L’informazione alternativa sul web

Dopo le comparazioni fra giornali di carta e in rete, abbiamo constatato come l'informazione online stia cambiando forme e ruoli del giornalismo tradizionale. Suggerivo di approfondire la questione estendendo l'analisi al vasto mondo dell'informazione cosiddetta 'alternativa', ai network indipendenti e al neonato giornalismo partecipativo (citizen journalism). A voi la parola.

15 comments for “L’informazione alternativa sul web

  1. claudiaiaboni
    27 Marzo 2009 at 09:32

    Siti d’informazione alternativa.

    “È nell’informazione alternativa che risiede, la speranza di un accesso più equo agli strumenti della comunicazione, di un’informazione più affidabile e meno viziata, più completa e meno sporadica: in poche parole, di un’informazione più autentica.”
    È questo il concetto che viene espresso visitando i siti d’informazione alternativa come ad esempio: Indymedia, Information Gerrilla” o anche “Citizen journalism”.
    Il concetto di informazione alternativa, negli anni passati, è stato proposto in diversi modi ed è stato spesso accompagnato dal sospetto di scarsa professionalità , e solitamente gli vengono attribuiti due significati principali:
    – da una parte la creazione, l’elaborazione e l’uso di canali di comunicazione diversi – e, appunto, alternativi – rispetto a: canali editoriali, ca¬nali radiofonici, canali audiovisivi, canali informativi in generale.
    – dall’altra parte, per “informazione alternativa” si intendeva un modo diverso di usare gli stessi canali ufficiali per raccontare un’altra verità, per offrire un’informazione differente.

    Si parla di alternativa dunque non solo per i mezzi usati, ma anche per il contenuto narrato.
    Navigando sui siti sopra citati, ho potuto notare che Indymedia mostra una pagina carica di informazioni e notizie, forse anche troppe, a livello di grafica la pagina appare poco lineare e piuttosto confusionaria. Le notizie principali occupano la parte centrale della pagina, quelle secondarie sono dislocate in due colonne ai margini della stessa, la disposizione degli articoli contenuti nelle colonne, rende tutto molto caotico. A parer mio, la massiccia presenza del testo scritto, non facilita la navigazione ad un lettore nuovo o che incorre come prima volta nella lettura di questi siti.
    Ponendomi io, ovviamente come lettrice, non sono riuscita a primo impatto e decifrare quale fosse la notizia principale o comunque quella a cui loro davano maggiore risalto, al contrario in un giornale online l’aspetto grafico conduce il lettore in una facile interpretazione del sito, che attraverso immagini, font diversi ti indica anche il senso di lettura del giornale.
    Troviamo su Indypedia una cronaca più particolareggiata, essendo un network globale, offre notizie riguardanti l’Africa, il Canada, l’Asia orientale, l’Europa, l’America Latina, novità queste che nel giornale online normalmente non si trovano.
    Dietro ognuno di questi siti, c’è un’aggregazione, una comunità. Un link (“Principi di aggregazione”) presente nel sito stesso, avvalora questa tesi, poiché ci sono dei principi di aggregazione, stabiliti dalla comunità stessa, come la garanzia dell’anonimato, cosa che sul giornale online non troviamo, tutti gli articoli hanno un loro autore che compare in maniera esplicita, continuando con questi principi troviamo anche l’introduzione di strumenti per la tutela dei dati, e infine la tutela, l’integrità e la fruibilità dei contenuti pubblicati.
    Il sito presenta anche una sezione nella quale i lettori possono interagire con il sito lasciando articoli, commenti, video, ogni sorta di informazione.
    Navigando anche sul sito di ” Information Guerrilla” le impressioni che ho avuto sono più o meno le stesse, l’home page è di difficile leggibilità, le notizie sono poco evidenziate e mal distribuite.
    Gli articoli hanno dei titoli molto particolari, tipico espediente per attirare l’attenzioni del lettore, (forse questo è l’unico espediente usato, perché per il resto il lettore potrebbe facilmente perdersi data la struttura stessa della pagina) e trattano i più svariati argomenti: ” Anche i blogger sono perseguitati in Iran”, ” Dio c’è o ci fa”, oppure ” Sronda la ronda e randellala crisi” e molti altri.
    Concludo dicendo che, leggendo i commenti lasciati in rete dai lettori, si evidenzia ancora di più, l’appartenenza ad una comunità, che viene manifestata tanto con il linguaggio, semplice, essenziale, usato da tutti commentatori e scrittori di articoli, quanto con le idee.
    La linea dei siti è palesemente espressa e messa in luce in tutti i modi.
    Ora però quello che mi chiedo è: dietro l’attività e l’impegno di chi intende proporre un’ informazione alternativa si ritrova sempre una ricerca di verità? L’obiettivo è quello di comunicare una verità più vera?

  2. mariacristinacondello
    27 Marzo 2009 at 10:47

    [Commento di Maria Cristina Condello e Maria Linda Muzi]

    Navigando su internet e, in particolare prendendo in considerazione alcuni siti di informazione alternativa, diverse sono state le impressioni riguardanti lo stile (tra grafica e contenuti) adottato.
    (Partiamo innanzitutto con il dire che siamo d’accordo con quanto ha affermato Pietro e ossia che questi siti di informazione alternativa sono schierati politicamente a sinistra).
    Il sito “Guerrilla information” ad esempio, è un sito sostenuto da donazioni da parte degli utenti che si occupa di varie sezioni culturali: cronaca nazionale e internazionale, rubriche, riflessioni…
    Il suo obiettivo è quello di contribuire ad una informazione alternativa e indipendente. Ricerca quanto di veramente interessante e’ possibile trovare su siti web, newsgroup, mailing list, newsletter, per leggere la realtà oltre le menzogne e la propaganda dei mass media.
    Altro sito è “Indymedia” che ha lo stesso identico obiettivo di Guerrilla e offre l’informazione pura e radicale così come essa si presenta. Il sito è consultabile in molte lingue e inoltre è possibile osservare la realtà tramite reportage fotografici.
    E infine ultimo sito analizzato è stato “Citizen Journalist” che a primo impatto ci è sembrato il più lineare e comprensibile. Il sito offre una grafica molto semplificata e fornisce contributi di informazione tramite video e immagini.
    The Citizen Journalist o ‘giornalismo collaborativo’ non è altro che una ‘nuova dimensione’ di fare giornalismo. Frutto della collaborazione con il più semplice cittadino, che può partecipare all’informazione, fornendo contributi fotografici, video o commenti.
    Siamo in un’era in cui l’informazione solo dall’alto verso il basso non è più possibile, il cittadino oggi è consapevole, informato e ‘vuole parlare’, vuole cercare di comprendere le dinamiche in atto e partecipare.
    Come ripreso dal The New York Times, “Internet oggi si presta come ‘portavoce’ degli individui”, non a caso attraverso vari link, abbiamo trovato indicazioni su YELP, un sito di recensioni fatte dai cittadini molto importante negli Stati Uniti.
    Nella home di TCJ abbiamo notato una certa linearità e chiarezza, sia nella disposizione degli articoli, che nel modo in cui essi vengono riportati. Andando alla voce ‘tutte le notizie’ appare una lista di articoli, più o meno recenti. Articoli che lo stesso cittadino, blogger o giornalista indipendente mette in Rete per cercare di prendere in mano le redini della situazione, in contesti politici e sociali che, soprattutto oggi, limitano l’esercizio di una stampa libera da condizionamenti.
    Indymedia è un altro network di cittadini e media con lo stesso scopo del precedente.
    Vuol creare una rete di informazione indipendente e globale attraverso il ‘potere’ del cittadino e quindi l’auto-rappresentazione di un segmento sociale. In Indymedia l’informazione è aperta, chiunque può lasciare un commento (positivo o negativo che sia).
    Abbiamo trovato di Indymedia che:
    -Rifiuta le logiche editoriali;
    -Costa in un anno quanto un Tg in un minuto;
    -Non ha somiglianze con i più vasti siti di Infoitanment ( quelli che uniscono le logiche dell’informazione all’ intrattenimento).
    Analizzando la pagina web troviamo:
    -Testata
    -Colonna destra: dove sono collocati i post anonimi degli utenti;
    -Colonna sinistra: c’è il menu con i vari link;
    -Colonna centrale: contiene le ‘features’ o approfondimenti collettivi, su temi ed eventi che raccolgono maggiore attenzione dagli utenti.

    In entrambi i siti, quali sono i problemi di questa “informazione alternativa”?
    Innanzitutto per noi il primo è un problema di ATTENDIBILITA’, in quanto la fonte della notizia, in alcuni casi, è un individuo di cui non si sa l’identità. E la mancanza di identità a volte può portare a dubitare della veridicità della notizia stessa.
    Quali le caratteristiche positive?
    Questi siti permettono un sistema di informazione pluridirezionale (libero, aperto e orizzontale) e non più dall’alto verso il basso e quindi in modo unidirezionale.
    Il cittadino fa da medium, filtra i contenuti e li mette a disposizione degli altri lettori. Diventa esso stesso reporter e racconta ciò che vive e vede, contribuisce alla sua verità alla descrizione di un fatto-evento.
    Io come soggetto esterno che leggo il blog, avendo di fronte vari punti di vista, analizzo le varie sfaccettature e acquisto via via una narrazione più completa dei fatti.
    Il giornalista di professione, invece, non partecipa agli eventi, li racconta da un punto di vista esterno, spesso senza conoscere la situazione di cui parla.

    Oggi ad esempio Associated Press sta studiando una nuova applicazione che permette a chiunque abbia Apple I Phone, di inviare direttamente foto e testi se si trova ad essere testimone di un qualsiasi evento.
    Navigando nella Rete abbiamo trovato molti esempi che rimandano a questo tentativo di voler sempre più ‘democratizzare l’informazione’.
    Abbiamo trovato vari link su questa scia:
    -Cityzen Tube: il canale di You Tube dedicato al Cityzen Journalism;
    -CityZenBlog: dove ‘dominano’ i Vlogger (cioè i videobloggers di TbTv).

    Poi molto importante, a nostro avviso, è l’indicazione della nascita di un nuovo format per la Rai che andrà in onda su Rai Educational. La realizzazione dipenderà dal lavoro dei ‘vlogger’ e quindi dal lavoro degli stessi cittadini che si fungono da ideatori e realizzatori di video. Quindi il cittadino in questo nuovo format diventa autore e lettore al tempo stesso.
    Si risolve qui il problema relativo all’identità perché, ogni video trasmesso riporterà l’indicazione di chi lo ha prodotto.

    Un caso esemplificativo di Citizen Journalism è avvenuto lo scorso anno a Perugia, in occasione del Festival Internazionale del Giornalismo. In uno stand apposito si potevano lasciare commenti e pubblicare articoli, con lo scopo di creare un vero e proprio pluralismo informatico.
    In questa occasione per la prima volta, sono venuti in Italia gli “Vanguard Journalist”.
    Un gruppo di ragazzi americani, sono blogger,filmaker, giornalisti indipendenti, con l’obiettivo di creare una coscienza collettiva attraverso lo scambio partecipativo di informazioni su una piattaforma che integra tv e internet, 24h su 24.
    Visualizzando il blog alla pagina http://current.com/domandevanguard é possibile postare domande e votare video.
    ‘Current’ è il social news network globale di scambio di informazioni e attività fondato nel 2005 da Al Gore.
    Cliccando sul link a destra appaiono varie notizie tra le quali anche il caso di mercoledì 18 Marzo accaduto alla Sapienza, lo scontro tra manifestanti e le forze dell’ordine, polizia e finanza.
    Tutto ripreso da un ragazzo tramite videocamera e poi messo nel blog (ecco che si torna al TCJ).

  3. elisastrozzi
    27 Marzo 2009 at 15:02

    Confronto testate ufficiali/forme di citizen journalism

    Per quanto riguarda il lavoro propostoci dal professore, vorrei realizzare un lavoro di comparazione
    nella modalità di presentazione delle notizie ,dal punto di vista contenutistico e formale, che si riscontra in un sito di giornalismo partecipativo italiano (agoravox), notando le differenze rispetto ad una testata on-line (Il Manifesto).

    AgoraVox è sorto in Francia nel 2005 in un preciso contesto politico-sociale, ossia per rispondere all’esigenza di un’informazione alternativa a quella ufficiale, in occasione del referendum sulla Costituzione Europea, durante il quale si riscontrava una particolare discrepanza tra l’opinione pubblica e quella dei politici e dei media mainstream. L’idea di un giornale partecipativo scaturisce, poi, dalla necessità di raccontare in maniera più particolareggiata e approfondita (e soprattutto utilizzando il punto di vista del destinatario del messaggio) la tragedia dello Tsunami. Il numero dei reporter ammonta a qualche migliaia (in Italia e in Francia): il loro compito è la composizione e l’elaborazione degli articoli, sottoposti in un secondo momento all’opera di selezione da parte dei coordinatori. In base alle preferenze e ai commenti degli utenti, un articolo sale o scende in classifica. I criteri di classificazione delle notizie pubblicate vanno dalla pertinenza rispetto all’argomento trattato, alla sua attualità fino al grado di apporto originale introdotto. Sono previste diverse operazioni di filtraggio della qualità dell’informazione, anche di natura giuridica, che, quindi, non è proposta direttamente al lettore, ma viene sottoposta ad una serie di meccanismi di rielaborazione e valutazione, che ne garantiscono, seppur parzialmente, l’attendibilità .

    Analizzando, in primo luogo, la struttura della home page on-line del sito di agoravox italiano, possiamo notare una strutturazione dei dati in tre colonne verticali, e un raggruppamento delle notizie in settori ben precisi (politica, costume e società, cronaca, cultura e spettacoli, economia, esteri,ecc). Per ognuna di queste macro-categorie semantiche, è riportata la notizia principale e un brevissimo abstract, utile per far comprendere al lettore il significato principale veicolato dall’articolo; è inoltre riportato il giorno di pubblicazione e la presenza o meno di commento degli utenti/lettori. Prendendo in considerazione l’edizione aggiornata delle 9.59 (del giorno 23-03-09), è possibile notare la presenza di un indovinello nella parte destra in alto della home page, architettato mediante un disegno e la possibilità di lasciare commenti. Sempre sulla terza colonna, in ordine discendente, sono riportati i titoli degli articoli più letti, poi una serie di annunci pubblicitari, a seguire i loghi delle aziende che fanno parte del network agoravox, i nomi dei redattori (e le loro eventuali fotografie) e infine i tag indicanti i maggiori temi di informazione trattati durante la settimana. Nella parte inferiore della pagina, vi è una sezione dedicata agli articoli più letti del giorno precedente.

    La cornice formale che permette la strutturazione dell’informazione sul sito on-line del Manifesto (aggiornato alle ore 10.02 del giorno 23-03-09) è abbastanza divergente rispetto a quella del giornale partecipativo. La divisione delle notizie in tre colonne è mantenuta, ma il criterio di ripartizione dei dati è abbastanza diverso: nella colonna sinistra, troviamo le informazioni “istituzionali- autoreferenziali ” della testata, tra cui la possibilità di stipulare abbonamenti al quotidiano, il catalogo delle edizioni passate, e i supplementi venduti insieme al giornale. Nella parte centrale, compaiono le informazioni più importanti, ordinate naturalmente in base al maggior grado di novità e ai continui aggiornamenti effettuati dai redattori. Un elemento particolare da notare è la presenza di un numero molto limitato di articoli (a differenza della miriade di articoli-abstract riportati sulla homepage di AgoraVox), per ognuno dei quali è fornita, però, una quantità di informazioni maggiore rispetto alle stringatissime utterances del citizen journal prima analizzato. Nella colonna destra, sono riportate le notizie in primo piano, ripartite per campo di interesse, per la cui lettura si rimanda all’interno del giornale.

    Per quanto riguarda la selezione dei contenuti nelle due forme di giornalismo, le differenze sono numerose: la prima notizia riportata sulla home page del Manifesto è un editoriale, incentrato sui problemi del capitalismo americano e sui possibili scenari futuri di questa grande potenza internazionale, a cui sono collegati una serie di commenti dei lettori; in seconda battuta, troviamo l’articolo che riporta l’aspra reazione di Brunetta all’onda di studenti che hanno protestato qualche giorno fa alla Sapienza; è poi presente “La prima pagina dei lettori”, area dedicata alle notizie segnalate dai lettori e in seguito una lettera scritta al quotidiano. Ho voluto prendere in considerazione Il Manifesto, perché è un giornale che non conosco molto, ma noto una notevole differenza rispetto a quotidiani più popolari, come la Repubblica e il Corriere: sicuramente, la priorità delle notizie segue una linea ben precisa (anche on-line) e non rispetta molto il criterio di classificazione fondato sull’aggiornamento, anzi le notizie principali della home page appartengono ad articoli scritti parecchi giorni fa. Si può notare, inoltre, un maggiore spazio dedicato al lettore e alla possibilità di interagire con la redazione.

    Prendendo poi in considerazione la home page di AgoraVox Italia, il primo articolo riguarda le intercettazioni telefoniche, a seguire notizie di politica (la nascita del Partito degli Italiani), di costume e società (Il Made in Italy), di cronaca, sport, mondo,ecc.
    L’ordine delle notizie sembra rispecchiare due principi: in primo luogo, l’aggiornamento e la novità dell’informazione; in secondo luogo, le preferenze dei lettori, che come abbiamo visto, svolgono un ruolo predominante nella costituzione di un giornale partecipativo, in quanto sono loro stessi a partecipare direttamente alla stesura, all’elaborazione, alla classificazione ed alla valutazione delle notizie.

    Analizzando le forme linguistiche, le scelte lessicali e sintattiche di un articolo di politica del Manifesto ( sul piano casa proposto da Berlusconi) e di uno di AgoraVox (sulla creazione del Partito degli Italiani), non si possono riscontrare differenze sostanziali, in quanto il linguaggio utilizzato è appropriato in entrambi i casi, e naturalmente adattato al tipo di notizia fornito, ma ciò che cambia è la visualizzazione grafica: nel primo caso, il testo è molto compatto, non vi sono spazi tra un paragrafo e l’altro, il carattere utilizzato è sempre lo stesso, mentre nel secondo esempio, la lettura è molto più agevole, in quanto è utilizzato il neretto per evidenziare le parole chiave, o le informazioni precipue dell’articolo, e la presenza di spazi tra un capoverso e l’altro conferisce una maggiore ariosità alla pagina. In AgoraVox è evidente l’utilizzo di uno stile più sciolto e meno ingabbiato in scelte espressive esageratamente formali, cosiccome la tendenza ad una minore rielaborazione dell’informazione da parte del giornalista (che privilegia la descrizione del fatto e i commenti dei diretti interessati, riportati sotto forma di discorso diretto), mentre nella testata ufficiale prevale la ricomposizione della notizia, in maniera fortemente personalizzata (da parte del redattore), e politicizzata (addirittura riportando una valutazione negativa o positiva nei confronti di una decisione politica del governo e quindi non rispettando il fondamentale criterio dell’imparzialità dell’informazione) . Infatti gli scopi sono fondamentalmente diversi: nel primo caso, l’obiettivo primario è informare, ma soprattutto fornire notizie che siano di interesse per il lettore, che diventa un attore ( e non più solo ricettore passivo) nella costruzione degli articoli; nel secondo caso, la persuasione politica e l’orientamento verso una precisa interpretazione della realtà, oltre che il mantenimento di una determinata linea editoriale, costituiscono i fini fondamentali del giornale.

    In generale ho riscontrato una maggiore innovatività nei siti di citizen journalism rispetto alle testate on-line del giornalismo ufficiale, sia in considerazione dei criteri di selezione e classificazione delle notizie, sia, in particolar modo, per le modalità di costruzione degli articoli, che seguono una concezione prettamente moderna dell’informazione e della conoscenza, secondo cui il lettore non costituisce più un individuo passivo, un ricettore esclusivo di dati, un elaboratore meccanico di oggetti, bensì una componente fortemente attiva e partecipativa nel processo di scelta, elaborazione e formazione del sapere. In fondo il meccanismo è analogo a quello seguito dal nostro corso, per quanto concerne la formazione culturale e personale dell’organismo, no?

  4. paolacoda
    27 Marzo 2009 at 19:41

    I siti di informazione alternativa sono definiti, appunto, “alternativi” ai classici mass media, quindi più che con un semplice giornale, il confronto andrebbe fatto con qualsiasi tipo di informazione del nostro paese: tv, radio, giornali (cartacei e online) e, perché no, libri. Tra i siti che conosco c’è
    sicuramente globalvoices.org, che è un valido portale da confrontare con tutto il resto.
    Innanzitutto vi posto la definizione che da’ wikipedia del sito:

    “Global Voices Online è una rete internazionale di blogger e cittadini-reporter volontari che segue, riassume e riporta importanti avvenimenti discussi nella blogosfera in ogni angolo del mondo. È un sito-progetto non-profit lanciato dal Berkman Center for Internet and Society presso l’Università di Harvard. Fondato
    da Ethan Zuckerman e Rebecca MacKinnon nel dicembre del 2004 a seguito di un convegno di blogger internazionali, dall’estate 2008 è diventato ente non-profit indipendente registrato ad Amsterdam, Olanda. Il team globale è composto da una serie di coordinatori regionali che raccolgono e selezionano informazioni e conversazioni interessanti presenti nella varietà della blogosfera, dall’Afghanistan allo Zimbabwe, con una speciale attenzione alle voci non occidentali e sottorappresentate nei media tradizionali.”

    E infatti la differenza si può notare già dall’homepage in cui scompaiono notizie “occidentali” e vediamo news provenienti dall’Azerbaijan, dal Brasile, dall’Iran. Un’informazione davvero TRASVERSALE, molto pluralista, molto democratica. E naturalmente non sempre si tratta solo di notizie tragiche, a volte si legge di nuove scoperte, di belle notizie che vengono dall’Africa,
    dall’Asia.

    Insomma, sicuramente le cose positive di questo modo di fare informazione sono tante, il 90% del concetto che ne ho è positivo… Il restante 10% è negativo, perché è rappresentato dal “rischio”, dalla veridicità delle informazioni (attenzione: non mi riferisco a Globalvoices ma parlo in generale). Chiunque può scrivere ormai, da qualsiasi parte del mondo e quello che dice non sempre può essere verificato. Su questo problema credo si giungerà ad una parziale
    soluzione quando chiunque riuscirà a mandare anche video e fotografie di quello che sta raccontando, testimoniare con vari contributi che quanto dice è vero … e vista la diffusione delle nuove tecnologie non credo che quei tempi siano lontani!

    Non ho fatto un confronto con i media vero e proprio, perché sono 2 modi di fare informazione talmente diversi secondo me che non si può stabilire un reale confronto. Le notizie trattate dai media”classici”sono quelle dettate dalla linea editoriale e dalle istituzioni, ogni tipo di informazione viene filtrata a vari livelli…

    L’informazione alternativa INTEGRA (e pure tanto) quella ufficiale, l’unico filtro è il blogger che scrive e che può dare il suo punto di vista personale del fatto. Mi viene in mente la storia di Mumbai, degli attentati agli hotel più lussuosi dell’India (il Taj Mahal tra tutti) raccontati per filo e per segno da una ragazza che si trovava sul luogo. E credo proprio sul sito globalvoices o su
    citizen journalist … Perché quella ragazza è una semplice blogger e un redattore del Messaggero “un Dio del Giornalismo”?
    Penso semplicemente una cosa … che giornalisti si nasce, non lo si diventa con un tesserino!

  5. luanamiriti
    27 Marzo 2009 at 22:29

    (Analisi condotta da Pamela Cecconi e Luana Miriti)

    Cercando tra i vari siti web d’informazione alternativa per effettuare questo ulteriore confronto con i siti d’informazione “tradizionali”, ci siamo casualmente imbattute in questa pagina molto interessante e secondo noi altrettanto esplicativa di quello che, dalla nostra analisi, sembra essere il pensiero che soggiace alla maggior parte di questi siti di informazione indipendente: la manipolazione dell’opinione pubblica da parte di quelle società che dominano il mercato dell’informazione, e la volontà di questi siti di dire tutto ciò che viene da loro taciuto, a causa degli interessi che entrano in gioco, in nome della libertà dell’informazione.
    La verità dei Mass-Media tratto dal libro: “Massoneria e sette segrete: la faccia occulta della storia”
    Il potente e ubiquitario schieramento dei mezzi di comunicazione odierni, che ha annullato le distanze e quasi azzerato i tempi di diffusione delle notizie, funge, come è evidente, da sonora cassa di risonanza, avvertita in tutto il mondo, delle posizioni dell’Establishment dominante, vale a dire quello anglosassone, imbavagliando, di fatto, su ampia scala, qualsiasi informazione non controllata. L’influenza enorme sulla mentalità e i costumi della televisione, e prima, della cinematografia, è fatto pacifico sotto gli occhi di chiunque: verrebbe da chiedersi l’identità di questi formatori di opinione, di questi titani che da un secolo propongono stili di vita, lanciando mode, slogan, creano gusti, abitudini, modelli.
    “L’alleanza fra televisione e industria del cinema è sempre stata stretta, l’una alimenta l’altra. Metro-Goldwyn Mayer, 20th-Century Fox, Paramount Pictures, Columbia, Warner Bros, Universal e United Artists, queste società sono state tutte fondate, dirette e orientate da ebrei famosi come i Goldwyn, i Fox, i Laemmle, gli Schenk, i Lasky, gli Zukor, i Thalberg, i Cohen, i Mayer e i Warner. Stampa e televisione costituiscono dunque veicoli eminenti e indispensabili per la violazione delle folle. La tecnica è sperimentatissima: presentare in continuazione una colluvie di notizie, portando alla luce ogni genere di informazioni, in modo da creare una specie di rumore di fondo continuo in grado di occultare le vere informazioni, accessibili soltanto a chi ne possiede la chiave di decodifica, prestandosi così al ruolo strumentale di trasmissione di messaggi fra iniziati sotto le mentite spoglie di notizie più o meno insignificanti.
    Una manipolazione planetaria dell’opinione pubblica, e occidentale in particolare, che emerge con cruda chiarezza dalle attualissime parole che molti anni or sono (siamo nel 1914 e ancora non c’era la televisione!) John Swinton, redattore-capo del giornale per antonomasia del Sistema, il “New York Times”, pronunciò nel discorso di congedo dai colleghi tenuto al banchetto in suo onore, presso l’American Press Association, alla vigilia del suo collocamento a riposo.
    Al lettore il giudizio!

    “Che follia fare un brindisi alla stampa indipendente! Ciascuno, qui presente questa sera, sa che la stampa indipendente non esiste. Lo sapete voi e lo so io: non c’è nessuno fra voi che oserebbe pubblicare le sue vere opinioni, e, se lo facesse, lo sapete in anticipo che non verrebbero mai stampate. Sono pagato 250 dollari alla settimana per tenere le mie vere opinioni al di fuori del giornale per il quale lavoro. Altri fra di noi ricevono la stessa somma per un lavoro simile. Se io autorizzassi la pubblicazione di un’opinione sincera in un numero qualunque del mio giornale, perderei il mio impiego in meno di 24 ore, come Otello. Quest’uomo sufficientemente pazzo per pubblicare un’opinione sincera si ritroverebbe tosto su una strada alla ricerca di un nuovo impiego. La funzione di un giornalista (di New York) è di distruggere la Verità, di mentire radicalmente, di pervertire, di avvilire, di strisciare ai piedi di Mammona e di vendersi egli stesso, di vendere il suo paese e la sua gente per il proprio pane quotidiano o, ma la cosa non cambia: per il suo stipendio. Voi questo lo sapete e io pure: che follia allora fare un brindisi alla stampa indipendente! Noi siamo gli utensili e i vassalli di uomini ricchi che comandano dietro le quinte. Noi siamo i loro burattini; essi tirano i loro fili e noi balliamo. Il nostro tempo, i nostri talenti, le nostre possibilità e le nostre vite sono di proprietà di questi uomini. Noi siamo delle prostitute intellettuali” .
    Dalle pagine di questi siti indipendenti ci sembra che ciò che essi vogliono fornire, sulla base del criterio dell’indipendenza politica e della libertà d’informazione, sia la possibilità di poter fruire di notizie provenienti dal maggior numero possibile di fonti. Quello che emerge preponderante è il rifiuto di ciò che proviene dalle fonti ufficiali dell’informazione italiana, giornali e televisioni, che non vengono riconosciute obiettive ma omologate dagli indici di gradimento dei lettori o degli ascoltatori, o dal colore politico dei proprietari di testata. Le maggiori associazioni internazionali che si occupano di libertà di stampa ritengono che l’informazione italiana non sia libera proprio perché la politica tenta di condizionarla. L’Italia infatti, secondo una classifica riportata da “Reporters sans frontières”, attualmente risulta al quarantesimo posto dal punto di vista della libertà di stampa. L’utilizzo dei mezzi di comunicazione, soprattutto quello televisivo, può condizionare la società, le scelte economiche e politiche, per questo il controllo democratico è considerato un tema portante del nostro tempo. L’informazione e la libera manifestazione del pensiero sono diritti irrinunciabili, sanciti anche dalla Costituzione italiana. L’informazione è essenziale per la diffusione della conoscenza della cultura, della storia e degli avvenimenti che influenzano la vita di un popolo. I mezzi di comunicazione devono servire per l’emancipazione e la creazione di rapporti di giustizia tra le persone.
    Di seguito mettiamo a confronto tre diversi siti di informazione alternativa dal punto di vista formale, contenutistico e facendo dei brevi cenni sulla loro formazione.

    Disinformazione (http://www.disinformazione.it/) nasce nel 1998 ad opera di Marcello Pamio. Lo scopo del sito (apolitico, apartitico e areligioso) è quello di proporre notizie, articoli e pubblicazioni che non ricevono risalto dai media o smascherare quelle informazioni manipolate per far comprendere la realtà degli accadimenti. Con esso gli utenti si imbattono in un’informazione autonoma, scevra da condizionamenti e libera da preconcetti. La pubblicità è limitata e viene utilizzata per salvaguardare la libertà di espressione e di parola.
    Nel 2004 è nata la casa editrice “Il Nuovo Mondo”, con l’intento di pubblicare libri volti a colmare quel vuoto informativo tanto evidenziato nel sito, dando così voce a tutti quegli autori indipendenti che non trovano spazio nei canali ufficiali.
    Le notizie sono ben strutturate e leggibili a colpo d’occhio. Non c’è confusione tra una notizia e l’altra. Le troviamo schematizzate in sezioni, con il titolo e il frammento della notizia corredata di un link evidenziato che serve da approfondimento .
    A nostro parere, uno dei problemi di queste “fonti” di informazioni rimane l’affidabilità delle notizie. I rischi di falsità e di manipolazione sono all’ordine del giorno. La narratività dell’ informazione da una parte la rende più attraente e divertente, però dall’altra fa correre il rischio di una manipolazione radicale, perché è proprio lì che la struttura del discorso si rifà a un modello tipico dei racconti o delle fiabe, utilizzato per attirare il lettore anche meno esperto.
    Un altro sito di informazione alternativa interessante è Inerba (http://www.inerba.org/). Alternativo ai mezzi di informazione ufficiali, troppo spesso assoggettati all’idea di un qualche partito politico, Inerba si propone di scovare tra le immense possibilità che la Rete ci offre “notizie in buona fede”, le notizie che nulla hanno a che fare con sponsor o false ideologie (razzismo, religione, ecc). Inerba si autodefinisce: una “una lente di ingrandimento sulle notizie per non perdersi nella Rete”. Non è finanziato ed è libero da qualsiasi strumentalizzazione .
    Il sito presenta una homepage colorata, la quale mette in alto al centro, le notizie dal mondo sempre in primo piano e aggiornate minuto per minuto. A destra al centro, vengono messi in evidenza i dossier del giorno. Di seguito troviamo le notizie strutturate una dopo l’altra e messe ben in risalto. Sulla destra vengono evidenziate vignette del giorno, sondaggi e focalizzate diverse notizie sulle riforme (tra cui quella della Gelmini) e proposti diversi libri.
    Un altro sito da noi preso in esame è stampa alternativa (http://www.stampalternativa. it/).
    Esso nasce nel 1969 traendo ispirazione dalle “Alternative Press” inglesi e americane, per rispondere anche in Italia alle domande di materiali, informazioni e servizi su tematiche antiautoritarie di grandi strati della popolazione giovanile. Il suo editore, allora come oggi, è Marcello Baraghini.
    Stampa alternativa supplisce così al vuoto e all’esilità su queste tematiche dei gruppi militanti marxisti leninisti e “rivoluzionari” , diretta filiazione del movimento studentesco del 1968. Inizialmente vengono stampati e diffusi milioni di opuscoli che affrontano tematiche scottanti tra cui droghe, viaggi, sessualità, ecologia, comunità, ecc. Nel ’76 a causa di diverse denunce e due condanne Barghini fu costretto a chiudere. Riprese l’attività come casa editrice nel 1980. Nel 1987 a Stampa Alternativa si affianca Nuovi Equilibri Srl, come società operativa per consentire la miglior produzione e commercializzazione dei libri che nel corso degli anni si trasforma in Piccola Società Cooperativa. Nel 1989 nascono i libri MILLELIRE, che inaugurano il rilancio in Italia delle edizioni supereconomiche; poche pagine fortemente motivate e provocanti. Questi libri, simbolo di una filosofia editoriale tutta dalla parte del lettore umile e critico verso il potere, tuttora continuano ad essere venduti nelle piazze e nelle strade. Il corso degli anni non ha scalfito la carica dirompente, provocante e visionaria di Stampa Alternativa e le sue sfide di qualità. Mai come in questi ultimi anni il popolo dei lettori giovani e meno giovani, umili e coraggiosi, l’ha premiata. Stampa Alternativa ha sostenuto anche una significativa battaglia culturale, chiamata “Libri Puliti”, per denunciare il dilagante fenomeno dell’editoria a pagamento, attraverso il quale imprenditori senza scrupoli, sfruttando il desiderio di notorietà di aspiranti scrittori, truffano somme di denaro consistenti, promettendo fama editoriale senza dare in realtà nulla in cambio.
    A differenza degli altri siti, Stampa alternativa propone libri e manoscritti facilmente consultabili. Troviamo temi come la poesia, l’arte, la musica, tutti testi no copyright ed e-books gratuiti (libri leggibili e scaricabili gratuitamente dal sito Internet della casa editrice).

    L’informazione on-line ormai galoppa, e il giornale di carta appare uno sfizio per collezionisti. Al mattino ad avere tra le mani un giornale si ha l’impressione di leggere un altro tempo, una realtà superata. L’informazione online trasmette un senso di imparziale immediato confronto e verifica. È libera, coinvolgente, possiamo rapidamente verificare la qualità di una notizia in qualsiasi luogo ci troviamo e a qualsiasi ora del giorno o della notte. Una delle differenze maggiori tra editoria cartacea ed elettronica è l’interattività . Blog e forum permettono all’autore di un “post” di interagire con i lettori. Non di rado, i commenti successivi possono diventare anche più interessanti del primo inserimento e sono altrettanto importanti. Il cosiddetto Web si fonda sull’interattività, sui network sociali, sulla linea sempre più sottile tra autore e lettore, giornalista e commentatore, su una orizzontalità crescente. C’è chi si adegua a questo “nuovo mondo”, chi reagisce malamente con avvocati e carte bollate, avviando una inutile lotta contro i mulini a vento digitali.

    Inoltre, volevamo segnalare un ulteriore sito web dove abbiamo trovato discusse tematiche a nostro parere molto interessanti.
    Indirizzo del sito: http://www.megachip.info/
    L’articolo che volevamo segnalare è “El País: La crisi minaccia la libertà di stampa in Italia – 23/03/09”
    http://www.megachip .info/modules. php?name= Sections& op=viewarticle& artid=8881

  6. pietrocalafiore
    28 Marzo 2009 at 11:01

    Salve a tutti,
    Per il compito che riguarda il giornalismo partecipativo e l’informazione alternativa, ho visitato parecchi siti, ovvero: Indymedia (Roma), Information Guerrilla, la pagina dedicata di Wikipedia, La mia notizia, Fai notizia, il blog di Gennaro Carotenuto.
    Una piccola premessa: una buona porzione di siti a cui sono giunto – per mezzi di link e collegamenti seguiti in maniera parecchio casuale – sono creati da gruppi ideologicamente schierati a sinistra. Per caso e per scelta (personale), non ho trovato siti di informazione alternativa dell’altro side.
    Se la domanda iniziale era “Cosa ci da in più l’informazione alternativa (on line)?” rispondo: la comunità. Tutti i siti si basano su una partecipazione attiva – di costruzione dei contenuti – degli utenti, la quale si trasforma, inevitabilmente, in costruzione di identità. A prescindere dai fondamenti ideologici di chi crea i siti, è ovvio che saranno coloro che li condividono soltanto a partecipare a questi: il processo, così, non fa altro che creare comunità più o meno omogenee che si prefiggono la stessa mission.
    Qual è? Sul sito di Information Guerrilla, si dice: “[…] vuol essere una piccola bussola, un nodo della rete da cui partire verso decine d’altri siti che più e meglio di noi hanno fatto della libera informazione e della lotta per un mondo migliore la loro ragione d’esistere”. Quindi, a conti fatti, gli autori di questi siti ritengono l’informazione proposta dai media tradizionali contraffatta, superficiale, controllata e non genuina: loro, al contrario, voglio scoprire la verità e diffondere le vere notizie.
    Inoltre, ogni comunità sembra avere un suo preciso ambito d’azione. Per cui, Indymedia pone molto l’accento sugli scontro fra fascisti e comunisti di cui di recente abbiamo sentito parlare, Information Guerrilla parla di Israele e affini, Fai notizie si occupa di cronaca nazionale e così via. In quasi tutti, comunque, una buona percentuale di notizie è focalizzata sull’attenzione immediata per i lettori: così si parla anche di tasse, di ricorsi e cose di questo genere, molto lontane da una più nobile mission etica, ma molto più vicine a chi fa e legge quelle notizie.
    Gli articoli, poi, sono scritti con un linguaggio molto semplice. Tuttavia, sono presenti anche citazioni di elementi importanti – conosciuti da tutta la comunità, prevedibilmente – che supportano la macro-tesi del gruppo. A differenza (forse) dei giornali on line convenzionali, la “linea editoriale” è abbastanza presente e marcata.
    La lunghezza dei pezzi varia molto. Di solito, sono molto brevi, con o senza immagini; ma, in alcuni casi, per argomenti “caldi” si possono raggiungere le diverse migliaia di battute.
    L’informazione alternativa si inserisce molto propriamente nel panorama del Web 2.0, ma quello che mi domando è: quanto può essere affidabile? La domanda è paradossale perché i creatori e i partecipanti di questi siti sono spinti nel loro lavoro pseudo-redazionale proprio da questo: loro non si fidano dai media tradizionali. Ma un lavoro del genere – che è abbastanza fazioso e utente-centrico – quanto lo può essere, invece?
    È vero, e questo si deve dire, che gli utenti stanno molti attenti al controllo delle notizie. C’è infatti, una certa base di fiducia all’interno della comunità dove un minimo sbaglio non viene di solito tollerato – e, comunque, viene editato immediatamente.
    Personalmente, non sono mai stato d’accordo a considerare Giornalismo i blog che, pure, fanno parte di questo circuito. Vedo invece che diverse comunità lo fanno. Infatti, molto spesso, tutti questi siti si riuscono in network, creando una più larga community dove tutti si scambiano informazioni con tutti, verificandosi a vicenda.

  7. saramoretto
    28 Marzo 2009 at 13:21

    Per il confronto sulle forme alternative di giornalismo, mi sono soffermata in particolare sul citizen journalism, o giornalismo “dal basso”, “partecipativo”, “collaborativo”, “open source”: tutti questi termini rendono immediatamente l’idea del tipo di informazione che si sta facendo. Di questo genere di informazione si è sempre parlato poco, almeno nei corsi universitari (solo un accenno nel corso del primo anno della triennale, esame di Giornalismo).

    Mi è quindi sembrato interessante prendere in considerazione i tre seguenti siti, analoghi nella tipologia ma diversi in quanto a provenienza e, in parte, impostazione:

    1. http://www.nowpublic.com
    2. http://www.citizenjournalismafrica.org
    3. http://www.openjournalist.com

    Il primo sito, di provenienza canadese, NowPublic, si dichiara essere un luogo dove si raccolgono, organizzano e distribuiscono notizie da fonti non convenzionali. La natura dei contributi – provenienti da ogni luogo del web e del mondo – può essere molteplice: post, foto (anche provienienti da Flickr), video: tutto viene pubblicato in maniera organica. Si crea così una community di giornalisti, fotoreporter, commentatori.
    Passando alla struttura della front page, il sito è continuamente – o quasi – aggiornato dagli stessi “contributors”: il primo headline che si presenta, sulla sinistra, titola: “I fatti maggiormente raccomandati nelle ultime 8 ore”. Ma la parte più interessante è la strutturazione della stessa home in sottocategorie molto simili a quelle che sono rintracciabili nella versione web di una testata giornalistica ufficiale: Local, World, Culture, Environment, Tech & Biz, Health, Style, Sports … Sotto questa barra ce n’è un’altra, mobile e continuamente aggiornata con tutti gli update, le aggiunte ad articoli già esistenti, raccomandazioni (c’è un sistema di ranking per cui gli autori più commentati o che più volte sono stati in prima pagina sono considerati più affidabili), commenti di altri utenti, ecc. Una parte rilevante è in effetti dedicata ai commenti, con un box che mostra i più recenti sulla parte destra della pagina.
    Il linguaggio sembra abbastanza adeguato ma al contempo semplice e comprensibile, e non troppo diverso da quello rintracciabile su una versione on line di un quotidiano.
    Tirando le somme, questo sito mi sembra un vero e proprio contenitore di notizie, strutturato in maniera non troppo dissimile dai portali che siamo abituati a conoscere: l’eterogeneità delle news che contiene non lo fa somigliare a un sito alternativo propriamente detto, se non fosse per la particolarità dei contributi che sono forniti dagli utenti.

    Il secondo sito – Citizen Journalism in Africa – mi è sembrato interessante in quanto si tratta di un citizen journalism né europeo, né statunitense, ma africano: in questo caso si tratta di una vera e propria modalità di costruzione di una società civile, che mira a usare il giornalismo cittadino (online e non) come mezzo di condivisione, sviluppo e conoscenza. Il progetto è inoltre supportato dall’Unione Europea: sono infatti previsti veri e propri corsi di citizen journalism, storytelling digitale (ho pensato subito alle digital humanities), web 2.0 e strumenti del comunicare.
    Per quanto riguarda la struttura della pagina principale, questa è organizzata grosso modo in due blocchi: per prime troviamo le notizie correnti, ordinate quindi secondo un criterio cronologico (dalla più recente alla più datata); nel secondo blocco invece è possibile una consultazione “per paese” (Mozambico, Sud Africa, Tanzania, Uganda, Zambia e Zimbabwe), anche se osservando di nuovo la prima parte della pagina, nel momento in cui scrivo questo post, lo stato con maggiore presenza di notizie caricate dagli utenti è l’Uganda.
    L’organizzazione grafica della pagina è sicuramente più semplice e meno ricca di quella del sito canadese, ma ne ricalca in parte la struttura: anche qui, sulla destra, troviamo un box con i commenti più recenti, che non lo sono poi così tanto (i più “freschi” risalgono a 4 giorni prima, fino ad arrivare anche a un mese): questo è forse comprensibile, trattandosi di un progetto pilota?
    Un’altra particolarità è la totale assenza di contributi fotografici: si tratta solo di testi, alcuni anche abbastanza brevi, ma ben scritti. Anche qui è presente un sistema di ranking, scarsamente utilizzato però.

    L’ultimo network da me consultato per questo confronto è italiano: OpenJournalist. Anche questo sito è immediatamente riconoscibile come strutturato in categorie e sottocategorie, agevolandone così la consultazione: Politica» Interna, Estera; Cronaca» Interna, Estera, Locale; Economia; Territorio» Ambiente, Salute, Sociale; Istruzione» Scuola, Università; Sport; Cultura» Scienza, Libri, Arte…; Tempo Libero» Musica, Viaggi, Hi-Tech, ecc.; Annunci» Lavoro, Compravendita, Immobili; Altro» lettere aperte, segnalazioni…
    Il principio qui utilizzato per la verifica delle notizie è sempre lo stesso: quello dell’autocontrollo popolare. I commenti che ogni notizia riceve ne determinano il livello di qualità e affidabilità. Si tratta di un’informazione “completa”, anche se non ai livelli di NowPublic, in quanto è consentita e agevolata l’aggiunta di immagini e video. Al contrario degli altri due siti visionati, non è qui disponibile un box con gli ultimi commenti, ma solo un frame con gli ultimi pezzi inseriti. Scorrendo qualche articolo è evidente lo stile differente da quello di un quotidiano on line: è sicuramente meno curato e “formale”, con le dovute differenziazioni a seconda del tema trattato e dell’autore che firma la notizia. La credibilità per ogni singolo pezzo/autore è chiaramente individuabile: è segnalata in alto a destra di ogni pagina, con un simbolo: una freccia verde per l’affidabilità totale al 100%; un riquadro blu per un’affidabilità media (50%).
    OpenJournalist è un progetto giovane, in tutti i sensi: i quattro fondatori del sito sono tutti sotto i 30 anni. Tutti i contenuti presenti sul sito sono regolati dalla licenza Creative Commons.

    Concludendo, il sito più completo e sviluppato sembra essere quello canadese, seguito da quello nostrano e infine da quello africano. Non sono state riscontrate grosse differenze nel trattamento della notizia e nel sistema di attribuzione di credibilità tra i tre siti di giornalismo partecipativo.

  8. rosacoscia
    28 Marzo 2009 at 14:48

    Indymedia, Information Guerrilla e i vari siti disponibili di giornalismo partecipativo sono, come già accennato dal prof in classe, delle “fonti” – strutturate in modo diverso tra loro e rispondenti a “mission” in certa misura differenti – in cui è possibile reperire informazioni “alternative” a quelle che normalmente trovano spazio negli organi ufficiali di informazione della cittadinanza. Seguendo l’invito del prof, evito di dilungarmi nei soliti luoghi comuni – ma purtroppo frequentati a ragione, il più delle volte – sugli interessi politici ed economici che controllano i media “mainstream” (termine usato per indicare le grandi aziende mediali di radio, TV e giornali, di proprietà pubblica o privata), sulla “voce unica” nell’informazione, e cerco di fare qualche riflessione volgendomi all’analisi di questi fenomeni in quanto peculiari forme di comunicazione.

    Indymedia, network mondiale di media indipendenti, che producono e distribuiscono informazione indipendente (sia dalle logiche informative istituzionali che da quelle della comunicazione commerciale), è un progetto no-profit nato nel novembre del ’99 a Seattle (USA) ed in seguito diffusosi fino a raggiungere un’estensione mondiale, composto da ben più di un centinaio di nodi “virtuali” locali chiamati Independent Media Centers, dislocati in più di cinquanta stati differenti – tra cui tutti i maggiori (eccetto la Cina) – e in ogni continente. Indymedia permette la partecipazione attiva di tutti: è possibile partecipare come (non) giornalisti – addirittura in forma anonima – alla scrittura degli articoli che appaiono sui siti web (“newswire”), impegnarsi in una o molte delle altre facce di gestione del progetto IMC, costruire o utilizzare un Independent Media Center. Nel giugno 2000 Indymedia sbarca in Italia, a Bologna, per merito di due giovani che chiedono di aggiungere un nuovo nodo al network già internazionale. Inizialmente passa quasi inosservata, ma in occasione del G8 a Genova si fa notare da chi condivideva le contestazioni per il suo modo di raccontare i fatti. Da allora si è evoluta moltissimo, vedendo ampliarsi notevolmente la partecipazione del pubblico al suo progetto.
    Il sito web é il prodotto editoriale principale di un IMC e l’interfaccia principale di cui ogni Indymedia dispone per relazionarsi con la comunità dei propri utenti. La homepage del sito italiano (italy.indymedia.org) è particolarmente ricca di parole e di link. E’ evidente la scelta di cercare di far stare più cose possibile nella prima pagina, probabilmente perché si ritiene che la maggior parte dei lettori non abbia sufficiente tempo o voglia di entrare dentro il sito e di approfondire l’esplorazione. Nella homepage si individuano cinque parti:
    • la testata. Contiene a sua volta una immagine, il banner, a cui spetta il compito di veicolare l’identitá del sito, ovvero identificarlo in modo non ambiguo. Al di sopra del banner é posizionata la barra di navigazione, con una selezione di link che rimandano ad alcune pagine chiave del sito (Pagina iniziale, Mission, Principi di aggregazione, Partecipa);
    • la colonna sinistra. Qui trova spazio un menu dettagliato per l’esplorazione delle sezioni interne del sito e un menu di link che rimandano a risorse esterne al sito stesso. Tra questi ultimi é compresa la lista aggiornata di tutti i siti parte del network internazionale Indymedia. E’ collocato nella colonna sinistra anche il search – che consiste in un form da riempire e in un bottone da schiacciare – utilizzabile per effettuare ricerche tramite parola chiave negli archivi del sito;
    • la colonna centrale. Essa vede in prima battuta una notizia reputata di particolare importanza per la comunità di riferimento, la cui evidenza visiva non è data tanto dalla grandezza dei caratteri del titolo (come potrebbe accadere in un giornale cartaceo o on-line “istituzionale”), quanto dallo spazio lasciato al testo relativo e all’ampio riquadro destinato al video che la correda. La scrittura della notizia credo sia frutto di un processo di elaborazione collettiva nell’ambito del team editoriale, a sua volta parte della più ampia comunità che gestisce il progetto Indymedia. Seguono, al di sotto, tre colonne, ciascuna con tre notizie principali, dedicate rispettivamente all’area internazionale, all’Italia e ai nodi aggregati. Altre sei notizie incolonnate ancora più giù nella pagina provengono poi dai nodi locali, mentre la colonna centrale si chiude con una serie di link, suddivisi per servizi ai quali fanno riferimento, di notizie raccolte dagli “altri progetti”. Solitamente le notizie o “features” sono presentate dal titolo, dall’indicazione del sito Indymedia da cui provengono, della data e del giorno di pubblicazione, e da un abstract che invita a continuare la lettura addentrandosi nelle pagine del sito grazie ai link;
    • la colonna destra. Qui é posto il newswire, la colonna informativa a pubblicazione aperta (open publishing) del sito, “croce e delizia” di ogni IMC. Nella homepage compaiono, in ordine cronologico – il piú recente in cima -, i titoli dei post (articoli) uploadati in forma libera, gratuita e anonima dagli utenti di Indymedia. Ogni titolo costituisce un link a una pagina interna, la quale contiene l’ articolo in forma integrale ed eventuali allegati multimediali (immagini, audio o video) al testo stesso;
    • il pié di pagina. Ospita un disclaimer con la liberatoria – di natura legale, e la licenza a cui sono soggetti i materiali presenti sul sito. Contiene a volte altre informazioni, come la versione del software in uso.
    Indymedia si allontana dai giornali cartacei e on-line che abbiamo analizzato finora perché i ‘pezzi’ non hanno altro autore che quello collettivo, comunitario; in essa c’è un rifiuto delle logiche autoriali, assieme a quelle autoritarie. Non c’è nessuna pubblicità, per non dipendere in alcun modo dagli investitori, e si concede poco o nulla alla spettacolarizzazione e all’intrattenimento. Il linguaggio utilizzato spesso lascia da parte la (finta?! o comunque spesso non raggiunta…) oggettività degli organi di informazione ufficiali, adottando termini che lasciano trasparire senza inganni la propria posizione “faziosa”, facendo del “politically in-correct” la propria fede. E’ frequente l’utilizzo di termini colloquiali o addirittura gergali, alcuni dei quali rientrano probabilmente in un “indyoletto” costruito proprio nella comunità di Indymedia. Conseguentemente, anche la struttura sintattica dei testi appare più semplificata rispetto alle forme a volte “saggistiche” degli articoli pubblicati sui giornali “mainstream”, simile a quella dei testi dei blog, delle newsletter, delle e-mail ecc.

    Information Guerrilla (www.informationguerrilla.net) è un altro sito che si propone di fare informazione alternativa e indipendente, ma si distingue per il fatto che cerca le notizie da proporre su altri siti (anche quelli dei giornali tradizionali), newsgroup, mailing list, newsletter ecc., selezionando quanto di interessante si possa trovare. Essa si pone come collettore di link, come punto di partenza verso altri “luoghi” dell’informazione, come bussola d’orientamento per chi vuole conoscere ciò che accade nel mondo da voci “libere” da influenze.
    La forma di comunicazione che adotta rispecchia i suoi obiettivi, essendo molto stringata e presentando le notizie, suddivise in sezioni, attraverso il titolo e un abstract, indirizzando all’approfondimento con un link. Vengono alla mente le news di agenzia.

    Il “giornalismo partecipativo” o “citizen journalism” è un fenomeno con molti aspetti in comune con Indymedia, sebbene la sua origine sia molto più legata ai blog. Solo in Italia i siti che portano avanti questa idea di giornalismo “dal basso”, in cui le notizie provengano dalla collettività dei lettori-autori, sono innumerevoli. Tre esempi tra i tanti che si possono fare sono http://www.agoravox.it, http://www.fainotizia.it, http://www.comincialitalia.net. Le forme possibili del giornalismo partecipativo sono molteplici, come si può immaginare dalla vastità del fenomeno, con diverso grado di coinvolgimento dei lettori. Questi ultimi possono semplicemente inserire commenti agli articoli (è il caso di Comincia l’Italia.net), possono invece essere invitati a rilasciare le proprie testimonianze su certi argomenti, possono infine essere determinanti per la costruzione del sito con i loro contributi (vd. Agorà Vox Italia e Fai notizia), che possono essere soggetti ad un controllo editoriale o completamente liberi.
    Anche qui le forme espressive sono spesso piuttosto insolite rispetto a quelle dei media ufficiali, in quanto generalmente informali, che si sostanziano di espressioni talvolta colorite, di strutture sintattiche più vicine al parlato che allo scritto, di forme gergali giovanili o relative a specifici ambienti.

    Il problema di queste fonti alternative di informazione rimane comunque, a mio parere, l’affidabilità delle notizie. E’ vero che, mentre da un lato sembra che a chiunque sia permesso intervenire, a prescindere dalla conoscenza che possiede dei fatti, dall’altro la stessa apertura al commento e alla replica sembra garantire un auto-controllo della comunità dei giornalisti-lettori, ma i concetti di “autorevolezza” della fonte, di “oggettività” nella trattazione della notizia, di “leggibilità” dei testi vanno ridiscussi e problematizzati in questa nuova ottica…

  9. leonardasabino
    30 Marzo 2009 at 17:41

    “Il giornalismo partecipativo, dall’inglese citizen journalism, non è un fenomeno recente, benché nel tempo si sia diversificato e ora sia diventato più potente che mai. In passato i giornali di quartiere e le radio cittadine facevano questo tipo di giornalismo, si sono a lungo limitati a riportare notizie locali e temi che si rivolgevano a un pubblico ben preciso.
    Non sono mai stati presi in considerazione da un largo pubblico e non hanno avuto grande risonanza. La situazione è diversa nei paesi dove la libertà di stampa e la diversità di opinione sono molto limitate – o dove i giornalisti professionisti si guardano bene dal criticare l’élite politica”. (l’Italia?).
    tratto da http://www.ejo.ch/index.php?option=com_content&task=view&id=108&Itemid=158

    La chiave del discorso risiede nella nuova tecnologia della comunicazione ed il veicolo privilegiato è, ovviamente, Internet. Spulciando siti su siti ho trovato questa pagina di cui per chiarezza ne riporto il link sopra che, a grandi linee spiega il giornalismo partecipativo.
    Tornando a noi, non ero presente a lezione il giorno in cui fu spiegato ed assegnato tale compito, ma provo, grazie a qualche suggerimento, di rispondere comunque a qualche domanda che sorge spontanea. C’è differenza contenutistica tra un giornale partecipativo on line e un quotidiano stampato su carta?
    Il giornalismo indipendente che il Web 2.0 ha reso possibile, si caratterizza per una semplicità cui si può accedere a news e soprattutto pubblicarne di nuove.
    Giornalismo partecipativo, citizen journalism, networked journalism, giornalismo dal basso sono espressioni che alludono ad un passaggio di ruolo in cui quelli che prima erano solo lettori, diventano oggi anche autori all’interno di sistemi di produzione di news.
    Il portale web del giornalismo partecipativo “Allvoices”, è un progetto che punta alla pubblicazione d’informazioni ondine, come viene riportato nel loro sito http://www.allvoices.com/ e ben espresso dalla frase “the first open media site where anyone can report from anywhere”.
    Nel caso di Fai Notizia (http://www.fainotizia.it/), l’iniziativa d’informazione indipendente lanciata da Radio Radicale, prevede una piattaforma, per come ho avuto modo di leggere, risulta essere inspirata al sito americano http://www.newsvine.com che offre ad ogni utente la possibilità di tenere un proprio blog, realizzare contributi originali, segnalare notizie da altre fonti di informazione, commentare e votare le proposte degli altri utenti. Il risultato è una miscela di opinioni-articoli redatti da semplici lettori. È prevista anche la segnalazione di pezzi di autorevoli testate e grandi firme del giornalismo italiano e internazionale. Democratizzazione del giornalismo, quindi?
    Se da una parte infatti, si mettono nelle mani degli utenti gli strumenti che permettono di «partecipare» alla produzione dell’informazione, dall’altra viene permesso loro non subirla passivamente, sfruttando l’intelligenza collettiva per selezionare, organizzare e filtrare la mole delle informazioni cui siamo quotidianamente soggetti.
    Il lettore è chiamato a partecipare in prima persona. Cosa assolutamente non prevista nel quotidiano stampato! La homepage del sito riporta chiaramente tramite il banner che inequivocabilmente siamo in presenza di un sito che fa giornalismo partecipativo. La barra di navigazione sottostante al logo del sito, prevede dei successivi link (menù) con pagine che rimandano rispettivamente a “radio radicale”, ”fai notizia”, ”solo video” ed “elezioni 2008”.
    Sotto questi link, ci sono altre pagine-link (menù secondario) di rimando a: “inchieste”, ”canali”, ”persone”, suggerimenti” e “aiuto” e, come è ovvio, è prevista una sezione in alto a destra di link di inserimento dati, propriamente: “scrivi”, “segnala”, “video”, “avvia un’inchiesta”.
    Ho delle domande che magari non sono propriamente inerenti al compito richiesto ma pongo lo stesso…
    Se dobbiamo equiparare le notizie cartacee dei quotidiani, a quelle on line delle testate giornalistiche e a quelle di giornalismo partecipativo, mi chiedo: da chi vengono controllate tali notizie?
    Dai libri di diritto dell’informazione e della comunicazione, noi aspiranti giornalisti di domani, abbiamo appreso i principi cui il giornalista si deve attenere, abbiamo esaminato carte deontologiche, sentenze della corte di cassazione… in internet se un giornalista può essere chiunque, queste norme non valgono più?
    Ma allora tutti possiamo essere giornalisti grazie ad internet ?
    Concludo con una citazione:

    “(…) il modo di esercitare l’attività giornalistica deve coincidere per istinto con la coscienza del giornalista stesso, sono la sua sensibilità umana, con la sua maturità civile, con il concetto di onestà, di rigore morale, di indipendenza derivati dalla sua educazione; con i principi di decoro rettitudine, di probità che l’hanno ispirato o lo ispirano nella vita di ogni giorno (…). La sua formazione deontologica dipenderà anche dalla cultura, dalla conoscenza e dalla maturazione avvenute attraverso esperienza storiche filosofiche, artistiche, letterarie, scientifiche (…). Ecco perché non è più concepibile la figura del giornalista improvvisato, del giornalista per semplice vocazione, a suo modo romantico spregiudicato, genialoide e, perché no, anche simpatico (…). Occorre un giornalista senza preoccupazioni, preparato, autorevole, sicuro.”

    L. Boneschi, La deontologia del giornalista, Milano, 1997

  10. vivianaboni
    31 Marzo 2009 at 00:19

    L’informazione alternativa online è una realtà molto vasta ed eterogenea; credo sia necessario fare alcune considerazioni più generali e, se possibile, tentare di cogliere alcuni aspetti del giornalismo alternativo online che, altrimenti, rischiano di finire sommersi sotto la ricerca ossessiva delle uguaglianze e delle differenze con l’informazione istituzionale. In altre parole (chiarisco subito la mia idea di fondo) non penso si possa parlare di due realtà contrapposte – informazione e informazione alternativa – nonostante la seconda nasca come alternativa, appunto, alla prima. Una loro comparazione è dunque possibile, ma solo tenendo conto di una classificazione i cui criteri non sempre sono compatibili con l’informazione online (e sui media) tradizionali.
    Nonostante le varie differenze che si possono riscontrare ponendole a confronto, un aspetto su tutti le accomuna senza eccezioni: i siti di informazione alternativa si propongono di dire quello che gli altri non dicono. La grande differenza con l’informazione convenzionale allora, ruota attorno all’agenda setting proposta; in altre parole, i temi sui quali questi siti invitano il lettore a riflettere e approfondire, sono diversi.
    Sono diversi in primo luogo perchè generalmente riguardano quegli eventi che non trovano spazio nei media tradizionali, ma sono soprattutto diversi in virtù del rilievo che occupano. La ricerca dell’immediatezza e dell’aggiornamento continuo della pagina web, quelle esigenze redazionali legate al tempo che, come abbiamo visto nelle testate online, determinano in maniera preponderante il prodotto editoriale, nei siti di informazione alternativa sembrano nuovamente lasciare spazio alle esigenze legate alla policy. Questo aspetto è facilmente verificabile su gran parte di questi siti, sia per la presenza prolungata nel tempo di una o più notizie in primo piano, sia per la ripetitività di una certa rosa di temi e categorie di notizie, sia per la diversa gestione del tempo redazionale; quest’ultimo aspetto è più evidente nei siti che si realizzano il cosiddetto “citizen journalism”, in quei siti cioè dove la stesura dei pezzi è affidata ai cittadini-lettori che, va ricordato, è comunque sottoposta ad analisi e dibattiti in redazione o all’interno della stessa comunità di “giornalisti”, cosa che spesso richiede parecchio tempo.
    Policy e tematiche possono allora tornare utili per una possibile scansione di queste realtà. Partire da questi criteri permette di notare che l’informazione alternativa a) non sempre ricalca le divisioni partitiche e, più nello specifico, contrariamente a quanto possa sembrare, non si muove sempre a sinistra b) percorre i diversi gradi di specializzazione tematica c) può abbracciare reti di utenti molto vaste ma anche occuparsi di realtà territoriali molto ristrette.
    a) E’ opinione comune che l’informazione cosiddetta alternativa sia esclusivo appannaggio del pensiero di sinistra. Tuttavia una navigazione più approfondita di alcuni circuiti svela delle policy spiccatamente di destra e, soprattutto, valori e tematiche che sono trasversali al panorama politico, specie se si fa riferimento a quello italiano. Temi come laicità, bioetica, cure alternative, diritti fondamentali, il conflitto israeliano-palestinese e altri “conflitti dimenticati” e persino “la cultura” (rubriche letterarie, recensioni, segnalazioni di eventi, iniziative di mobilitazione etc) si ritrovano anche in Noreporter.org, Azionegiovani.org, Casapound.org, Orionlibri.com, Novopress.info, Bloccostudentesco.org, Occidentale.org etc.
    b) A differenza delle più note testate giornalistiche online, non tutti i siti e i network online fanno informazione generalista; molti, al contrario, si pongono come veicolo e strumento principale di informazione approfondita e specializzata: si va da AgoraVox, IlCannocchiale.it, Lostrillone.info, Rivistaonline.com, MegaChip, Lavoce.info e tanti altri, che trattano i fatti di attualità e cronaca secondo un punto di vista “alternativo” ma mantenendo un certo grado di varietà tematica, a Liberainformazione.org, PuntoInformatico e Attivissimo.net, solo per citarne alcuni, siti che propongono notizie, dossier e inchieste attorno a una serie molto ristretta di temi (lotta alle mafie per quanto riguarda il primo citato, informatica, ITC, sicurezza e diritto di internet etc gli altri due).
    c) L’informazione alternativa online declina la sua risposta all’informazione tradizionale non solo fornendo punti di vista e servizi di approfondimento ritenuti “scomodi” e non compatibili con le logiche di potere e commerciali dei circuiti mediatici convenzionali, ma anche fornendo notizie di cronaca, inchieste e rubriche attorno a fatti locali e di portata mediatica solitamente considerata marginale. Se Informationguerrilla.net si pone come aggregatore di notizie dal mondo dell’informazione alternativa, Indymedia realizza una delle risposte più innovative ai media tradizionali, proprio perché coniuga la diffusione di notizie di interesse generale alla divulgazione di fatti altrettanto importanti fino ad ora confinati nei giornali locali a tiratura molto limitata. Esemplare è il caso della crisi ecologica della valle del Sacco, una crisi avviatasi a partire dagli anni ’80 che, solo oggi grazie ad alcune pubblicazioni locali online, è balzata all’attenzione dei circuiti mediatici nazionali.
    Nonostante l’informazione alternativa si proponga di realizzare un ritorno alla rilevanza dell’opinione, dell’approfondimento, delle partecipazione attiva stimolando e informando il lettore senza ulteriori pressioni se non quelle dettate dalla propria missione e linea di pensiero, è però penalizzata almeno in parte da uno dei suoi aspetti costituitivi, legato alla gestione della partecipazione degli utenti. Come si è tentato di mostrare, non è in dubbio l’importanza di fornire delle opinioni anche nettamente “schierate” (tanto più che, a ben guardare, non tutti i siti di informazione alternativa realizzano una vera e propria adesione a questa o quella parte politica ma, spesso, tentano di trascenderle) né ha senso perseguire l’ideale dell’informazione obiettiva e scevra di influenze culturali e ideologiche. La crisi sembra investire l’autore. Se l’autorità dell’informazione, nei media tradizionali, è fin’ora stata affidata al nome della testata, dunque al valore e all’affidabilità della redazione e del suo direttore (oltre che alla figura autoriale, cosa che vale anche per le scritture non giornalistiche, si pensi a un romanzo o ad un saggio scientifico), nell’informazione alternativa questa autorità è affidata alla supposizione del coinvolgimento diretto, non solo di fatto ma anche emotivo, dell’utente-lettore. Indicativo, a tal proposito, è l’invito esplicito di Indymedia Roma a non pubblicare alcun dato sensibile nel proprio articolo perché venga pubblicato (si confronti http://roma.indymedia.org/node/policy ) ma anche la presenza massiccia di pseudonimi e anonimato in gran parte degli altri siti citati.
    Questo invita ad interrogarsi sui siti di confine, siti che cioè si pongono a metà fra un sito di informazione alternativa e una rivista, un sito di propaganda, un blog, il sito di un’associazione indipendente etc. E’ evidente che il rilievo dato alle tematiche trattate, per quanto queste in alcuni siti ricevano realmente la trattazione che meritano, non basta a definire la posizione di un sito web (dentro o fuori la sfera dell’informazione alternativa?); come per l’informazione tradizionale, oltre al criterio della rilevanza pubblica e dell’adesione al vero, bisognerebbe garantire una certa affidabilità del materiale divulgato.

  11. marialindamuzi
    31 Marzo 2009 at 17:07

    POST di Condello e Muzi

    Navigando su internet e, in particolare prendendo in considerazione alcuni siti di informazione alternativa, diverse sono state le impressioni riguardanti lo stile (tra grafica e contenuti) adottato.
    Partiamo innanzitutto con il dire che siamo d’accordo con quanto ha affermato Pietro e ossia che questi siti di informazione alternativa sono schierati politicamente a sinistra).
    Il sito “Guerrilla information” ad esempio, è un sito sostenuto da donazioni da parte degli utenti che si occupa di varie sezioni culturali: cronaca nazionale e internazionale, rubriche, riflessioni…
    Il suo obiettivo è quello di contribuire ad una informazione alternativa e indipendente. Ricerca quanto di veramente interessante e’ possibile trovare su siti web, newsgroup, mailing list, newsletter, per leggere la realtà oltre le menzogne e la propaganda dei mass media.
    Altro sito è “Indymedia” che ha lo stesso identico obiettivo di Guerrilla e offre l’informazione pura e radicale così come essa si presenta. Il sito è consultabile in molte lingue e inoltre è possibile osservare la realtà tramite reportage fotografici.
    E infine ultimo sito analizzato è stato “Citizen Journalist” che a primo impatto ci è sembrato il più lineare e comprensibile. Il sito offre una grafica molto semplificata e fornisce contributi di informazione tramite video e immagini.
    The Citizen Journalist o ‘giornalismo collaborativo’ non è altro che una ‘nuova dimensione’ di fare giornalismo. Frutto della collaborazione con il più semplice cittadino, che può partecipare all’informazione, fornendo contributi fotografici, video o commenti.
    Siamo in un’era in cui l’informazione solo dall’alto verso il basso non è più possibile, il cittadino oggi è consapevole, informato e ‘vuole parlare’, vuole cercare di comprendere le dinamiche in atto e partecipare.
    Come ripreso dal The New York Times, “Internet oggi si presta come ‘portavoce’ degli individui”, non a caso attraverso vari link, abbiamo trovato indicazioni su YELP, un sito di recensioni fatte dai cittadini molto importante negli Stati Uniti.
    Nella home di TCJ abbiamo notato una certa linearità e chiarezza, sia nella disposizione degli articoli, che nel modo in cui essi vengono riportati. Andando alla voce ‘tutte le notizie’ appare una lista di articoli, più o meno recenti. Articoli che lo stesso cittadino, blogger o giornalista indipendente mette in Rete per cercare di prendere in mano le redini della situazione, in contesti politici e sociali che, soprattutto oggi, limitano l’esercizio di una stampa libera da condizionamenti.
    Indymedia è un altro network di cittadini e media con lo stesso scopo del precedente.
    Vuol creare una rete di informazione indipendente e globale attraverso il ‘potere’ del cittadino e quindi l’auto-rappresentazione di un segmento sociale. In Indymedia l’informazione è aperta, chiunque può lasciare un commento (positivo o negativo che sia).
    Abbiamo trovato di Indymedia che:
    – Rifiuta la legiche editoriali;
    – Costa in un anno quanto un Tg in un minuto;
    – Non ha somiglianze con i più vasti siti di Infoitanment ( quelli che uniscono le logiche dell’informazione all’ intrattenimento).
    Analizzando la pagina web troviamo:
    – Testata
    – Colonna destra: dove sono collocati i post anonimi degli utenti;
    – Colonna sinistra: c’è il menu con i vari link;
    – Colonna centrale: contiene le ‘features’ o approfondimenti collettivi, su temi ed eventi che raccolgono maggiore attenzione dagli utenti.

    In entrambi i siti, quali sono i problemi di questa “informazione alternativa”?
    Innanzi tutto per noi il primo è un problema di ATTENDIBILITA’ , in quanto la fonte della notizia, in alcuni casi, è un individuo di cui non si sa l’identità. E la mancanza di identità a volte può portare a dubitare della veridicità della notizia stessa.
    Quali le caratteristiche positive?
    Questi siti permettono un sistema di informazione pluridirezionale (libero, aperto e orizzontale) e non più dall’alto verso il basso e quindi in modo unidirezionale.
    Il cittadino fa da medium, filtra i contenuti e li mette a disposizione degli altri lettori. Diventa esso stesso reporter e racconta ciò che vive e vede, contribuisce alla sua verità alla descrizione di un fatto-evento.
    Io come soggetto esterno che leggo il blog, avendo di fronte vari punti di vista, analizzo le varie sfaccettature e acquisto via via una narrazione più completa dei fatti.
    Il giornalista di professione, invece, non partecipa agli eventi, li racconta da un punto di vista esterno, spesso senza conoscere la situazione di cui parla.

    Oggi ad esempio Associated Press sta studiando una nuova applicazione che permette a chiunque abbia Apple I Phone, di inviare direttamente foto e testi se si trova ad essere testimone di un qualsiasi evento.
    Navigando nella Rete abbiamo trovato molti esempi che rimandano a questo tentativo di voler sempre più ‘democratizzare l’informazione’.
    Abbiamo trovato vari link su questa scia:
    – Cityzen Tube: il canale di You Tube dedicato al Cityzen Journalism;
    – CityZenBlog: dove ‘dominano’ i Vlogger (cioè i videobloggers di TbTv);

    Poi molto importante, a nostro avviso, l’indicazione della nascita di un nuovo format per la Rai che andrà in onda su Rai Educational. La realizzazione dipenderà dal lavoro dei ‘vlogger’ e quindi dal lavoro degli stessi cittadini che si fungono da ideatori e realizzatori di video. Quindi il cittadino in questo nuovo format diventa autore e lettore al tempo stesso.
    Si risolve qui il problema relativo all’identità perché, ogni video trasmesso riporterà l’indicazione di chi lo ha prodotto.

    Un caso esemplificativo di Citizen Journalism è avvenuto lo scorso anno a Perugia, in occasione del Festival Internazionale del Giornalismo. In uno stand apposito si potevano lasciare commenti e pubblicare articoli, con lo scopo di creare un vero e proprio pluralismo informatico.
    In questa occasione per la prima volta, sono venuti in Italia gli “Vanguard Journalist”.
    Un gruppo di ragazzi americani, sono blogger,filmaker, giornalisti indipendenti, con l’obiettivo di creare una coscienza collettiva attraverso lo scambio partecipativo di informazioni su una piattaforma che integra tv e internet, 24h su 24.
    Visualizzando il blog alla pagina http://current.com/domandevanguard e possibile postare domande e votare video.
    ‘Current’ è il social news network globale di scambio di informazioni e attività fondato nel 2005 da Al Gore.
    Cliccando sul link a destra appaiono varie notizie tra le quali anche il caso di mercoledì 18 Marzo accaduto alla Sapienza, lo scontro tra manifestanti e le forze dell’ordine, polizia e finanza.
    Tutto ripreso da un ragazzo tramite video camera e poi messo nel blog (ecco che si torna al TCJ).

  12. silviadaddazio
    1 Aprile 2009 at 00:24

    Salve a tutti, prima di tutto voglio scusarmi per il ritardo del mio commento, ma come sapranno molti di voi non è facile gestire lavoro e università. Andiamo al nodo della questione: ho trovato particolarmente interessante questa analisi di giornalismo partecipativo e quindi di informazione alternativa, perché mi ha
    permesso di scoprire tanti altri siti interessanti e che vorrei analizzare con voi. Ho dato un occhiata a Indymedia.org, Informationguerrilla.net, citizenjournalism.it tutti siti accumunati dalla giornalismo “fai da te”. Ho trovato un altro sito particolarmente interessante per la sua idea di fondo ed è http://www.inerba.org. Ne emerge dopo un attento confronto di informazione alternativa e il giornalismo classico, che il giornalismo partecipativo non può sostituire quello classico ma può creare una sinergia. Il sito si presenta in maniera molto interessante: ha una sezione sul mondo che compare in alto a scorrimento con tutti gli aggiornamenti in tempo reale e le notizie principali sono messe in prima pagina dove è facile approfondire la lettura. L’idea di fondo del sito è proporsi appunto in maniera “alternativa” a tutti e, in particolar modo, ai mezzi di informazione ufficiali, troppo spesso assoggettati all’idea di un qualche partito politico. Scrivono i redattori del
    sito: “L’informazione non è politica, l’informazione è realtà benché, in un certo qual modo, mediata e riscritta” e aggiungono che amano definirsi come una lente di ingrandimento sulle notizie per non perdersi nella Rete. Si evince che chi sta dietro al sito si rende conto che le notizie passano attraverso molti filtri, come quelle del cittadino-giornalista, ed è per questo che cercano di selezionare le più “buone” possibili. Usando l’aggettivo “buono” emerge già un primo problema: quello dell’attendibilità della notizia. Insomma chi ci dice che una notizia è “più buona” rispetto ad un’altra? In fondo questo è sempre stato al centro del lavoro del giornalista, che racconta in terza persona le notizie nel modo più imparziale possibile. Ora il nuovo ruolo del giornalista, ridisegnato dai nuovi media, passa attraverso il filtro del cittadino che spesso vede o vive in prima persona i fatti avvenuti contrariamente dal giornalista che, come abbiamo detto prima, si limita a raccontarli da un punto di vista esterno. L’informazione alternativa nasce in fondo dal desiderio di rispondere in modo efficace all’informazione spesso influenzata da qualche linea politica o vittima di logiche commerciali. Ma come emerge dall’analisi di questi siti basati su una partecipazione attiva (una sorta di comunità spesso di sinistra), il problema dell’attendibilità delle fonti è messo spesso in discussione; problema che non manca, come abbiamo già visto, nemmeno nell’altro fronte. Allora perché non credere in una sinergia fra i due? Il nostro Paese è caratterizzato da una forte stampa nazionale che durante gli anni si è accreditata il ruolo di informatore ufficiale. Ogniqualvolta un fatto importante riguarda il nostro Paese, sicuramente il quotidiano né parlerà e sarà il referente che nell’immaginario collettivo rimarrà come mezzo di comunicazione per eccellenza. E’ un po’ come la radio: poteva scomparire con l’avvento della cassetta o del cd, oppure ora con internet dove si può scaricare gratis tutta la musica che vuoi e prendere le informazioni dalla tv o internet, però non muore. Mi verrebbe da dire molto banalmente che “barcolla ma non molla”, però la situazione è più seria: nel corso degli anni la radio come il quotidiano si è reinventato per adattarsi ai cambiamenti avvenuti nel corso della storia. Non credo che possa morire il quotidiano, o perlomeno è quello che spero dentro di me, mi piacerebbe,anche se a pensarlo sembrerebbe un po’ utopico, che il giornalismo partecipativo e quello classico, attraverso uno scambio di sinergie, possano aiutarsi per migliorare a vicenda.

  13. barbarazawisza
    1 Aprile 2009 at 17:13

    “Il concetto di informazione alternativa identifica un’informazione che si propone attraverso spazi diversi da quelli tradizionale, tenendo ferma una propria impostazione culturale ed ideale ben definita. Il pubblico è spinto a partecipare in prima persona alla gestione di questa forma di comunicazione socio-politica, ma deve accettare che a monte dell’intero progetto esistano dei paletti morali ed ideali da cui il progetto deriva il suo proprio senso e motivo di esistenza.”
    (Francesca Veltri, La rete in movimento, Rubbettino, 2005).

    Così l’informazione alternativa si distingue da quella tradizionale per una partecipazione dal basso, e per la possibilità concessa a tutti di poter scrivere e tradurre articoli, nonché discuterne, o anche smentire notizie ufficiali, ma rimane come punto comune di entrambe il fatto di essere legate ad un certo tipo di pensiero, quindi di incorrere nel rischio di fornire notizie che sono di parte.
    Quindi anche il giornalismo alternativo ha uno scopo preciso, che non è quello economico dell’informazione di massa, ma è politico. Infatti esso fornisce ulteriori argomenti a chi già simpatizza con movimenti pacifisti o più generalmente di sinistra antagonista, e inoltre offre ad un pubblico più o meno indifferente notizie alternative a quelle trovate altrove, che possono suscitare un certo interesse.
    Ad esempio Peacelink rappresenta un sito di informazione alternativa specificatamente dedicata al tema della pace ed in un secondo momento anche al problema dell’inquinamento, quindi dell’ambiente. Invece siti come Indymedia, The Citizen Journalist, Carmilla, Information Guerrilla offrono informazione alternativa, prettamente di sinistra.
    The Citizen Journalist in particolare risulta avere una impaginazione più ordinata rispetto agli altri siti di informazione alternativa, anche se le sue notizie sono brevi ed essenziali, seppure molto interessanti. Spesso le informazioni contenute in The Citizen Journalist riprendono notizie di giornali ufficiali, dandogli un maggiore rilievo. Sono presenti anche molti video amatoriali, che fanno dei loro autori dei veri e propri reporter.
    Per quel che riguarda Indymedia ho trovato la sua prima pagina molto disordinata, e non c’è stata alcuna notizia che avesse catturato la mia attenzione per prima; penso che questo sia dovuto proprio all’ordine e all’impaginazione delle notizie. Quest’ultime sono prevalentemente di carattere internazionale e contengono innumerevoli link. Al contrario di The Citizen Journalist qui troviamo molto più approfondimento.
    Visitando Information Guerrilla ho trovato molte somiglianze con Indymedia, e anche un maggiore ordine.
    Infine, visitando Carmilla, ho notato una differenza rispetto agli altri siti di giornalismo partecipativo, in quanto essa contiene una sezione di interessanti interviste e recensioni; inoltre le informazioni sono molto approfondite con molti contenuti e riferimenti al passato.
    Come abbiamo già detto a lezione riguardo all’informazione alternativa, ad essa rimane legato il problema dell’autorialità, visto che molte notizie provengono da autori anonimi, e quello dell’attendibilità, ovvero della veridicità delle notizie. Per quel che mi riguarda credo di potermi fidare delle notizie proposte da questi siti di informazione alternativa, soprattutto perché essi non hanno fini economici, e credo andrebbe contro i loro principi pubblicare notizie false.

  14. paolamarziano
    1 Aprile 2009 at 17:32

    Visitando uno dei numerosi siti di giornalismo partecipativo, in particolare http://www.fainotizia.it, la prima considerazione che emerge riguarda la notevole differenza della scelta di notizie rispetto ad una testata giornalistica ufficiale, ad esempio http://www.repubblica.it.
    In evidenza si trova un articolo riguardante la parodia della Litizzetto alle poesie di Sandro Bondi; in secondo luogo troviamo la notizia di cronaca dell’uomo suicida in seguito alla perdita del posto di lavoro. Andando avanti nell’homepage troviamo un pezzo dedicato alla legge sul testamento biologico, seguito dall’assunzione da parte di Emilio Fede dell’ex impiegata dell’Alitalia, nonché ex concorrente del Grande Fratello, come nuova conduttrice di “Sipario”.
    Focalizzando la mia attenzione sulle prime quattro notizie di Repubblica, aggiornato alle ore 18.16 del 30 marzo 2009, ho riscontrato una divergenza sostanziale sulla natura dei pezzi riportati in confronto al sito “Fai notizia”: in primo piano l’economia americana e i finanziamenti del governo al settore automobilistico; a seguire un ulteriore articolo dedicato alla situazione economica europea e ancora l’economia in evidenza con le informazioni relative alla diminuzione delle bollette di elettricità e gas riportate nel terzo articolo pubblicato. Come quarta notizia appare un fatto di cronaca, in particolare l’omicidio “domestico” di una donna a Catania per opera del marito.
    Da questa prima comparazione concernente la scelta delle notizie emerge piuttosto da sé il differente grado di interesse che gli articoli dei due siti hanno suscitato in me. Non conoscendo a fondo il fenomeno del giornalismo partecipativo, se dovessi basarmi sull’analisi superficiale delle notizie riportate nell’homepage, affermerei che più che un sito di informazione “aggiuntiva” ho avuto l’impressione di imbattermi in articoli che di informazione vera e propria avessero ben poco. Soprattutto quello riguardante la cronaca era piuttosto privo di riferimenti spazio-temporali, dando maggior rilievo alle speculazioni teoriche dell’autore circa un argomento così delicato come quello del suicidio. Al giorno d’oggi, fortunatamente, la libertà di pensiero è un valore più che collaudato, perciò non mi stupisce trovare sul web riflessioni personali riguardo tematiche di interesse comune, ma ciò che mi lascia perplessa è la presenza di tali dissertazioni su un sito che dovrebbe avere le caratteristiche di un portale di informazione, alternativa va bene ma sempre informazione. Probabilmente la mia perplessità è dovuta al fatto di aver visitato un solo sito di questo genere, spero vivamente di ricredermi alla prossima occasione, ma non nascondo che come primo approccio con il citizen journalism non sono stata del tutto soddisfatta.
    Per quanto riguarda l’aspetto strutturale, il sito presenta una lista degli argomenti trattati, come l’ambiente, attualità, cinema, cultura… tra cui ce ne sono alcuni in evidenza (Berlusconi, diritti umani, politica, religione); nella parte destra della pagina è possibile consultare una serie di articoli definiti inchieste popolari supportate da video, immagini e segnalazioni. Le notizie riportate consentono di far interagire gli utenti tramite la possibilità di votare e commentare gli articoli; l’aspetto più rilevante del giornalismo partecipativo risiede nel fatto di delineare un nuovo modello di utenza.
    Chi fruisce delle notizie si configura come un attore coprotagonista a chi le informazioni le scrive e divulga, capovolgendo in tal modo il classico rapporto “gerarchico” tra emittente e destinatario della comunicazione. Questa caratteristica è sicuramente la nota più interessante di tale fenomeno che tramite la diffusione di canali comunicativi di massa come il web, riflette notevoli possibilità di potenziare l’informazione, ampliandone i confini fino ad arrivare ad una sfera cittadina fatta di problematiche quotidiane e legate a situazioni di carattere particolare e specifico, che i media tradizionali tendono a trascurare in virtù del loro interesse verso tematiche globali.

  15. simonesozio
    2 Aprile 2009 at 01:50

    Indymedia, Information Guerrilla, Citizen Journalism: l’informazione alternativa

    “Forse ha ragione chi dice che, in Italia, di giornalismo vero non se ne vede più. Forse hanno ragione tutti quelli che protestano contro una classe della carta stampata ormai più portavoce di chi comanda che mente critica e analitica della realtà. In ogni ambito, il potere di chi gestisce i media si riflette sulla qualità dell’informazione, travisando fatti e vendendo false verità a chi è in grado di vedere solo con gli occhi dell’Opinione Pubblica”.

    Per amore degli ideali di trasparenza, professionalità e deontologia della classe giornalistica mi piace pensare che le parole riportate sopra, citate da un articolo di Giuseppe Branca comparso sul web lo scorso 3 Dicembre, siano eccessivamente accusatorie, e che non rispettino in toto la realtà delle cose. È tuttavia inconfutabile che per ogni testata giornalistica, si trovi essa sulla carta o in rete, esiste una linea editoriale, che vincola il giornalista a redigere i propri articoli attenendosi ad essa. Esiste inoltre un’altra parziale verità: potere, informazione e politica vanno spesso di pari passo, e tendono ad evitare di pestarsi i piedi vicendevolmente; per questo motivo si giunge spesso a recepire nella cosiddetta informazione ufficiale una nota di sterilità. La risposta a questa asepsi informativa risiede nelle fonti alternative di informazione, di cui Indymedia (http://italy.indymedia.org/) , Information Guerrilla (http://www.informationguerrilla.net/) e i vari siti dedicati al Citizen Journalism sono alcuni esempi.

    Indymedia appare come una grande fonte di informazione online, con una home page dedicata alle notizie maggiormente in risalto sullo scenario nazionale e mondiale. Ovviamente, gli articoli compaiono in forme assai diverse, presentando nella loro struttura competenza e professionalità autoriali differenti di caso in caso. Ancora una volta selezionare i contenuti informativi maggiormente attendibili è compito dell’utente. La caratteristica che differenzia in maggior misura Independent Media Center dalle altre fonti di informazione e controinformazione è la presenza dei cosiddetti newswire, blog pubblici dove chiunque sia connesso a internet può pubblicare notizie. Indymedia permette all’utente di assumere un ruolo attivo nella produzione e creazione di un mezzo di comunicazione di massa, senza accettare passivamente dai media una organizzazione delle proprie priorità conoscitive.

    Information Guerrilla si presenta come una agenzia stampa digitale, che mira a contribuire ad una informazione alternativa e indipendente, ricercando quanto di veramente interessante e’ possibile trovare su siti web, newsgroup, mailing list, newsletter, per leggere la realtà oltre le mezze verità e la propaganda (politica e non) dei canali ufficiali di comunicazione di massa. Information Guerrilla non è solo produzione di comunicazione alternativa, ma soprattutto un’attenta selezione di contenuti informativi provenienti da altre fonti, allo scopo di conferire loro una maggiore visibilità.

    Grazie all’alto grado di interattività di internet si è diffuso negli ultimi anni il cosiddetto “giornalismo partecipativo”, o citizen journalism. Molti sono i siti dedicati a questa nuova modalità di informazione (ad esempio: http://www.lamianotizia.com/), che prevede una forma di collaborazione fra giornalisti e lettori, per una comunicazione più trasparente ed eterogenea. Secondo una breve ricerca condotta in rete, esistono vari gradi di coinvolgimento dei lettori, che Steve Outing, senior editor del Poynter Institute for Media Studies, ha classificato secondo undici livelli di profondità: partendo dal livello più superficiale, in cui gli utenti si limitano a commentare gli articoli che leggono, si arriva a quello più profondo, nel quale il sito è interamente costruito grazie al contributo degli utenti, e può essere a sua volta sottoposto a controllo editoriale o completamente libero.

    L’informazione alternativa, di cui gli esempi sopra riportati sono veicolo, è spesso oggetto di elogi e critiche in egual misura: può fornire contenuti informativi più completi rispetto ad una qualsiasi fonte ufficiale, ma talvolta le notizie che attraverso di essa giungono all’utente peccano di scarsa attendibilità; può conferire imparzialità all’informazione senza per questo renderla sterile, semplicemente riunendo le eterogenee parzialità dei lettori; i quali, però, non sempre sono in grado di rispettare la deontologia professionale a cui il giornalismo dovrebbe essere costantemente vincolato.
    Il citizen journalist opererà dunque una doppia selezione dei contenuti informativi: quelli che vorrà rendere oggetto del proprio documentarsi e gli altri che deciderà di pubblicare in rete. In ogni caso, un riferimento costante alle fonti ufficiali di informazione rimane a mio parere necessario e imprescindibile.

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