione della scrittura e della sua influenza, ma [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Jack_Goody" target="_blank">Jack Goody</a> è uno dei più grandi antropologi viventi. Insieme agli studi di Eric<br />
Havelock e Walter Ong, il lavoro di Goody costituisce il terzo pilastro<br />
fondamentale degli studi sul ruolo della scrittura nella società. Esistono<br />
naturalmente molti altri autori importanti che hanno studiato la storia e<br />
l&#8217;evoluzione della scrittura e della sua influenza, ma è dagli autori citati<br />
(oltre al solito McLuhan) che, consapevolmente o meno, originano molti degli<br />
approcci teorici che imperversano nello scenario sociologico dei nuovi media. Io<br />
stesso ho scelto l&#8217;argomento della mia tesi di laurea sulla scrittura<br />
elettronica, nel 1992, grazie all&#8217;incontro con Goody &amp; c., ma noto che gran<br />
parte della letteratura sociologica odierna tende a dimenticarli.</p>
<p>Tra la fine degli anni &#8217;70 e la metà degli anni &#8217;80 Goody pubblicò alcuni dei<br />
lavori più importanti sul ruolo della scrittura nelle società, operando<br />
importanti e decisivi confronti fra società orali e semi-alfabetizzate in Africa<br />
e in altri paesi non-occidentali. Ne cito tre fra quelli tradotti in Italia:<br />
<em>L&#8217;addomesticamento del pensiero selvaggio</em> (ed. or. 1977); <em>La logica della<br />
scrittura e l&#8217;organizzazione della società</em> (ed. or. 1986); <em>Il suono e i<br />
segni</em>, Milano, Il Saggiatore, 1989 (ed. or. <em>The interface between the oral and<br />
the written</em>, 1987). Ed è da quest&#8217;ultimo, uno di quelli meno noti in Italia, che<br />
ho deciso di attingere per la terza lettura.</p>
<p>Nel capitolo che vi propongo (file <a href="http://testodigitale.infolet.it/files/2009/03/goody87_89-107.pdf">1</a> e <a href="http://testodigitale.infolet.it/files/2009/03/goody87_108-119.pdf">2</a>) Goody affronta lo spinoso tema della poesia orale,<br />
analizzando la tradizione africana e mettendola a confronto con le ipotesi<br />
sull&#8217;oralità dei poemi omerici. Pur non nascondendo tutti i limiti e i pericoli<br />
della ricerca sul campo, Goody riesce a fare piazza pulita di una serie di<br />
luoghi comuni su come storicamente noi occidentali ci siamo rappresentati e<br />
raffigurati l&#8217;oralità e il suo rapporto con le altre forme di comunicazione. Una<br />
lettura non facile, ma salutare, che ci spinge anche a riflettere su come venga<br />
spesso percepito in modo superficiale il rapporto fra oralità e scrittura nei<br />
nuovi media. Molte delle sue riflessioni inoltre ci torneranno utili quando<br />
affronteremo la pratica e la teoria del documento digitale, sia nei suoi aspetti<br />
tecnici &#8220;interni&#8221; sia negli aspetti linguistico-testuali &#8220;esterni&#8221;.</p>
<p>Di questo volume (se riuscite a trovarlo) vi consiglio anche la lettura<br />
dell&#8217;ultimo capitolo, &#8220;Linguaggio e scrittura&#8221;. All&#8217;inizio pensavo di proporvi<br />
questo capitolo conclusivo, ma poi ho pensato che più che di conclusioni in<br />
questa fase del corso (e della vostra formazione) era più utile provocarvi con<br />
qualcosa di più dichiaratamente &#8220;antropologico&#8221; che sociologico.</p>
<p>Buona lettura</p>
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